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PALERMO - PER IL SUO IMPEGNO CONTRO LA MAFIA, intimidazione di stampo mafioso alla figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993
Solidarietà a Sonia Alfano ed alla sua famiglia
20 marzo 2006

AL CENTRO, SONIA ALFANO

PALERMO – Giovedì scorso, due uomini a bordo di una moto, con i visi coperti dai caschi integrali, hanno mostrato a Sonia Alfano, una pistola. Si tratta dell’ennesima intimidazione nei confronti della figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993.

"È solo l'ultimo ed il più eclatante fra i segnali di attenzione subiti negli ultimi tempi da Sonia Alfano – ha affermato il suo avvocato, Fabio Repici - in coincidenza, non so quanto causale, con l'intensificarsi del suo impegno di denuncia antimafia e delle iniziative promosse a Barcellona Pozzo di Gotto per sottrarre al giogo mafioso la città nella quale suo padre è stato ucciso".

Il Governatore siciliano, Totò Cuffaro, ha espresso la propria solidarietà nei confronti di Sonia Alfano “per le gravissime intimidazioni ricevute. La battaglia di verità che sta conducendo è un esempio per tutti noi”.

“Sonia Alfano si batte con immenso coraggio per conoscere la verità, tutta la verità, sulla tragica morte del padre – ha proseguito Cuffaro - e il suo impegno deve essere sostenuto e condiviso da tutti i siciliani”.
 
 SOLIDARIETA' ALLA CORAGGIOSA COLLEGA ANCHE DA SICILIA MILLENNIUM E DALL'ORDINE DEI GIORNALISTI DI SICILIA, IL PRESIDENTE NICASTRO: "IN SICILIA NUOVI SEGNALI CONTRO L’INFORMAZIONE"

“L’episodio denunciato da Sonia Alfano conferma che l’informazione in
Sicilia, sottoposta a pressioni e intimidazioni, vive sempre in una
condizione di grave emergenza”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Ordine
dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, che ha espresso piena
solidarietà alla figlia di Beppe Alfano, il cronista ucciso dalla mafia a
Barcellona nel 1993.
“Da tempo – ha detto Nicastro – Sonia Alfano è impegnata in una tenace
opera di verità. E si deve proprio al suo impegno se le indagini
sull’uccisione del padre hanno consentito di individuare le responsabilità
dell’agguato e del contesto nel quale è maturato. Evidentemente le sue
coraggiose denunce hanno provocato fastidio e preoccupazione. E per questo
la mafia ha ripreso a mandare i suoi messaggi intimidatori: ieri contro Dino
Paternostro, oggi contro Sonia Alfano. L’Ordine è schierato al fianco della
famiglia Alfano e dei cronisti impegnati nella difesa di un principio di
indipendenza e di libertà per il quale l’informazione ha già pagato in
Sicilia, con otto cronisti uccisi, un alto tributo di sangue”.
 

 

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Quella di giovedì scorso è l'ultima di una serie di intimidazioni subite dalla famiglia di Beppe Alfano. Sonia, 37 anni e madre di tre figli, collega l'episodio di giovedì scorso, al suo impegno che in questi ultimi mesi l'ha condotta spesso a Barcellona Pozzo di Gotto per partecipare a convegni e iniziative contro la mafia. "Negli ultimi tre mesi - dice - sono stata molto presente a Barcellona, e per la prima volta ho constatato la vicinanza della gente che mi ha incitata a continuare, riconoscendo in me una delle poche persone che ha il coraggio di fare i nomi dei mafiosi. Credo che il gesto intimidatorio sia riconducibile al mio impegno".