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LUTTO NEL GIORNALISMO - FRANCESCA PATANE', GIORNALISTA E
SCRITTRICE, PENNA FORTE CONTRO LA MALAUNIVERSITA' ITALIANA, E'
DECEDUTA DOPO IMPIETOSA MALATTIA A PALERMO
Di Enza Garipoli e Quirino Paris

PALERMO - Cosa dire? non ci ho creduto fino a
poche ore fa, mi sembrava impossibile che il cancro, tramite gli
svariati indesiderati ospiti che la tormentavano, avesse
potuto avere la meglio sulla sua indistruttibile e indomita
anima. Eppure, questo anno funestissimo, ha mietuto una
ennesima vittima nel mondo del giornalismo e della Cultura
siciliana, specialmente catanese, la sua città, in cui
Francesca nacque il 28 luglio 1953.
Più avanti ne scrive più dettagliatamente il prof. Quirino
Paris, recentemente assolto dal giudice di pace di Roma,
dalla querela presentata a suo carico dai professoroni
dell'università palermitana ecc.. battaglia che Francesca ha
seguito passo passo e puntualmente riferito dalle severe
pagine del suo AteneoPalermitano.it. Una battaglia per cui è
stata ampiamente citata su periodici, Panorama ecc. e libri, a
cominciare da La Deriva e per finire con Parentopoli, di noti
scrittori e giornalisti.
In questo momento il cuore recita solo meste preghiere.
Elogio di Francesca Patanè
Il giornale Ateneo Palermitano non turberà più il sonno di
coloro che gestiscono la malauniversità, la malasanità, il
malgoverno, e la mafia accademica. Il suo direttore
responsabile, Francesca Patanè, è spirato mercoledì 16 settembre 2009
in seguito a metastasi da cancro. Il 26 agosto u.s. – da sola,
come sempre – aveva messo online l’ultimo numero del suo
amatissimo e sempre devastante
http://www.ateneopalermitano.it
. Nessuno, all’infuori dei familiari, sapeva della malattia
che si protraeva dal 1998. Francesca Patanè non voleva la
compassione di nessuno e, soprattutto, che la sua condizione
di malata venisse a velare – nella mente dei suoi lettori e di
coloro ai quali i suoi strali erano indirizzati – la
professionalità della sua attività di giornalista.
Francesca Patanè divenne giornalista fin dagli anni
dell’Università, nell’amata Catania, alla scuola di Giuseppe
(Pippo) Fava, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 perché –
scrisse Francesca Patanè – “… si era opposto coi suoi articoli
ai ‘cavalieri’ della città, i maggiorenti che a quel tempo
dettavano la storia economica, politica e sociale di Catania.”
La verità innanzitutto – costi quel che costi – la legalità e
la giustizia, sono sempre stati i soli criteri che hanno
ispirato e guidato Francesca Patanè nella scelta e sviluppo
dei temi per i suoi articoli e per il suo giornale.
La storia di Ateneo Palermitano è emblematica.
Diventata dirigente bibliotecaria all’Università di Palermo,
nel 1994 Francesca Patanè ricevette l’incarico speciale
dall’allora rettore, Antonino Gullotti, di “riportare in vita
il giornale” la cui testata, “Ateneo Palermitano,” aveva visto
una pubblicazione molto frammentaria fin dal 1950, con
ripetute decadenze della registrazione presso il Tribunale.
Per più di due anni, dal 1994 all’ottobre 1996, il giornale
dell’Università di Palermo uscì con puntualità – la prima e
fondamentale caratteristica di professionalità di una testata
– ma “scelte politiche” lo ridussero al silenzio ancora una
volta, e alla decadenza della registrazione. Nel 2001,
Francesca Patanè registrò a suo nome la testata “Ateneo
Palermitano” divenendone proprietaria legalmente riconosciuta
dal Tribunale di Palermo e direttore responsabile. Iniziò
allora una serie ininterrotta e puntuale di novantuno numeri,
fino ad oggi.
I potenti dell’Università di Palermo, inclusi il
rettore e il direttore amministrativo, non si sono mai dati
pace del fatto che la testata “Ateneo Palermitano” fosse
controllata da Francesca Patanè. I suoi editoriali ed
articoli, precisi e documentati, misero spesso a nudo una
situazione di malauniversità. Il colmo dell’insofferenza
istituzionale fu raggiunto nel gennaio 2006 con un articolo
che riportava la notizia, già diffusa da giornali nazionali,
di due docenti dell’Università di Palermo indagati per
associazione a delinquere dalla Procura di Firenze. La
macchina silenziatrice dell’Università di Palermo si mise in
moto avviando un procedimento disciplinare a carico di
Francesca Patanè che le venne comunicato assieme all’articolo
del codice di disciplina che prevede il licenziamento senza
giusta causa. Francesca Patanè non si diede per vinta e
allertò la stampa nazionale del sopruso che si stava
consumando. Il giorno stesso della sua audizione davanti alla
commissione disciplinare, La Repubblica uscì con un articolo
in sua difesa e in difesa della libertà di stampa. I
maggiorenti dell’Università, presi alla sprovvista da tanta
pubblicità non richiesta, fecero rapidamente marcia indietro e
– per bocca del rettore Silvestri – annullarono, di fatto, il
procedimento.
Nonostante la bruttissima e pericolosissima esperienza
inflittale dall’istituzione alla quale aveva dedicato una vita
di lavoro ma che, forse, per avere il quartier generale nello
Steri –l’edificio dell’Inquisizione Spagnola – ne aveva
assunto lo spirito che trasuda ancora dalle sue mura,
Francesca Patanè trasse maggiore convinzione che la libertà di
stampa fosse, in assoluto, il primo obiettivo e la prima
condizione di una società civile. Così, negli ultimi anni,
Ateneo Palermitano divenne un faro di luce a livello nazionale
sulle vicende dei concorsi universitari truccati, dei bilanci
universitari falsi, della magistratura che quando tratta di
vicende universitarie spesso si intorpidisce senza lasciare
tracce significative, del Ministero dell’Istruzione
dell’Università e della Ricerca (Miur) che non esegue mai le
sentenze del Consiglio di Stato, del Miur che gestisce una
privatizzazione latente dell’Università italiana a partire
dalle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia e dalle
Scuole Superiori per Mediatori Linguistici. Ateneo Palermitano
prese spesso le difese di singoli ricercatori e professori
tartassati dalle cosche baronali. Si scagliò contro le inutili
ricette dei luminari di entomologia che non sanno fare niente
di proficuo contro il punteruolo rosso che devasta le secolari
palme di Palermo e della Sicilia.
Francesca Patanè amava la bellezza dello scrivere, la
bellezza del vivere, la bellezza del mare di Cofano. Con
la sua giustizia morale e onestà intellettuale ha fatto un
grande onore al giornalismo.
È scomparsa una voce chiara ed importante.
Quirino Paris
19 settembre 2009
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