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L'IPM DI BICOCCA A CATANIA

CATANIA - INCHIESTA NEL DISAGIO MINORILE IN SICILIA
                   prima parte:
                  «NON SIETE I FIGLI DI UN DIO MINORE»
di Enza Garipoli


RITA BARBERA
direttore Ipm Malaspina di Palermo ed ex  di Bicocca (Catania)

 

 

 

CATANIA - Ci sono ragazzi che cominciano la loro vita in «pole position» e poi ci sono gli «altri», quei «figli di un dio minore» destinati a soccombere soprattutto per colpa di un contesto familiare e sociale loro avverso. A partire dalla stessa famiglia - che invece di amarli, accudirli, farli studiare e magari battezzare - contribuisce ad aumentare la loro solitudine e , assai spesso, ad istigare i giovani a commettere reati. Questo avviene secondo un'escalation spietata, prima con piccoli furti contro il patrimonio - si comincia di solito con il rubare oggetti personali come cellulari, orologi, portafogli, autoradio e anche automobili - e poi si arriva, quasi senza accorgersene, alle rapine, allo spaccio e, anche se più raramente, all'omicidio.
Dal quadro generale di un disagio minorile, che purtroppo è estremamente realistico e attuale sia in Sicilia che nel resto della nazione, abbiamo approfondito molti punti importanti con il direttore dell'Istituto per i minori di Bicocca, la dottoressa Rita Barbera, che si occupa anche dell'Ipm di Palermo, «Il Malaspina», reso famoso dal toccante film «Mary per sempre» interpretato con successo da Michele Placido e da giovani reclusi.
La dottoressa Barbera da circa vent'anni è direttore di Istituti penitenziari, ma non sempre si è occupata di minori. Infatti, ha cominciato la sua carriera dirigendo carceri per adulti, e solo da un anno e mezzo si dedica al «Malaspina» di Palermo e da un anno dirige l'Istituto per minori di Bicocca, alternandosi presso le due sedi con estrema abnegazione. Dalle parole della dottoressa Barbera è emersa la sua sensibilità tutta femminile, la sua preoccupazione per ogni singolo «caso», che per lei ha soprattutto un nome e un'anima. I ragazzi che sono ristretti a Bicocca sono seguiti, curati e soprattutto amati dal qualificato personale, dal vice direttore Maria Randazzo, dai formatori, dagli insegnanti, da religiosi e volontari. Tutte queste persone, riuniscono con esperienza e amore fraterno i loro sforzi per condurre i giovani reclusi «fuori dal tunnel», attraverso la consapevolezza del loro valore come esseri umani.
Lo scopo principale verso i giovani di Bicocca, ce lo spiega personalmente la dottoressa Barbera: «La nostra scommessa è quella di rendere consapevoli i ragazzi, che sono stati inviati presso il nostro Istituto, che l'attività delinquenziale "non è nel loro destino". Ma, se è molto importante che trovino un lavoro "dopo" aver scontato il loro debito con la giustizia, è fondamentale che questi giovani siano sostenuti ed aiutati dalle famiglie perchè, spesso, il solo lavoro non è sufficiente per indurli a cambiare raadicalmente strada. E in questo, spesso, il vero ostacolo sono proprio le famiglie d'origine, poiché la gran parte dei giovani che hanno commesso dei reati lo hanno fatto su istigazione e spesso sull'esempio del proprio contesto familiare.».
Fra i tanti, c'è un episodio veramente toccante che ci ha brevemente riferito Rita Barbera: «Qualche mese fa, un nostro ospite è stato ricevuto nel mio ufficio per un breve saluto, dal momento che aveva finito di scontare il suo periodo di reclusione. Io l'ho salutato cordialmente, sorridendogli e facendogli notare che finalmente stava per andare incontro alla vita da uomo libero. Ma lui, con gli occhi lucidi e tristi mi ha risposto "Ma che esco a fare? Non c'è nessuno che mi aspetta, nessuno che mi ama, solo con voi mi sono sentito un essere umano, da oggi io ritorno ad essere solo". Queste parole mi hanno fatto diventare piccolo il cuore, ma purtroppo non è possibile seguire il destino dei nostri giovani ospiti anche quando escono».

 

 

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