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INTERVISTA AD ANNA MAURO, SULL'ONDA
DEL SUCCESSO
DELLA
SUA ULTIMA OPERA TEATRALE
"IL BARBONE DI PARTANNA"
ANDATO IN SCENA A PALERMO IN ANTEPRIMA NAZIONALE
QUANDO IL TEATRO E' DONNA
di Enza Garipoli

ANNA MAURO
PALERMO -
E' stato un successo meritato, il dramma di Anna Mauro "Il Barbone di Partanna". E' stato un pugno nello stomaco
per quegli spettatori, che hanno assistito all'anteprima
che è stata rappresentata giovedì scorso a Palermo dalla compagnia
de "Il Carrozzone".
"Il Carrozzone" al completo ha dato l'anima per la riuscita di
un'opera per nulla facile, ma che ha riscosso il
gradimento del pubblico. E questo grazie
a tutti: tecnici, fonici, scenografa, costumisti,
musicisti ed attori appassionati, il cui entusiasmo si diffonde
fino a raggiungere anche lo spettatore più lontano.
Ad applaudire attori ed
autrice
c'era anche, nel teatro
gremito, il sindaco di Partanna Trapani
Vincenzo Culicchia il quale,
alla chiusura del sipario, è stato invitato sul palco dove si
è complimentato con l'autrice e regista e con tutto il cast.
Anna Mauro ha fatto vivere
un dramma, ponendo nel contempo inderogabili interrogativi su
un problema sociale che ci coinvolge tutti, soprattutto i
tanti politici che, al momento, si pongono amletiche domande
su "cosa ne faccio del tesoretto?".
Anna Mauro vive per il Teatro e al Teatro è riuscita,
con mirabile leggiadria e spessore, a ridare nuova linfa
grazie ai suoi testi innovativi eppure classici. Assistere
alla rappresentazione delle sue opere è un piacere per lo
spirito ma non per tutti, dal momento che "Il Carrozzone"
prevalentemente opera su Palermo e dintorni. E' una compagnia
amatoriale, ma ricca della professionalità degli elementi
che sono stati instradati nella loro non facile arte, con
infinita passione e dedizione, dalla stessa Anna che cura
anche la regia dei suoi lavori.
Se "Il Carrozzone" avesse i sostegni che si merita,
sarebbe possibile portare in tutta Italia le commedie, i
drammi e gli spettacoli di Cabaret da sempre scritti e diretti da Anna
Mauro, un'autrice di sicuro talento e che continuerà a
stupire, incantare e a commuovere - ma con lacrime buone di
quelle che fanno bene come il pianto rinvigorente di un
neonato.
Ad Anna Mauro chiediamo "Quando e in che occasione ti è
venuta in mente la trama del Barbone di Partanna?
- La scintilla è scoccata nell’agosto del 2006, giusto
nell’Anfiteatro di Partanna (Trapani). Sembra una favola… Nel
pomeriggio di quel magico agosto, mentre osservavo commossa i
nostri tecnici che montavano le scene, combattendo un vento
gelido, mi addormentai sui gradini dell’anfiteatro. Fu allora
che nella mia mente iniziarono a sovrapporsi immagini di volti
seminascosti da cappellacci, di corpi infagottati in abiti
informi, di coperte e cartoni. Al risveglio, sporca di
terriccio, ero tale e quale a loro. Questo mi portò a
riflettere che dentro ognuno di noi c’è un barbone che si
manifesta più volte nel corso della nostra esistenza, quando
sentiamo la necessità di rompere con il mondo, di fuggire
dalla realtà, di non essere più riconoscibili, tante sono le
negazioni e le umiliazioni subite.
C’è riferimento a qualche persona o persone che hai
incontrato davvero per le strade di Palermo?
