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CATANIA -
Giornata di Studi e Laurea Honoris Causa per l’insigne
conterraneo di Sant’Agata di Militello
Omaggio a Vincenzo Consolo
di Maria Valeria Sanfilippo

Vincenzo Consolo, Irene Romera Pintor,
Salvatore Trovato
CATANIA
- Da “La ferita dell’aprile” (1963) a “Il sorriso dell’ignoto
marinaio” (1976) da “Lunaria” (1985) a “Retablo” (1987), ed
ancora “Le pietre di Pantalica” (1988), “Nottetempo, casa per
casa” (1992), “Nerò metalicò” (1994), “Fuga dall’Etna” (1993),
“L’olivo e l’olivastro” (1994), “Lo spasimo di Palermo”
(1998). Una penna prolifica quella di Vincenzo Consolo che,
oltre sulla narrativa, ha profuso la propria ars anche nella
saggistica. Il Nostro, nel corso della sua carriera, è stato
insignito di Premi fra cui il “Pirandello”, il “Grinzane
Cavour”, il “Premio Strega”. Pubblicato da case editrici quali
Mondadori, Einaudi, Bompiani, Sellerio, la Cantinella, il
Melangolo, Donzelli, lo scrittore siciliano vanta un iter
costellato di successi, che ben presto hanno valicato i
confini isolani e nazionali grazie anche a copiose traduzioni
della sua opera in svariate lingue europee. Protagonista
incontrastato dell’opera consoliana è il linguaggio, quel
pastiche creativo che annovera in un eclettico mélange
arcaismi, latinismi, grecismi ma anche regionalismi e
dialettalismi, nonché forestierismi. E le scelte consoliane si
configurano, non v’è dubbio alcuno, come singolari: basti
pensare a opere quali il “Sorriso dell’ignoto marinaio” o
“Lunaria”, ove a reggere la scena è il dialetto galloitalico
di San Fratello. Quello galloitalico è un dialetto (parlato
ancora in 14 comuni siculi) indecifrabile perfino per gli
stessi siciliani, un dialetto che diviene “lingua che più non
si sa”, idealizzazione simbolica. Consolo, dunque, percorre
una via pressoché inedita nel nostro panorama letterario e
paragonabile solo a quella di un Nicola Terranova o di un Elio
Vittorini.
Nell’ex monastero dei Benedettini di Catania, oggi sede
della Facoltà di “Lettere e Filosofia” (di cui è preside
Enrico Iachello), ha avuto luogo un incontro sul tema “la
scrittura consoliana e la sua traduzione in spagnolo”. Otre
allo scrittore sono intervenuti Irene Romera Pintor (ordinario
di “Filologia italiana”, Univ. València) e Salvatore Trovato
(ordinario di “Linguistica generale”, Univ. Catania), che ha
sapientemente coordinato i lavori. Un affascinante viaggio
che, permettendo agli astanti di spiare nel laboratorio
consoliano, ha rivelato inedite curiosità legate in primo
luogo al manifesto poetico dello scrittore: “Le mie matrici
sono quelle dell’ infinito poiché, al pari di Leopardi,
ritengo che la nostra lingua italiana abbia un che di
infinito”. Lo scrittore chiarisce altresì il rapporto fra
autore-lettore: “Penso che oggi la struttura socratica del
dialogo debba lasciar il posto a quella lirico-corale”. La
scrittura consoliana si conferma così alacre ricerca,
impegnato laboratorio e, per dirla con lo stesso Consolo,
“palinsesto della memoria”, in un’epoca in cui le memorie
storica e letteraria sono fortemente minacciate. È stata poi
la volta di Irena Romera Pintor, alla quale nel 2004 è stato
conferito per “Lunaria” dal Ministero italiano degli Affari
Esteri il premio per la miglior traduzione. Un’occasione, fra
l’altro, per venire a conoscenza della notevole ricezione
goduta dal Nostro in terra iberica nonchè per condividere
l’esperienza: “Dietro ogni parola c’è sempre una storia e, ad
ogni nuova lettura rivela sfumature altre, senza considerare,
poi, che la parola consoliana deve ritrovare nella lingua di
arrivo sonorità e ritmo originari”.
A seguito della Giornata di Studi tributatagli dall’Ateneo
catanese, l’illustre conterraneo ha proseguito il suo tour
siciliano alla volta del capoluogo, ove è stato insignito
dall’Università degli Studi di Palermo della Laurea Honoris
Causa in “Filologia moderna”.
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