Vorrei aprire il post di oggi con le parole di Tiziana Troina, organizzatrice del No Berlusconi Day di Londra.
"Tutti siamo a manifestare lo stesso giorno, noi urliamo con Roma e urliamo al Presidente Berlusconi di dimettersi… ma non solo lui, ma tutta la classe politica che gli sta vicino e non: sinistra, destra, centro… Tutti quelli che stanno supportando un sistema perverso devono capire che adesso, con la rete, Facebook, c’è una realtà diversa…"
Credo che questa affermazione raccolga in sé tutto l’integralismo populista di certi antiberlusconiani. In realtà un ottimo esempio di «sistema perverso» è dato proprio da chi la pensa a quel modo. E’ vero, l’ordinamento agognato dal Presidente del Consiglio ricorda vagamente lo “stato d’eccezione” di Carl Schmitt – altrimenti detto “stato totale per energia”, che poco ha a che fare con lo stato di diritto e che di fatto trasforma la nostra repubblica parlamentare, il nostro Stato liberale, in una democrazia plebiscitaria – e molto spesso le sua azioni sono in aperto contrasto con quanto promesso in campagna elettorale o con i valori di base del liberalismo (tanto che sono il primo a muovere critiche verso il Premier e la sua maggioranza), ma le richieste estreme di certi manifestanti vanno ben oltre il diritto di critica: sono pretese illegittime di una minoranza.
Si discute tanto sul
numero di partecipanti al No-B-Day (novantamila secondo
la Questura, un milione secondo gli organizzatori) ma in
ogni caso si tratta di un numero irrilevante rispetto a quei
sedici milioni di cittadini che, con il loro voto, hanno
consegnato il Paese a questa maggioranza. Su cui si può
discutere, certamente, ma – piaccia o no – il centrodestra
ha il diritto di governare. Il cittadino ha invece il
diritto di dissentire, di fare controinformazione, di
lamentarsi ma non può pretendere che una maggioranza
regolarmente eletta si faccia da parte perché ripudiata da
una opposizione in minoranza.
Sbaglia Berlusconi nel credere di poter fare ciò che vuole
in virtù del largo consenso di cui dispone – dopo quindici
anni di politica deve ancora imparare a rispettare organi di
controllo e istituzioni – ma commette lo stesso errore chi
se ne infischia del voto regolare per imporre, con
demagogia, la propria volontà. E’ una questione di
buonsenso, in entrambi i casi.
Concordo solo su un punto: il successo della manifestazione mette in evidenza l’importanza dei nuovi strumenti di aggregazione, Facebook in primis. Questa è senza dubbio un’ottima dimostrazione di cosa si può costruire con il supporto delle nuove tecnologie, ma non si commetta l’errore di vedere nei social network il deus ex machina della politica. Il rischio è che alle prossime elezioni, anziché contare il numero delle schede, si decida la classe politica in base ai dati offerti da Urchin!






