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L'INTERVISTA - Il professor Quirino Paris è salito alla ribalta delle cronache internazionali per avere "osato" scoperchiare un pentolone pieno d'oro e ribollente di miriadi di interessi, più o meno nascosti o malcelati, ma certamente risaputi da decenni in tutte le realtà accademiche italiane. Per avere avuto il coraggio di cotanta denuncia, il prof. Paris ne sta passando di tutti i colori, non solo si è "beccate" sette querele sette (ma due gli sono state "condonate" dal giudice di pace nella recente udienza del 9 ottobre scorso, perché prodotte intempestivamente, cioè dopo il limite temporale previsto dalla legge in questi casi), ma è stato minacciato ed anche "defenestrato" dalla Sidea, (Società Italiana di Economia Agraria) per avere messo in pratica quello che nessuno aveva avuto l'ardire di fare, e cioè denunciare i mali dell'Università italiana, soprattutto ha messo il dito nella piaga purulenta dei concorsi addomesticati a solo uso e beneficio dei soliti raccomandati, portaborse, amici e amici degli amici.
-Professor Paris, lei
ha una cattedra di Economia agraria presso la prestigiosa Università della
California Davis, ma ha fatto accuse ben gravi e precise sul sistema dei
concorsi nelle Università italiane. Ha forse avuto modo di frequentare
personalmente il mondo accademico della sua terra d'origine?
«Ho
fatto in Italia alcuni concorsi per Economia agraria nel 1975 e per
Econometria nel 1980, quest’ultimo l’ho vinto e fino all’84 ho fatto la
spola tra la California e Modena (negli anni ’81 e ’82); ma nell’84 mi sono
dimesso mantenendo solo la mia cattedra alla University of California
Davis.» BISOGNA, INVECE, PREMIARE I PIU' MERITEVOLI
In Italia, la proliferazione di nuove e,
forse, troppe Università, ha creato un vasto territorio che deve essere
occupato da nuovi professori tramite, appunto, i concorsi per il
reclutamento dei docenti. Questi innumerevoli concorsi che continuamente
vengono banditi, rappresentano di fatto lo strapotere delle Commissioni,
solitamente composte da cinque commissari, che più o meno sono formate
prevalentemente dagli stessi elementi. Inoltre, questo stato di fatto è la
causa di una continua dispersione di risorse da parte del Ministero
dell'Università, che anche con l'approvazione delle cosiddette "sezioni
distaccate" ha consentito una vera e propria colonizzazione.
-Professor Paris, quale rimedio, se ce n'è
uno, lei consiglierebbe in proposito? «Si dovrebbe tornare ad un numero più ridimensionato di sedi universitarie. Ad esempio, ricordo che nel 1959 c'erano solo 13 Facoltà di Agraria in Italia. Da allora, il settore agricolo si è alquanto ridotto, ma ciononostante le Facoltà di Agraria sono aumentate e adesso sono salite a 22.
«E
ancora: esistono, sempre in Italia, ben 400 economisti agrari, tra
professori ordinari, associati e ricercatori; invece, in California, dove
c'è una superficie quasi doppia, ce ne sono soltanto una cinquantina.
Inoltre, in California abbiamo un potenziale di risorse maggiore che in
Italia. Si tratta di un problema di risorse e di autonomia delle Università,
dove l'autonomia è intesa come "netta concorrenza" tra Atenei. Una sana
concorrenza che in California si esplica attraverso la creazione di
curricula di studio diversi, e non tutti uguali come viene imposto in
Italia, ed anche attraverso gli incentivi che vengono dati ai professori più
"bravi" per indurli a spostarsi in altre sedi universitarie.
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