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CATANIA - al teatro Grotta Smeralda, la commedia “Attori e
Malfattori” di Ernesto Mangano e Rodolfo Torrisi
CATANIA
- A grande richiesta la compagnia Teatro delle Nevi, ha
portato in scena. nei giorni 27 (ore 21.00) -28(ore 21.00)
-29 (ore 19.00) marzo 2009, al teatro Grotta Smeralda, la
commedia “Attori e Malfattori” degli autori Ernesto Mangano
e Rodolfo Torrisi
Selezionato per il recente Premio Regionale Fita tra tutti
gli spettacoli della provincia di Catania in occasione del
quale Maurizio Panasiti vincitore del premio miglior attore
caratterista 1° Festival del Teatro Regionale organizzato
dalla FITA/SICILIA),gli autori, in quella occasione, sono
stati altresì onorati dalla pubblicazione del loro testo. Lo
spettacolo conferma, in ogni replica, il grande successo da
parte del pubblico che, sempre numeroso, si lascia
coinvolgere e divertire dalla storia avvincente e
dal’epilogo …. fuori copione
La commedia è ambientata in un istituto penitenziario, nel
quale la Direttrice arrivista e severa, interpretata da
Elisa Toscano, acconsente a sviluppare un programma
rieducativo per un piccolo gruppo di detenuti scelti
direttamente da una professionista esterna, una regista i
cui panni sono indossati da Liliana Biglio che colora questo
personaggio con frizzante brio e grandi capacità
interpretative. Personaggio a sé è il ruolo vestito da Erika
Insabella, voce e volto di un osservatore che commenta e
racconta il susseguirsi delle scene, come fosse una
coscienza con cui doversi confrontare.
I quattro detenuti, selezionati attraverso divertenti
provini, sono impersonati da Ernesto Mangano, che mette in
scena “Corrado” il tipico criminale dei colletti bianchi;
Rodolfo Torrisi che caratterizza il suo “Nicola”, malandrino
testa calda e spaccone, con caratteri di sicilianità e
misoginia; Maurizio Panasiti colora il suo extracomunitario
“Italo” con estrema bravura, passando da un accento ad un
altro e infine Marco Musumeci si affida ad
un’interpretazione basata su gesti ed espressioni per il
muto carcerato “ Volume”.
Attenta spettatrice, si fa per dire, l’agente scelto
Marcella Apicella, la cui caricata femminilità e spiritosa
caratterizzazione sono interpretati da Irene Tornabè.
Esplosivo l’intermezzo “religioso” di tre suore: la madre
superiora, Suor Alfia, della vulcanica Angela Barbagallo e
le due coordinatissime consorelle, Suor Cirina, Daniela
Torrisi e Suor Filadelfa, Giovanna Petralia.
La trama ricca di cambi di ritmo e tono, si sviluppa
in due atti divertenti ma non privi di un finale a sorpresa
coordinati dalla regia di Rodolfo Torrisi e dai co-registi
Ernesto Mangano e Maurizio Panasiti e accompagnati dalle
musiche originali di Alfio Donzuso.
“Perché tanti detenuti si iscrivono al teatro? Intanto,
perché è sempre meglio che starsene buttati sulla branda,
ammesso che ce ne sia lo spazio. In più si dispera di
ottenere considerazione a una delle centinaia di istanze
inevase di permesso, o di pene alternative, e si prova col
teatro, attività in vista, un po’ imbarazzante. Ma poco dopo
aver cominciato il corso e le prove, i detenuti si accorgono
che gli piace. Moltissimo. Si sentono attori, dunque lo
sono. Attori cui è capitato l’incidente di finire in galera.
Il teatro è sempre l’occasione di una seconda vita: solo che
in galera la prima vita non c’è, quella non è vita.
Sovversivo è il teatro: e rassicurante, perché la
sovversione dura il tempo della recita. Si chiama in scena
la fiera, la si fa ruggire, poi la si rimanda in gabbia e si
prendono gli applausi. Un’autorizzazione condizionale a
occupare per un paio d’ore il nido del cuculo. Le autorità
grandi e piccole che assistono si passano il dito nel
colletto, come se facesse molto caldo, ma sanno che fra poco
tutti torneranno docili a struccarsi nelle loro celle,
blindate a quintupla mandata, in uno specchietto di
plastica. Gli stessi detenuti, forse, non se ne ricorderanno
più, mezz’ora dopo. Non si ricorderanno più di quelle
possibili vite di ricambio, oltre alla propria di ladruncolo
o piccolo spacciatore, o truffatore, o rapinatore”.
Adriano Sofri (12 giugno 1998)
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