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L'AQUILA - LUTTO NAZIONALE PER LA TRAGEDIA DEL
TERREMOTO CHE HA COLPITO IL CENTRO iTALIA. IN ABRUZZO SI
CONTINUA A SCAVARE TRA LE MACERIE
Il bilancio alle 0.11 del 7 aprile 2009: 150 morti, 70mila
sfollati, 250 dispersi e 100 estratti vivi

L'AQUILA
- Proclamato il lutto nazionale, per la tragedia che ha
colpito l'Abruzzo, provocando oltre 100 morti con almeno 200
dispersi. Tratte finora in salvo 60 persone vive dalle
macerie.
Si scava ancora febbrilmente sotto le macerie, fino a
tarda notte si continua ad estrarre corpi senza vita.
Famiglie decimate, case distrutte, morti e angoscia. E' una
lotta contro il tempo e la disperazione. Stanotte piove su
L'Aquila e provincia, una notte tristissima per l'Italia
tutta.
LA CRONACA DEL MATTINO
La situazione sembra da subito molto grave: già alle
5 del mattino si parla di "crolli e persone coinvolte",
verso le 7 i carabinieri denunciano "decine di vittime",
sono oltre 20 alle ore 10; poi salgono ad oltre 50 secondo
le dichiarazioni di Maroni delle 12.20.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi firma lo
stato di emergenza nazionale ed in Abruzzo iniziano ad
arrivare migliaia tra volontari della Protezione Civile,
Forze dell'ordine e Vigili del Fuoco per aiutare nei
soccorsi, scavando anche con le mani nude tra i calcinacci.
Tutte le regioni italiane, dall'Alto Adige alla Sicilia, si
mobilitano con uomini e mezzi per fornire gli aiuti
necessari e per ospitare i feriti meno gravi. La Croce Rossa
ha aperto on line una raccolta di fondi, e così anche tante
associazioni private.
Ma è con lo scorrere delle ore che la tragedia si manifesta
in tutta la sua drammaticità: l'ospedale de L'Aquila è
seriamente danneggiato e i medici operano in strada, sempre
nel capoluogo una palazzina di tre piani è implosa ed è
parzialmente crollata la Casa degli studenti. Da qui per
tutto il giorno, con una straziante alternanza, verranno
recuperati cadaveri e persone vive.
SOCCORRITORI E SCIACALLI
Tendopoli sono state allestite nei campi sportivi e nei
parchi da stamattina: e' necessario correre contro il
tempo: in totale in Abruzzo sono giunte almeno 2.000
tende per aiutare 10-15mila persone ad affrontare la
notte ed il maltempo imminente, negli alberghi della costa
sono stati requisiti posti letto, arrivano i bagni chimici e
vengono organizzati pasti necessari per circa 18mila
persone.
Nelle zone colpite gia' sono stati effettuati i primi
arresti per sciacallaggio nelle case abbandonate.
Nel territorio dell'Aquilano i centri colpiti
stanotte dal violento sisma, secondo la mappa tracciata
dalla Protezione civile, oltre al capoluogo, sono: San
Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo, Paganica, Fossa, Villa
Sant'Angelo, San Gregorio, Poggio Picenza, San Pio, Barrile,
Ocre, Rovere, Rocca di Cambio, Pianola, Poggio di Roio,
Tempera, Camarda ed Onna. Proprio in quest'ultimo centro
la distruzione più grave: il paese, circa 350 abitanti con
antiche case a mattoni, è raso al suolo e si contano 40
morti, tra i quali gente in vacanza e tre bambini.
Da stamattina si continua a scavare tra le macerie,
ma già sono sorte alcune polemiche: l'eccezionale
scossa di terremoto poteva essere prevista e la tragedia
evitata? Gianpaolo Giuliani, dai laboratori di fisica
nucleare del Gran Sasso, giura di aver visto in anticipo
il dramma che si avvicinava. Lo aveva detto nelle scorse
settimane ed era stato denunciato per procurato allarme. Il
capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che aveva
chiesto una "punizione esemplare" per "quegli imbecilli che
si divertono a diffondere notizie false", ora è costretto a
una posizione meno aggressiva, e spiega pacatamente che non
esiste alcuna procedura scientificamente convalidata che
permetta di prevedere i terremoti. Dalla sua ha praticamente
tutto il mondo scientifico: dello stesso parere è infatti il
presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi e molti esperti del mondo
accademico. Mentre il direttore dei laboratori del Gran
Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn),
sottolinea che Giuliani non è un ricercatore, ma solo "un
perito elettronico e che non è nemmeno un dipendente
dell'Istituto che io dirigo".
Si ricorda che il vice capo della Protezione civile,
Bernardo De Bernardinis, una settimana fa aveva escluso
la possibilità che la terra potesse tornare a tremare, se
non per piccoli movimenti di assestamento. Una tragica
sottovalutazione, accusa ora la presidente della Provincia
de L'Aquila, Stefania Pezzopane: "La Protezione civile ci
aveva detto di non preoccuparci, forse dovevamo farlo. Era
una tragedia annunciata".
Si poteva prevedere il terremoto?
"Sono tre giorni - afferma Giuliani - che vedevano forti
incrementi di gas radon. Anche la sala sismica si sarebbe
potuta accorgere che si sarebbe stato un terremoto molto
forte. Il mio sismografo - sostiene - denunciava una forte
scossa di terremoto. Tutti potevano osservarlo perché ce lo
avevamo on line e tantilo hanno osservato e si sono resi
conto che le scosse crescevano".
Giuliani sostiene di aver realizzato un 'precursore
sismico', "uno strumento in grado di rilevare il radon e di
evidenziarne le modifiche di concentrazione, permettendo di
prevedere un evento sismico con un anticipo variabile dalle
6 alle 24 ore. Disponiamo - spiega - di 5 stazioni che ci
consentono di triangolare i dati ottenendo con precisione
l'epicentro e il grado sismico dell'evento".
"Quello di cui parla Giuliani - ribatte il direttore dei
laboratori del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica
nucleare Eugenio Coccia - è la capacità di controllare
l'attività sismica attraverso la misurazione del gas
radioattivo: una cosa che è nota ai sismologi da almeno 50
anni, e che è studiata ovunque. Nessun esperto avrebbe
trattato con tanta ingenuità un argomento del genere. In
base alle sue previsioni - continua - bisognava evacuare
Sulmona otto giorni fa. Se lo si fosse fatto, molto
probabilmente gli sfollati sarebbero stati portati a
L'Aquila, e oggi sarebbero sotto le macerie. Ecco perché
dico che su queste cose bisogna andare molto cauti".
Conclusi i soccorsi, sarà l'ora della ricostruzione:
per Giandomenico Cifani, ricercatore a L'Aquila
dell'Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr,
ci vorranno "7-8 anni, almeno come avvenne per il sisma di
Umbria e Marche".
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