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 INTERVISTA AL PROF. QUIRINO PARIS

...QUELLA DISCUTIBILE «COLONIZZAZIONE ACCADEMICA...»
di Enza Garipoli
21 ottobre 2006

Il prof. Quirino Paris
 ordinario della
 University of California Davis


 

L'INTERVISTA - Il professor Quirino Paris è salito alla ribalta delle cronache internazionali per avere "osato" scoperchiare un pentolone pieno d'oro e ribollente di miriadi di interessi, più o meno nascosti o malcelati, ma certamente risaputi da decenni in tutte le realtà accademiche italiane.

Per avere avuto il coraggio di cotanta denuncia, il prof. Paris ne sta passando di tutti i colori, non solo si è "beccate" sette querele sette (ma due gli sono state "condonate" dal giudice di pace nella recente udienza del 9 ottobre scorso, perché prodotte intempestivamente, cioè dopo il limite temporale previsto dalla legge in questi casi), ma è stato minacciato ed anche "defenestrato" dalla Sidea, (Società Italiana di Economia Agraria) per avere messo in pratica quello che nessuno aveva avuto l'ardire di fare, e cioè denunciare i mali dell'Università italiana, soprattutto ha messo il dito nella piaga purulenta dei concorsi addomesticati a solo uso e beneficio dei soliti raccomandati, portaborse, amici e amici degli amici.

 

-Professor Paris, lei ha una cattedra di Economia agraria presso la prestigiosa Università della California Davis, ma ha fatto accuse ben gravi e precise sul sistema dei concorsi nelle Università italiane. Ha forse avuto modo di frequentare personalmente il mondo accademico della sua terra d'origine?
 

 «Ho fatto in Italia alcuni concorsi per Economia agraria nel 1975 e per Econometria nel 1980, quest’ultimo l’ho vinto e fino all’84 ho fatto la spola tra la California e Modena (negli anni ’81 e ’82); ma nell’84 mi sono dimesso mantenendo solo la mia cattedra alla University of California Davis.»

IL RECLUTAMENTO DELLE MEDIOCRITA'

- Nelle sue lettere di qualche anno or sono (da cui sono scaturite inchieste giudiziarie ancora in corso nei confronti di docenti implicati in commissioni concorsuali probabilmente poco ortodosse o forse illegali, ndd) lei ha avuto l'ardire di denunciare pubblicamente quello che lei ha definito, con mirabile sintesi, il «reclutamento delle mediocrità negli Atenei d'Italia»: ce ne vuole semplificare il meccanismo?

«Un sistema di concorsi come quello italiano favorisce le coalizioni tra professori, e una volta stabilite tali coalizioni, queste durano nel tempo e quindi il reclutamento accademico viene fatto secondo l’interesse della coalizione: sia che si facciano i concorsi a livello locale sia che ciò avvenga in ambito nazionale, manca la responsabilità delle Università che bandiscono i posti.
Una volta che si sono costituite queste coalizioni, diventa difficile disgregarle, e pertanto sia che si tratti di nepotismo o che si tratti di favorire gli amici degli amici, in generale questo sistema di reclutamento seleziona secondo la “mediocrità” e questo avviene in tutta Italia e in tutte le discipline.»

OCCORRE SCARDINARE LA CORNICE DEL SISTEMA

- Secondo lei, oramai si può solo rimanere inerti ad assistere al perpetuarsi di questo sfacelo che è un vero e proprio attentato alla dignità ed al futuro dei laureati veramente meritevoli, oppure ci sarebbe qualche suggerimento - magari da girare ai politici competenti e di buona volontà - in grado di stroncare o almeno limitare questo disdicevole andazzo?

«Bisogna scardinare la cornice del sistema di reclutamento per cambiare totalmente. La soluzione più semplice sarebbe che l’Università che bandisce un concorso dovrebbe creare una commissione in cui non ci siano professori locali: ad esempio, ci dovrebbero essere due suoi componenti italiani e tre stranieri (perché specialmente questi ultimi non dovrebbero avere alcun interesse nel fare favoritismi); inoltre, i cinque componenti della commissione non dovrebbero essere ripetibili.
Infatti, io ritengo che sia proprio la ripetibilità a provocare questo sistema discutibile che è la causa rilevante della “colonizzazione accademica".
E' evidente che una volta scardinato tale sistema, i mali dell'Università italiana si curerebbero da soli.»
 

BISOGNA, INVECE, PREMIARE I PIU' MERITEVOLI

 

In Italia, la proliferazione di nuove e, forse, troppe Università, ha creato un vasto territorio che deve essere occupato da nuovi professori tramite, appunto, i concorsi per il reclutamento dei docenti. Questi innumerevoli concorsi che continuamente vengono banditi, rappresentano di fatto lo strapotere delle Commissioni, solitamente composte da cinque commissari, che più o meno sono formate prevalentemente dagli stessi elementi. Inoltre, questo stato di fatto è la causa di una continua dispersione di risorse da parte del Ministero dell'Università, che anche con l'approvazione delle cosiddette "sezioni distaccate" ha consentito una vera e propria colonizzazione.
 

-Professor Paris, quale rimedio, se ce n'è uno, lei consiglierebbe in proposito?
 

«Si dovrebbe tornare ad un numero più ridimensionato di sedi universitarie. Ad esempio, ricordo che nel 1959 c'erano solo 13 Facoltà di Agraria in Italia. Da allora, il settore agricolo si è alquanto ridotto, ma ciononostante le Facoltà di Agraria sono aumentate e adesso sono salite a 22.

«E ancora: esistono, sempre in Italia, ben 400 economisti agrari, tra professori ordinari, associati e ricercatori; invece, in California, dove c'è una superficie quasi doppia, ce ne sono soltanto una cinquantina. Inoltre, in California abbiamo un potenziale di risorse maggiore che in Italia. Si tratta di un problema di risorse e di autonomia delle Università, dove l'autonomia è intesa come "netta concorrenza" tra Atenei. Una sana concorrenza che in California si esplica attraverso la creazione di curricula di studio diversi, e non tutti uguali come viene imposto in Italia, ed anche attraverso gli incentivi che vengono dati ai professori più "bravi" per indurli a spostarsi in altre sedi universitarie.
«Nella realtà dell'Università italiana, invece, per i professori c'è il "livellamento" delle carriere e degli stipendi, che aumentano solo per anzianità di servizio e non certo in base, e per premiare, la loro creatività e produttività come docenti: ad esempio, attraverso articoli, ricerca o altro. In America, i professori sono validi ricercatori e sono anche in grado di reperire i fondi necessari ai loro progetti di studio.»

 

 


 

 

 

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