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ROMA - LA
SICILIA E' LA REGIONE PIU' POVERA D'ITALIA
ANCORA E SEMPRE AL SUD IL PRIMATO DELLA MISERIA, CON SETTE
FAMIGLIE POVERE SU DIECI
ROMA - La Sicilia è la regione con il maggior numero di
poveri. Questo ed altri dati preoccupanti sono emersi
dall'ultimo rapporto Istat sulla povertà in Italia pubblicato
lo scorso anno.
Povertà ancora stabile in Italia, ma nel Mezzogiorno
permane il maggiore disagio, non solo per numero di
famiglie che vivono sotto la soglia (il 24% rispetto al 4,5%
del nord e al 6% del centro) ma anche per intensità della
povertà che raggiunge il 22,7% rispetto al 17,5% e al 18,9%.
In Italia ci sono 7.577.000 poveri, pari al 13,1% della
popolazione residente (era il 13,2% l'anno precedente). Si
tratta dell'11,1% (era l'11,7%) delle famiglie residenti,
ossia di 2.585.000 nuclei familiari. Per l'Istat, queste
oscillazioni non sono statisticamente significative.
MAGGIOR NUMERO DI POVERI AL SUD
Nel Mezzogiorno il 24% delle famiglie è sotto la soglia di
povertà e vi risiede il 70% delle famiglie povere.
La regione meno povera è l' Emilia-Romagna (2,5%);
segue la provincia di Bolzano (4%) e la Lombardia (3,7%).
In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%), Campania (27%),
Basilicata (24,5%). Al sud in positivo spicca l'Abruzzo dove
la percentuale di famiglie povere è l'11,8%.
L'IDENTIKIT DELLE FAMIGLIE POVERE
Sono quelle numerose, composte da anziani e da disoccupati. I
nuclei con 5 o più componenti presentano livelli di povertà
più elevati: il 26,2% di queste famiglie vive in povertà e
sfiora il 40% al sud. Tra le famiglie con almeno un anziano
l'incidenza di povertà (13,6%) è superiore di oltre 2 punti
percentuali alla media e sale al 15,2% tra quelle con almeno
due over 65. Povertà contenuta invece tra i single (3,5%) e le
coppie senza figli di giovani (4,8%). A forte rischio di
povertà anche le famiglie con a capo una persona con basso
titolo di studio (17,6%), 4 volte superiore a quella tra le
famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la
licenza media superiore (4,5%). Sono povere 8 famiglie su 100
con a capo un lavoratore autonomo; la quota sale a 9 tra le
famiglie di lavoratori dipendenti e a 12 con capofamiglia
ritirato dal lavoro. L'esclusione dal mondo del lavoro
determina situazioni di particolare svantaggio: è povera quasi
1/3 delle famiglie (31,4%) con a capo una persona in cerca di
occupazione (l'83% è al sud); in questo caso, l'incidenza
raggiunge infatti il 43,3%. Fra l'altro, oltre 1/4 delle
famiglie (26,1%) con almeno una persona in cerca di
occupazione vive in povertà relativa e si sfiora il 40% se a
cercare il lavoro sono due o più persone.
ANZIANI STANNO MEGLIO, MA NON TANTO
Anche se sono sotto la soglia di povertà, gli anziani stanno
meglio. Tra le famiglie con almeno un anziano, la povertà è
passata dal 15% al 13,6% e, in misura maggiore, fra quelle con
due o più anziani (dal 17,3% al 15,2%). Fra gli anziani soli
si è passati dal 13,7% all'11,7% e, fra le coppie con persona
di riferimento ultrasessantacinquenne, dal 15,1% al 12,9%.
FAMIGLIE NON POVERE, A RISCHIO UNA SU 10
Fra le famiglie non povere (l'88,9%), il 7,9% rischia di
diventarlo e sono considerate "quasi povere", ossia presentano
livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di
non oltre il 20%. Si tratta, appunto, di una famiglia non
povera ogni 10, di una ogni 5 al Sud. Per il ministro della
solidarietà sociale, Paolo Ferrero, questi dati "fotografano
una situazione drammatica per larghe fasce della popolazione
italiana" e che "le tanto vituperate pensioni sono l'unico
strumento che difenda alcune fasce sociali dalla povertà". Il
ministro per le politiche della famiglia, Rosy Bindi,
sottolinea invece le misure previste nella finanziaria: "con
la Finanziaria 2007 - dice - abbiamo visto giusto, disegnando
una manovra che mira a coniugare con interventi strutturali
sviluppo e giustizia sociale". I dati dell'Istat sono stati
criticati dal Codacons per il quale le famiglie povere
sarebbero almeno il triplo di quelle registrate. Critiche
anche dal sindacato Usi/Rdb ricerca, presente anche all'Istat.
A suo avviso, "é una statistica notoriamente insulsa e
nasconde al paese l'unico dato significativo, quello sulla
povertà assoluta. In realtà - afferma il sindacato - la
povertà relativa è una misura che dice poco o nulla
sull'indigenza del paese, visto che anche in una comunità di
ricchi, il meno ricco risulterebbe relativamente povero".
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