ROMA - Codice di Procedura Civile, Domani entra in
vigore l’ennesima riforma - Si tratta dell’ulteriore ritocco
nello spazio di pochissimi anni: nella speranza di processi
piu' veloci, ma non mancano "trappole" per i difensori di Sebastiano Mangiameli
ROMA - La riforma del codice di procedura civile.
Dal quattro luglio entra in vigore l’ennesima riforma del
codice di rito. Si tratta dell’ulteriore ritocco nello
spazio di pochissimi anni. Ogni volta si è pensato di
eseguire modifiche fondamentali per ridimensionare la durata
dei giudizi e non incorrere più nelle sanzioni previste
dalla legislazione europea. Ogni volta ci si è accorti di
non avere fatto abbastanza e si è corsi ai ripari: ancora un
aggiustamento, ancora una “riforma” che si annuncia epocale
ed ultimativa. Ma che tale non é.
Non mi addentrerò in notazioni tecniche per non annoiare chi
legge. Basta, però, evidenziare i tratti salienti
dell’intervento del Legislatore.Quasi tutte le
sentenze sono diventate ordinanze;il termine di sei
mesi previsto per molte scadenze è stato ristretto a
tre; l’anno per il passaggio in giudicato della
sentenza è stato ridotto a sei mesi. E’ stato introdotto
un rito più snello per le cause innanzi al giudice
monocratico; sull’accordo delle parti costituite sarà
possibile la testimonianza scritta. Il Giudice di Pace si è visto ampliare la competenza per
valore.La tecnologia avrà grande rilievo anche
tra le scartoffie accatastate nei vari piani dei palazzi di
giustizia. E così via di seguito… In verità si è di fronte ad un altro tentativo di
accelerare i tempi dei processi disseminando il
percorso dei difensori di “trappole” e rendendo alquanto
difficile l’esercizio del patrocinio innanzi ai giudici. In
altre parole, si è partiti dall’idea che gli avvocati siano
i responsabili dei tempi lunghi dei processi civili e si è
voluto delimitare il loro ambito di manovra restringendone i
limiti temporali. Se questa può essere una lettura
dell’ultima modifica al codice di rito – che da sola la dice
lunga sul modo di porsi del Legislatore (e quindi della
politica) innanzi a quello che deve considerarsi uno dei
compiti dello stato di diritto (dirimere le controversie tra
i consociati) -, un altro modo di approcciarsi potrebbe
essere quello di sottolineare una certa cortezza di vedute
di chi si è posto tale immane compito.
Infatti, in attesa della concretizzazione delle deleghe
circa la semplificazione dei riti, non si è fatta molta
attenzione al fatto che, da oggi, innanzi ad uno stesso
giudice potranno essere chiamate cause disciplinate da tre
ultimi “riti” nascenti dalle ultime tre così dette riforme:
prima del 2006, dopo il 2006 e dopo il 4 luglio 2009. Ognuno di questi riti avrà una durata diversa ed una
diversa articolazione, con l’inevitabile conseguenza di
causare strozzature che finiranno con l’appesantire i ruoli
dei magistrati, al di là di ogni intento meritorio di chi ha
messo mano alle forbici per tagliare, sfoltire, accorciare.
Una notazione. E’ strano, per esempio, che a nessuno sia venuto in mente
di stabilire termini perentori anche per il deposito in
cancelleria dei provvedimenti da parte dei magistrati.
Un’altra notazione.
Spesso gli interventi eseguiti in un settore dell’attività
umana sono demandati agli esperti, a coloro, cioè, che per
mestiere studiano le cose che gli altri, invece, mettono in
pratica. Spesso, quindi, questi interventi sono connotati da
una certa distanza dal mondo reale. Ora, è possibile che
emeriti studiosi del diritto – che non hanno mai messo piede
in un’aula di giustizia – si siano prodigati – oltre misura
– ad escogitare rimedi per sopperire alla magagne del nostro
sistema-giustizia. E’ possibile che tali mirabili
architetture – a volte – si scontrino con la misera
realtà di tutti i giorni, senza riuscire ad incidere più di
tanto su di essa. Penso, ad esempio, a quello che, nella mente del
Legislatore, doveva essere la panacea di tutti i mali del
processo: il così detto rito societario, quello che,
entrato in vigore nel 2003 e modificato un paio di volte,
dopo sei anni è stato abrogato, dopo averne constatato
la ineffabile complessità e la totale inutilità
Non voglio concludere in negativo: certamente ciò non
accadrà con questa nuova riforma.
Speriamo.