|
www.siciliamillennium.it
ROMA
- SOLENNI FUNERALI AI DUE ALPINI UCCISI IN AFGHANISTAN,
l'ultimo omaggio ai due eroi italiani caduti in Afghanistan
lunedi' scorso in un attentato dei talebani

MASSIMILIANO RAMADU'

LUIGI PASCAZIO
ROMA
- Si sono svolti stamani i funerali solenni dei due alpini
uccisi lunedì scorso in Afghanistan, il sergente maggiore
Massimiliano Ramadù e il caporal maggiore Luigi Pascazio. I
feretri dei due alpini, avvolti nel tricolore, sono stati
trasportati a spalla dai loro compagni nella basilica di Santa
Maria degli Angeli, dove si è svolta la mesta cerimonia. Al
termine delle esequie, alle quali hanno partecipato i parenti,
gli amici, le autorità dello Stato con il presidente della
Repubblica Napolitano, i commilitoni e un foltissimo pubblico,
un applauso ha accolto l'uscita dei due eroi scomparsi.
L'OMELIA DI MONS. PELVI: LUIGI E MASSIMILIANO HANNO VISSUTO
PER GLI ALTRI
"Il sacrificio dei nostri
militari non è vano, non solo per l'Afghanistan ma anche per
l'Italia e il mondo intero". Lo ha detto l'ordinario militare,
monsignor Vincenzo Pelvi, ai funerali solenni dei due alpini
caduti ad Herat in seguito ad un attentato dei terroristi
talebani: Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio.
"Luigi e Massimiliano -
ha detto Monsignor Pelvi - hanno vissuto per gli altri, e sono
morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo
la loro giovane vita per gli altri. Quando Luigi e
Massimiliano, ha proseguito l'ordinario militare, "hanno
scelto la professione militare volendo partecipare in modo
attivo e creativo alla pace, hanno scelto di donare tutto loro
stessi per gli altri. Sapevano bene che la vera disgrazia
sarebbe stata morire per niente e per nessuno, ed è stata
proprio la loro morte a rendere più evidente il vivere per gli
altri". "Per i nostri giovani militari - ha detto ancora
monsignor Pelvi - le missioni di pace sono una questione
d'amore, per dare dignità e democrazia a chi piange, soffre
nelle terre più dimenticate. Ricordiamo che il servizio reso
dai nostri figli e da militari di altre nazioni resta un
evento scritto per sempre nella storia della pace, un
patrimonio che deve irrobustire la coscienza nazionale
unitaria degli italiani".
Lutto per l'Italia. Stamani, in seguito ad un attentato
in Afghanistan, sono morti i due soldati italiani,
Massimiliano Ramadù, 33 anni, originario di Velletri e
Luigi Pascazio, 25enne nato a Bitetto in provincia di
Bari; feriti gravemente altri due militari: Gianfranco
Scirè e Cristina Buonacucina. I quattro, tutti alpini
della brigata Taurinense, erano partiti in missione con un
convoglio nella provincia di Herat, nel nord-ovest
dell'Afghanistan, di cui facevano parte anche militari di
altre nazioni.
I due soldati italiani feriti sono gravi ma non pericolo di
vita. Scirè e Buonacucina sono stati trasportati in elicottero
all'ospedale da campo di Herat. Dei due militari italiani
feriti, Gianfranco Scirè ha riportato fratture a una gamba,
mentre Cristina Buonacucina una frattura vertebro-lombare.
Cristina Buonacucina è stata poi trasferita nell'ospedale di
Baghram, dove è stata operata per ridurre le fratture multiple
alle gambe ed alle vertebre. L'altro ferito, Gianfranco Scirè,
è rimasto ad Herat e le sue condizioni non preoccupano
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso il
suo cordoglio pur ritenendo fondamentale la presenza
dell'Italia in Afghanistan.
Le salme dei due soldati uccisi rientreranno in Italia
mercoledi' prossimo.
Uno dei due militari italiani
rimasti feriti è originario di Casteldaccia, un comune
in provincia di Palermo. Si tratta di Gianfranco Scirè, di
28 anni. La famiglia del militare è già stata avvertita.
Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo
colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio che
era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala
Murghab
|