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NOTO (SR) -
Il Val di Noto e gli obiettivi raggiunti: la riapertura del
Duomo di Noto, la rinuncia delle trivelle e il finanziamento
per il completamento della Villa Romana del Tellaro, Leanza:
“La fine di un lutto”

LA CATTEDRALE PRIMA DEL CROLLO DEL 1996
NOTO (SR) - “Una riapertura, quella della cattedrale
di San Nicolò a Noto, capitale del barocco, che è “la fine di
un lutto”. E oggi, superate le difficoltà incontrate
durante gli anni del restauro, la soddisfazione è grande.
Quella di oggi è una data memorabile non solo per la Sicilia,
visto che Noto e il suo barocco fanno parte dei siti sotto la
tutela dell’Unesco. Un patrimonio unico, oscurato da quel 13
marzo del 1996 quando la cupola del duomo si è sbriciolata. La
ricostruzione “come’era e dov’era” della cattedrale, secondo
le sue antiche forme e materiali, prima ancora che il restauro
di un monumento, rappresenta un atto di restauro urbano,
quello dell’immagine di Noto che proprio nella sua cupola
aveva un insostituibile fulcro visivo e simbolico”. Così
l’assessore regionale ai Beni culturali, ambientali e alla
Pubblica Istruzione, Lino Leanza, presente alla festa
di Noto, ha commentato la riapertura della cattedrale retina.
Continua Leanza: “Il significato dell’intervento è racchiuso
tutto in una definizione che del progetto è stata data: un “
restauro migliorativo: infatti, superando il concetto di pura
conservazione si è partiti da ciò che era rimasto in piedi,
apportando le necessarie correzioni ai difetti riscontrati
nell’antica fabbrica. E’ stato compiuto un percorso a ritroso
verso la riappropriazione di tecniche e materiali che nel
Settecento facevano parte del sapere di ogni architetto e di
ogni capomastro ma che oggi sono andate in parte perdute. In
altre parole, la ricostruzione della cattedrale di Noto ha
segnato la riapertura di un cantiere del Settecento alle
soglie del terzo millennio, nel quale materiali millenari,
come la pietra calcarea e la calce, si sono coniugati con
altri più moderni e innovativi, quali le fibre di carbonio, e
dove le antiche tecniche sono state supportate dalle
tecnologie più avanzate: un esempio unico di costruzione di un
monumento, interamente in muratura, in zona sismica. La sua
riapertura segna, pertanto, un importante evento non solo per
il mondo culturale, ma per l’intera comunità mondiale”.
Ma Noto non è solo cattedrale. Ancora Leanza: “In
questi giorni l’intero Val di Noto è stato al centro del mondo
culturale: abbiamo “battuto” le trivelle e le multinazionali
che hanno rinunciato a insediarsi in questo angolo della
nostra terra. La decisione della società americana Panther di
rinunciare alle trivellazioni nel Val di Noto ha premiato la
perseveranza del governo siciliano che stava già predisponendo
un disegno di legge per bloccarle. Le trivellazioni, comunque,
non avrebbero messo a rischio la presenza del Val di Noto tra
il patrimonio tutelato dall’Unesco, poichè noi ci siamo
impegnati a rispettare e a tutelare l’area vincolata e la
“buffer zone”, che non sarebbero state in alcun caso non
interessate dalle perforazioni.
Infine l’assessorato regionale ai Beni culturali,
ambientali e alla Pubblica Istruzione ha appena finanziato i
lavori di completamento della Villa Romana del Tellaro che il
prossimo anno apriremo per la prima volta al pubblico: un
altro successo. La comunità del Sud-Est, in particolare,
merita tanta attenzione perché negli anni ha sviluppato una
tale sensibilità nei confronti della tutela e della
valorizzazione del proprio patrimonio culturale da rifiutare
un modello di sviluppo non compatibile con la vocazione del
territorio, indissolubilmente legata ai suoi beni artistici.
Come tutta la Sicilia”.
"E' così straordinario - ha detto l'immancabile
Vittorio Sgarbi - che la Cattedrale sembra quella del
1760 e non si può fare un interno contraddittorio con queste
armonie con cui è stata ricreata. Per questo, gli affreschi
saranno realizzati in collaborazione col maestro Ottavio
Mazzonis, 86 anni, allievo di Nicola Arduino, che nel 1950
ha fatto gli affreschi della chiesa di Noto, e che ha un
tratto che assomiglia a quello del Tiepolo".
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