- Sì. Una me la fece incontrare il destino l’indomani della
rappresentazione di Partanna. Era una barbona sui gradini
della Chiesa di S. Giuseppe, ai Quattro Canti, che giocava con
una vecchia bambola ed un trenino sgangherato, talvolta
rimproverandoli perché non eseguivano quello che lei
richiedeva. Trascorsi più di quarantacinque minuti,
seminascosta dalla cupoletta di un negozio di fronte alla
chiesa e, affascinata, cominciai a farmi una serie di domande:
l’idea del barbone di Partanna si stava insinuando nella mia
mente e nel mio cuore.
Quando eri bambina o adolescente hai anche recitato?
- Sì, era la mia grande passione. Sia quella di recitare che
quella di scrivere commedie. Tuttavia la mia scelta non fu
condivisa dai miei genitori, i quali sostenevano che gli
attori professionisti erano costretti a scendere a compromessi
pur di lavorare. Per questo motivo smisi e scelsi altre
strade, ma la passione era talmente viva che, a distanza di
anni, quando avevo un futuro assicurato, ripresi con gioia e
determinazione quello che avevo dovuto lasciare mio malgrado.
I miei genitori si resero conto che io, in fondo, appartenevo
al teatro e diventarono i miei più accaniti ammiratori e
sostenitori.
Quante sono le persone, fra le quali tantissimi bambini,
che hanno recitato nelle tue opere?
- Con la mia regia circa ottocento, ma non sono in grado di
stabilire, con esattezza, quante persone siano state impegnate
nelle rappresentazioni delle mie commedie con altre compagnie.
Chi sono tutti questi amici, affezionati e bravissimi, che
hai saputo forgiare per far vivere i tuoi personaggi.
- Amici lo sono diventati. Molti non li conoscevo, la maggior
parte mi sono stati presentati, altri li ho scoperti per caso,
riscontrando nella loro personalità affinità con i miei
personaggi, in altri ancora ho visto una particolare luce
negli occhi che mi ha dato l’input per la creazione di alcune
opere. Sono persone straordinarie, ormai fanno parte della mia
vita, rappresentano la mia forza artistica e a loro devo
moltissimo. Nei momenti di cedimento e di stanchezza, sono
loro che mi prendono per il collo e riescono a darmi energia
per una nuova avventura: basta uno sguardo, l’esprimere il
desiderio di ricominciare perché la magia si compia.
Riesci a fare e a seguire tante cose e tanti progetti, dove
trovi la forza e la grinta, hai un segreto o un particolare
santo in paradiso?
- La forza mi viene trasmessa dalla compagnia, la grinta dal
profondo desiderio di non annoiarmi mai e di vivere la mia
vita venticinque ore su ventiquattro ore del giorno. Ho un
angelo custode che è una potenza e una folla di santi in
paradiso. Quelli che mi stanno proprio vicini vicini, perché
se c’è un paradiso lì stanno, sono Charlie Chaplin, Vittorio
De Sica, Walt Disney, Eduardo De Filippo. Sono loro i miei
santi, quelli a cui mi rivolgo nei momenti di difficoltà.
La tua famiglia è uno sprone per la tua creatività? Oppure…
- Mi ritengo una donna fortunata, perché vivo in una famiglia
di artisti, ognuno nel suo campo. Sicuramente uno sprone e, se
dovessi riassumere tutto in un motto, direi: FIDUCIA E
LIBERTA’. Leggendolo mi viene da ridere perché sembra uno
slogan elettorale, ma so benissimo che in politica non esiste
né la fiducia, né la libertà, a casa mia, sì!
Adesso, Enza, sono io a farti una domanda: Dimmi tu cosa
pensi di me?
- Come avrai già letto, carissima Anna, la risposta io te l'ho
già data! E adesso, data l'ora tarda, ti do l'arrivederci
all'Anfiteatro di Partanna dove, il prossimo luglio
probabilmente, il tuo "Barbone" debutterà in prima nazionale.
PALERMO - Il
prossimo 24 maggio la Compagnia
de "Il Carrozzone" presenta "Domani è un'altra notte"
(Guardando l'infanzia negli occhi) di Anna Mauro, musiche di
Aldo Reina - Al Teatro Crystal alle 21
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