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Fatti siciliani
MAZARA DEL VALLO (TRAPANI) - La solidarietà di Piera Maggio, mamma di Denise
Pipitone, la bimba scomparsa il primo settembre 2004, ai genitori del
piccolo Tommaso
4 marzo 2006
MAZARA DEL VALLO (TRAPANI) -
Angoscia che si aggiunge ad angoscia, senza però attenuare il proprio
dolore, ma che, anzi aumenta in una solidarietà esemplare e sofferta. La
mamma della piccola Denise, la bimba siciliana scomparsa misteriosamente il
primo settembre 2004 a Mazara del Vallo, esprime tutta la sua solidarietà
verso i signori Onofri, i genitori di Tommaso rapito ad appena 17 mesi forse
per vendetta o forse per richiedere un riscatto.
"Nessuno meglio di noi può comprendere il dolore che stanno provando in
questo momento i genitori di Tommaso: è come rivivere i momenti terribili
passati subito dopo il rapimento di mia figlia". Così Piera Maggio, mamma di
Denise Pipitone, manifesta la propria solidarietà per i genitori di Tommaso
rapito dalla propria abitazione in provincia di Parma.
"Sto seguendo con grande attenzione e partecipazione la vicenda del
rapimento del piccolo Tommaso - aggiunge la signora Pipitone - e spero con
tutto il cuore che venga ritrovato al più presto, come spero anch'io di
potere riabbracciare Denise dopo 18 mesi di sofferenza".
Nonostante il silenzio di questi ultimi mesi, Piera Maggio non ha perso la
speranza: "Le ricerche - spiega - vanno avanti; gli inquirenti proseguono il
loro lavoro. Io sono sicura che mia figlia è viva, anche se non sappiamo
dove è stata portata. Forse è all'estero: non a caso anche la Farnesina ci
ha dato una mano assicurando l'attivazione della rete diplomatica e
consolare".
Ma il rapimento di un altro bimbo in tenera età, oltre a riaprire una ferita
mai rimarginata, offre l'occasione alla mamma di Denise per fare una amara
riflessione e lanciare un nuovo appello: "Mi meraviglio che, nonostante lo
strazio da parte delle famiglie, ci siano ancora persone senza cuore in
grado di infierire in modo così barbaro sugli affetti più cari. I bambini
non si toccano. Per questo motivo anch'io mio rivolgo ai rapitori di
Tommaso, che è anche un bambino sofferente, affinché venga subito rilasciato
e restituito ai suoi genitori".
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Palermo, si costituisce il boss latitante Vincenzo Pandolfo
4 marzo 2006
PALERMO - Il boss mafioso latitante trapanese,
Vincenzo Pandolfo, 47 anni, medico, ricercato da 15 anni, si è costituito
poche ore fa nel carcere di Pagliarelli a Palermo. L'uomo, condannato per
associazione mafiosa perché ritenuto il capomafia di Partanna e medico
personale di Francesco Messina Denaro, il padre del boss ricercato Matteo,
si è presentato agli agenti della polizia penitenziaria. Pandolfo era
inserito nell'elenco dei 500 latitanti più pericolosi d'Italia.
I magistrati della Dda di Palermo si sono già recati nel carcere di
Pagliarelli per interrogarlo. Anche gli agenti della squadra mobile di
Trapani, che svolgono indagini che lo riguardano, sono nell'istituto
penitenziario. Al boss verrà notificato l'ordine di carcerazione emesso
dalla Procura di Palermo dopo la condanna a nove anni inflitta poco tempo fa
per associazione mafiosa.
Gli inquirenti ritengono che Pandolfo possa aver trascorso parte della sua
latitanza con il capomafia trapanese Matteo Messina Denaro. La latitanza di
Pandolfo è iniziata nel novembre 1991. Secondo quanto si apprende da
ambienti giudiziari, il medico ricercato ha bussato alla porta del carcere
chiedendo di entrare dopo che si è presentato e ha aggiunto di essere
ricercato. Agli agenti penitenziari ha detto di essere arrivato fino a
Pagliarelli, che è alla periferia della città, con un autobus.
Il boss per il momento si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il
capomafia è stato interrogato dal pm della dda Roberto Piscitello. Gli
inquirenti stanno tentando di accertare chi abbia accompagnato il boss in
carcere; non convince, infatti, il suo racconto. Pandolfo, condannato a 9
anni per mafia con sentenza definitiva, è stato assolto dall'accusa di
omicidio che gli era stata contestata nel maxiprocesso alle cosche trapanesi
denominato 'Omega'.
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