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ROMA - Il procuratore aggiunto di Catania, Giuseppe Gennaro, ritorna ai
vertici dell' Anm, dopo quattro anni dal suo primo mandato
12 marzo 2006
ROMA - Giuseppe Gennaro,
procuratore aggiunto a Catania, è il nuovo presidente dell'Associazione
nazionale magistrati. Guiderà una giunta unitaria, nella quale cioè sono
rappresentate tutte le correnti della magistratura. Esponente di spicco di
Unità per la Costituzione, la corrente di maggioranza dei magistrati,
Gennaro subentra a Ciro Riviezzo che da un anno guidava l'Anm. Un passaggio
di testimone che avviene nell'ambito della normale rotazione delle correnti
ai vertici del sindacato delle toghe. Nuovo segretario dell'Anm è Nello
Rossi, consigliere alla Corte di Cassazione, che appartiene a Magistratura
democratica.
A quattro anni di distanza dalla precedente esperienza, alla presidenza
dell'Associazione nazionale magistrati torna Giuseppe Gennaro, il
procuratore aggiunto di Catania che ha già guidato il sindacato delle toghe
dall'aprile del 2000 al marzo del 2002. Nato a Catania, 64 anni, in
magistratura dal 1972, Gennaro è un esponente di spicco di Unità per la
Costituzione, il gruppo di centro e di maggioranza dei magistrati. È stato
il più votato nella sua corrente alle ultime elezioni per il parlamentino
dell'Anm e sempre per Unicost è stato consigliere del Csm dal 1994 al 1998.
A Palazzo dei marescialli è stato presidente della Prima Commissione, la più
delicata, perchè competente sui trasferimenti d'ufficio dei magistrati, ma
anche sulle cosiddette "pratiche a tutela" dei giudici sottoposti ad
attacchi, in anni difficili segnati dalle polemiche sul pool Mani Pulite di
Milano. Eletto nell'aprile del 2000 presidente dell'Anm, alla guida di una
giunta a tre, costituita da Unità per la Costituzione, Magistratura
democratica e Magistratura Indipendente- Gennaro si è trovato a gestire una
stagione tutt'altro che facile,caratterizzata dall'asprezza dello scontro
tra politica e magistratura. Dopo appena otto mesi dal loro insediamento
Gennaro e la sua giunta assunsero un'iniziativa simbolica ma senza
precedenti almeno nella storia più recente dell'Anm: si dimisero per
protestare contro le ripetute accuse ai magistrati di fare un uso politico
della giustizia e la mozione sulla giustizia approvata al Senato dalla Cdl
in cui tra l altro si parlava di riunioni delle toghe per disapplicare la
legge sulle rogatorie;dimissioni che però vennero respinte dal parlamentino
delle toghe che, condividendone l'azione, chiese alla giunta di restare.
La magistratura non ha voluto lo scontro con la politica, "la verità
è che è stata aggredita" disse qualche tempo dopo Gennaro al congresso di
Salerno dell'Anm, in un lungo intervento al cui centro pose l'esigenza di
affrontare prima di tutte la questione della lentezza dei processi. Un
richiamo apprezzato dal capo dello Stato che al termine della relazione del
presidente dell'Anm andò via dal congresso sottobraccio a Gennaro. Se con il
capo dello Stato i rapporti sono sempre stati ottimi, non altrettanto si può
dire di quelli con il ministro della Giustizia, che una volta per
sottolineare la difficoltà del loro dialogo disse: con Gennaro c'è "un
problema di tipo semantico".
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