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L'EDITORIALE
di Enza Garipoli
1 novembre 2009
Nel giorno di ognissanti, ci ritroviamo
a scrutare tra le luci e le ombre che il passato ci ha
lasciato quale pesante eredita' in questo viaggio terreno,
che forse e' il primo e l'ultimo che il destino riserva a
tutti noi.
Questo giorno sereno, una domenica
siciliana senza alti
ne' bassi, e' il preludio alla ricorrenza di domani, in
cui vengono ricordati ed onorati i nostri amati defunti
(amati, proprio perche' le persone decedute che non si
amano non vengono ricordate ne' tantomeno amate da alcuno).
Domani il nostro pensiero, con le tante mute
preghiere, andra' a coloro i quali ci hanno lasciato per
sempre: chi troppo presto, chi in maniera dolorosa, chi in
giovanissima eta'. Inevitabilmente il nostro primo
rimpianto sara' per quelli che sono scomparsi piu' da
recente.
E' il nostro egoismo che quasi ce lo impone,
la nostra natura umanissima; perche' e' il dolore piu'
vicino quello che ci sconvolge maggiormente. E poi ,
seconde ma non ultime,
verranno al cuore tutte le figure carissime che
hanno attraversato ed arricchito le nostre esistenze.
Solo dopo verranno tutti gli altri,
in questa
galleria un po' inusuale, sospesa tra terra e cielo:
e finalmente pregheremo anche per quei defunti conosciuti
unicamente attraverso le cronache funeste che hanno
caratterizzato questo anno oscuro per la nostra Italia e
per il mondo intero. Dai fratelli siciliani uccisi dal
fango nel Messinese - appena un mese or sono - agli
sventurati terremotati abruzzesi: altri innocenti morti a
centinaia che hanno pagato caro il prezzo
dell'inefficienza e disonesta' di pochi responsabili,
"irresponsabili", che non pagheranno mai abbastanza per i
loro crimini, anche grazie ad un codice penale troppo
tenero con i delinquenti "veri".
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