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Cronache

3 luglio 2009

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ROMA -  Codice di Procedura Civile, Domani entra in vigore l’ennesima riforma - Si tratta dell’ulteriore ritocco nello spazio di pochissimi anni: nella speranza di processi piu' veloci, ma non mancano "trappole" per i difensori
di Sebastiano Mangiameli
 

 


ROMA - La riforma del codice di procedura civile.
Dal quattro luglio entra in vigore l’ennesima riforma del codice di rito. Si tratta dell’ulteriore ritocco nello spazio di pochissimi anni. Ogni volta si è pensato di eseguire modifiche fondamentali per ridimensionare la durata dei giudizi e non incorrere più nelle sanzioni previste dalla legislazione europea. Ogni volta ci si è accorti di non avere fatto abbastanza e si è corsi ai ripari: ancora un aggiustamento, ancora una “riforma” che si annuncia epocale ed ultimativa.
Ma che tale non é.
Non mi addentrerò in notazioni tecniche per non annoiare chi legge. Basta, però, evidenziare i tratti salienti dell’intervento del Legislatore. Quasi tutte le sentenze sono diventate ordinanze; il termine di sei mesi previsto per molte scadenze è stato ristretto a tre; l’anno per il passaggio in giudicato della sentenza è stato ridotto a sei mesi. E’ stato introdotto un rito più snello per le cause innanzi al giudice monocratico; sull’accordo delle parti costituite sarà possibile la testimonianza scritta.
Il Giudice di Pace si è visto ampliare la competenza per valore. La tecnologia avrà grande rilievo anche tra le scartoffie accatastate nei vari piani dei palazzi di giustizia. E così via di seguito…
In verità si è di fronte ad un altro tentativo di accelerare i tempi dei processi disseminando il percorso dei difensori di “trappole” e rendendo alquanto difficile l’esercizio del patrocinio innanzi ai giudici. In altre parole, si è partiti dall’idea che gli avvocati siano i responsabili dei tempi lunghi dei processi civili e si è voluto delimitare il loro ambito di manovra restringendone i limiti temporali. Se questa può essere una lettura dell’ultima modifica al codice di rito – che da sola la dice lunga sul modo di porsi del Legislatore (e quindi della politica) innanzi a quello che deve considerarsi uno dei compiti dello stato di diritto (dirimere le controversie tra i consociati) -, un altro modo di approcciarsi potrebbe essere quello di sottolineare una certa cortezza di vedute di chi si è posto tale immane compito.

Infatti, in attesa della concretizzazione delle deleghe circa la semplificazione dei riti, non si è fatta molta attenzione al fatto che, da oggi, innanzi ad uno stesso giudice potranno essere chiamate cause disciplinate da tre ultimi “riti” nascenti dalle ultime tre così dette riforme: prima del 2006, dopo il 2006 e dopo il 4 luglio 2009.
Ognuno di questi riti avrà una durata diversa ed una diversa articolazione, con l’inevitabile conseguenza di causare strozzature che finiranno con l’appesantire i ruoli dei magistrati, al di là di ogni intento meritorio di chi ha messo mano alle forbici per tagliare, sfoltire, accorciare.
Una notazione.
E’ strano, per esempio, che a nessuno sia venuto in mente di stabilire termini perentori anche per il deposito in cancelleria dei provvedimenti da parte dei magistrati.

Un’altra notazione.
Spesso gli interventi eseguiti in un settore dell’attività umana sono demandati agli esperti, a coloro, cioè, che per mestiere studiano le cose che gli altri, invece, mettono in pratica. Spesso, quindi, questi interventi sono connotati da una certa distanza dal mondo reale. Ora, è possibile che emeriti studiosi del diritto – che non hanno mai messo piede in un’aula di giustizia – si siano prodigati – oltre misura – ad escogitare rimedi per sopperire alla magagne del nostro sistema-giustizia. E’ possibile che tali mirabili architetture – a volte – si scontrino con la misera realtà di tutti i giorni, senza riuscire ad incidere più di tanto su di essa.
Penso, ad esempio, a quello che, nella mente del Legislatore, doveva essere la panacea di tutti i mali del processo: il così detto rito societario, quello che, entrato in vigore nel 2003 e modificato un paio di volte, dopo sei anni è stato abrogato, dopo averne constatato la ineffabile complessità e la totale inutilità
Non voglio concludere in negativo: certamente ciò non accadrà con questa nuova riforma.
Speriamo.
 

 

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