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![]() Enza Garipoli Direttore |
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Ero innamorato di quel vestito velluto: mi sentivo importante. mi sentivo elegante, mi sentivo grande. Adoravo quella fascia rossa in vita: mi sentivo coraggioso, mi sentivo forte, mi sentivo ammirato. Qualche dubbio lo avevo sui "pon pon" di lana rossi al collo, non mi hanno mai convinto troppo. In compenso, il berretto era fantastico: mi sentivo personaggio, mi sentivo addirittura carino. E’ il ricordo più nitido che ho: la vestizione. E d'altronde ero un bambino, e i bambini, si sa, amano travestirsi. lo non capivo bene di cosa mi travestissi quando indossavo l’abito di scena dei Figli dell’Etna, per la vestizione che precedeva lo spettacolo, era emozionante, mi ricordava (chissà perché, forse per la fascia) quella dei toreri e mi trasformava, nella mia fantasia, in una specie di eroe. Che c’era di meglio per un bambino? Per di più anche un po' esibizionista...
Poi mi piacevano le compagne ed i compagni del gruppo.
Le femminucce con le loro gonne di raso e quel rossetto malizioso con cui
giocavano a fare le donne, almeno per il tempo in cui durava lo spettacolo.
E i maschietti, vestiti come me: una squadra, la mia prima squadra, con
tutto quello di bello che si porta dietro il concetto di squadra.
Correva l’anno 1956 e la prima
volta, il debutto, fu al Circolo Artistico di Catania. Non sono più andato
al Circolo Artistico e, a dire il vero, non so se ancora esista, ma nella
mia memoria occupa un posto di assoluto privilegio. Ricordo benissimo dov’è,
ricordo l’ingresso. Ricordo la sala, il palcoscenico, la gente che mi
ascoltava annunciare i pezzi dello spettacolo e che mi applaudiva. Ricordo
quei fogli, i testi che dovevo leggere, che mi scivolarono di mano e si
sparsero in terra tutt’ intorno ed io, che incredibilmente non piansi per la
vergogna, non m’impaurii, controllai la situazione. Ero davvero io quel
bambino? lo, che se dovessi incappare oggi in un incidente come quello
scapperei dietro le quinte lasciando in terra quei fogli? Forse no forse non
ero io: ero un Figlio dell' Etna, quindi un eroe col suo vestito da "eroe":
può un "eroe" lasciarsi vincere da qualche foglio ribelle? Gli anni passano, è normale, si dirà. Forse: anche se credo che distruggere (paesaggi, ambiente, caratteri, odori, sapori, abitudini, dolcezze, Dna) non è poi così normale. Trovo incredibile che i Figli dell’Etna esistano ancora: coi loro vestiti di velluto e le loro gonne di raso. Cocciuti, ostinati, fantastici. A mia madre non lo dico, ma lei e il suo gruppo mi ricordano quei giapponesi che anche a guerra ormai finita e persa continuano da soli e circondati da migliaia di nemici.
Per continuare una tradizione, certo; per non far morire una cultura, certo,
ma forse per illudersi di vivere nella stessa Catania che quell’anno 1956,
al Circolo Artistico, applaudì il debutto dei Figli dell’Etna. Dev’essere
davvero quell’abito; è probabile che possieda poteri paranormali che davvero
trasformano chi lo indossa in eroe.
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TEATRO VERGA: DOMENICA 22
GIUGNO 2003, ALLE 20 INGRESSO LIBERO "PER NON DIMENTICARE!" I FIGLI DELL'ETNA di Rita Corona RICORDANO IL 118° DELLA NASCITA DEL MAESTRO GAETANO EMANUEL CALI' PRESENTA PUCCIO CORONA NIPOTE DEL GRANDE COMPOSITORE
INTERVISTA
"QUEL VESTITO DI VELLUTO, E QUELLA FASCIA ROSSA!...." I FIGLI
DELL'ETNA
IL FOLKLORE SICILIANO DEL GRUPPO
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