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CATANIA -
SECONDO LA PROCURA, LA FESTA DI Sant'Agata SAREBBE CONTROLLATA
DA parte della famiglia Santapaola: Otto indagati
LA DIFESA DI due di loro: "AccusE abnormI"
CATANIA
- La Procura di Catania ritiene che la festa di Sant'Agata,
potrebbe esser gestita da parte della famiglia Santapaola. Per
questo è stato fatto notificare l'avviso di conclusione
indagini nei confronti di otto presunti appartenenti al clan
Santapaola. Per essi è ipotizzata l'associazione mafiosa
finalizzata ad ottenere ingiusti vantaggi.
Gli indagati sono Nino Santapaola, 47 anni, nipote del
boss Benedetto; il figlio minore di quest'ultimo, Francesco,
35 anni; Salvatore Copia, 38; quattro esponenti della famiglia
Mangion, Enzo, 49 anni, Alfio, 35, Vincenzo, 31, e Agatino,
25; e l'ex presidente del Circolo S. Agata alla Collegiata,
Pietro Diolosà, di 54 anni.
La Procura ipotizza che "Il controllo della festa sarebbe
avvenuto attraverso il Circolo S. Agata, che gestisce le
uscite e le fermate del fercolo con il busto reliquiario della
Santa Patrona e delle Candelore, portate a spalla che vengono
fatti 'annacare' (ballare) durante la processione".
Nell'inchiesta sono finite anche le presunte scommesse,
sull'orario di uscita e di rientro del fercolo, i fuochi
d'artificio, l'acquisto e la vendita della cera e il mercato
degli ambulanti, ma non sono emersi elementi tali da
giustificare la richiesta di un provvedimento restrittivo.
Anche la richiesta di soldi a commercianti, con cifre di poche
decine di euro ma a 'tappeto', non avrebbe trovato riscontro
nelle dichiarazioni delle vittime. La Procura ipotizza invece
che ogni clan di rilievo gestisse una propria candelora per
crescere il proprio 'prestigio'.
LA DIFESA: ACCUSE ASSURDE
Il difensore di due degli otto indagati, Pietro Diolosà e
Salvatore Copia, avvocato Antonio Fiumefreddo, ha detto invece
che: "I festeggiamenti in onore di S. Agata coinvolgono
migliaia e migliaia di persone, impegnate in ruoli diversi,
pertanto persino un intervento manu militari non
sarebbe certamente in grado di ottenere il controllo di
alcunché". L'avv. Fiumefreddo ha tuttavia manifestato grande
rispetto per il lavoro della magistratura, pur facendo
rilevare "l'abnormità dell'accusa". Ed ha aggiunto che i suoi
assistiti "sapranno offrire e documentare la più minuziosa
ricostruzione dei fatti, così colmando l'obiettiva genericità
degli episodi citati nell'indagine, e che presto si riuscirà a
dimostrare la loro totale estraneità ai reati contestati".
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