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AFGHANISTAN - RAPITI AD HERAT DUE MILITARI ITALIANI
POTREBBERO APPARTENERE AI SERVIZI SEGRETI
HERAT
- Dopo il rapimento del giornalista Daniele
Mastrogiacomo, si torna a fronteggiare un nuovo sequestro,
questa volta ai danni di due militari italiani in Afghanistan.
Gli ostaggi sono due militari, però alcuni ritengono che si
tratti di uomini dell'intelligence, rapiti insieme all'autista
ed all'interprete afgani nell'area di Shindand. Che oggi sono
stati già rilasciati.
Romano Prodi segue la situazione, e il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema, ha avuto il sostegno del presidente afgano
Hamid Karzai e del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice,
e sulla delicata questione il ministro della Difesa, Arturo
Parisi, invita la stampa alla prudenza.
I due militari sequestrati, secondo la ricostruzione
del ministero della Difesa, operavano nella regione Ovest,
sede del Team di ricostruzione provinciale italiano di Herat.
Si trovavano nel distretto di Shindand, nell'area meridionale
della regione, più vicina al turbolento sud dell'Afghanistan,
teatro della guerriglia talebana. Svolgevano "attività di
collegamento con le forze di polizia locali". In pratica,
tenevano i contatti con le autorità della regione, cercando di
favorire la collaborazione ed i buoni rapporti con il
contingente. L'allarme è scattato ieri sera, quando i due
italiani non hanno rispettato alcuni degli appuntamenti
telefonici previsti in questi casi. Dopo una nottata spesa a
cercare di ripristinare i contatti, nella mattinata ha preso
sempre più corpo l'ipotesi del rapimento. Anche perché non si
è avuta notizia di scontri a fuoco nella zona, cosa che
avrebbe fatto temere il peggio.
FORSE RAPITI DAI TALEBAN
Un'ipotesi avvalorata da una fonte della polizia locale
citata dalla solitamente bene informata agenzia afgana Pajhwok.
I due italiani, secondo la fonte, sarebbero stati rapiti dal
mullah Akhtar Muhammad nei pressi del check point di Khoja
Hesah, sulla strada tra Zer Koh e Azizabad. Akhtar Muhammad
avrebbe poi consegnato gli ostaggi al comandante talebano
Maulvi Abdul Hamid Ishaqzai, che li ha portati nel distretto
di Andara della provincia di Farah, a sud di Shindand.
L'agenzia scrive anche che i due italiani avrebbero visitato
più volte in passato l'area di Azizabad. A smentire il
coinvolgimento dei Taleban nel rapimento era stato in
precedenza uno dei portavoce della formazione, Qari Mohammad
Yussef Ahmadi. Una smentita citata dal ministro D'Alema, che
ha sottolineato l'assenza di rivendicazioni per ora ed ha
invitato ad evitare confusione. Chiunque siano i rapitori, è
certo che in Afghanistan sono aumentati i sequestri da parte
di bande criminali, che hanno ottenuto ingenti somme di denaro
per il rilascio di ostaggi. Qualche elemento in più sulla
vicenda lo forniranno l'autista e l'interprete degli italiani,
che in serata sono rientrati ad Herat. Sull'identità e sul
ruolo dei due scomparsi, il riserbo è massimo da parte delle
autorità italiane. Il ministero della Difesa si è limitato a
parlare di "militari", mentre il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema, li ha definiti "funzionari". Un inviato della
tv Al Jazira ha affermato nettamente che "i due non sono dei
soldati, ma degli agenti che lavorano per i servizi segreti
italiani". Questo spiegherebbe anche il fatto che i due
viaggiavano da soli (in compagnia di autista ed interprete),
mentre invece i militari si muovono di norma in pattuglie più
numerose.
A New York per partecipare all'assemblea dell'Onu,
D'Alema ha parlato in serata con Karzai che lo ha
rassicurato sull'impegno delle autorità afgane. Il ministro
degli Esteri ha ricevuto la solidarietà e la promessa di un
impegno attivo anche da parte degli alleati in Afghanistan per
collaborare alla ricerca dei due italiani. In particolare,
Condoleezza Rice ha promesso collaborazione.
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