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PALERMO - Ancora una volta l’editore del Giornale di Sicilia ha mandato in edicola il quotidiano in un giorno di sciopero nazionale della categoria. Ancora una volta il giornale è stato redatto da pochi giornalisti dirigenti e da qualche collaboratore precario. Ha scioperato invece la stragrande maggioranza dei redattori. A nulla sono valsi i tentativi del comitato di redazione, cui i colleghi hanno riconfermato fiducia quasi all’unanimità nei giorni scorsi, di avviare con l’azienda un ragionamento pacato e costruttivo che non lasciasse alcuna opzione fuori dalla porta. Evidentemente non c’è peggiore sordo di quello che non vuole ascoltare e che prosegue a tutti i costi nella decisione di ignorare qualsiasi regola compresa quella dei numeri. Non vale, infatti, richiamarsi alla libertà di lavoro da contrapporre a quella di scioperare. Perché quando i numeri sono questi è del tutto evidente che chi ha deciso di lavorare non lo ha fatto solo per i ruoli, le mansioni e i carichi di lavoro che lo riguardano ma si è accollato anche parte di ruoli, mansioni e carichi di lavoro di chi ha scioperato. E questo non c’entra nulla con la libertà.
Dispiace che l’editore del
Giornale di Sicilia abbia deciso di ignorare le aperture del Cdr e del
sindacato regionale, che ha impegnato nei contatti una figura prestigiosa
del giornalismo e del sindacato siciliani. Dispiace che l’editore abbia
altresì ignorato il disagio che ormai traspare anche in molti dei colleghi
che continuano a sostenerlo nelle sue decisioni. Stando così le cose il
sindacato non può che proseguire nella sua azione di contrasto attingendo a
tutte le opportunità offerte dalla legge a difesa della stragrande
maggioranza dei giornalisti del Giornale di Sicilia. |
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