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Cronache

 14 febbraio 2010

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PALERMO -
Il Respiro del tempo
Maria Vinci
Università di Palermo – Orto Botanico – Tepidarium
19 Febbraio – 7 Marzo 2010
di Aldo Reina



ACERO CAMPESTRE DI Pomieri

PALERMO - Gli attori-soggetti esposti nella Mostra di Maria Vinci sono i magnifici alberi stanziati nel Parco delle Madonie, sublime palcoscenico della natura. Quanto mai rispondente la titolazione “Il respiro del tempo”, se è vero che questi imponenti plurisecolari organismi viventi rappresentano la saggezza silenziosa non scalfita dal tempo, di un passato immoto persistentemente al presente.
I dipinti di Maria Vinci hanno un fascino particolare, con livelli emozionali plurimi e sfaccettati in relazione al piano di osservazione spiritualmente personale. L’enunciazione visiva iniziale catalizza l’attenzione per l’accuratezza del tratto, la delicatezza delle linee, la precisione minuziosa dei particolari, in un corollario figurativo proteso a rendere effettuale il disegno complessivo. Una proiezione iconografica, quindi, quanto mai fedele alle peculiarità identificative di ciò che si rappresenta.
Sarebbe, tuttavia, alquanto riduttivo limitarsi a considerare i dipinti della Vinci unicamente sotto l’aspetto tecnico ovvero di una pura concezione estetica, meramente realistica. L’Artista si spinge ben al di là dell’aspetto olistico e se si osserva attentamente ogni singola tela, ci si affranca dal contesto, se si riesce a immergersi nelle sovrapposizioni estensive della rappresentazione pittorica, ecco che si scopre un disegno più ampio, si riescono a carpire, percepire e recepire significati più intimi, di natura intuitiva soggettivamente indotta, che suffragano un’astrazione e una sensibilità rara, peculiare dell’Artista.

In questo viaggio sensibile, alla scoperta dell’anima errante fugacemente insita nei dipinti, i colori assumono un ruolo primario. Mentre il segno, il tratteggio, il disegno si sviluppa elegantemente su un livello di applicazione realistica, il tenore cromatico dà corposità ai dipinti, ne illustra la volontà ispirativa, estendendo la visione naturalistica in metafora favolistica, simbolismo esistenziale. La delicatezza, l’abbinamento, la profondità dei colori creano suggestione, stimolano i sensi e la fantasia, suggerendo un’eloquenza espressiva più estesa, ancorché narrativa. Ogni dipinto sembra seguire un umore ispirativo, una morale celatamente dissimulata, e nella presenza delle figure umane in movimento, lillipuziane rispetto alla mole rassicurante degli alberi, si avverte un mormorio di storie infinite, perpetuanti, storie di umana esistenza che si adagiano nelle radici delle piante, guadagnando l’immortalità. Ecco perché l’Acero campestre di Pomieri, l’Acero montano di Passo Canale, la Roverella di Macchia dell’Inferno, il Leccio di Piano Zucchi, il Pero mandorlino di Piano delle Fate, il Faggio di Piano Pomo, la Sughera di Bosco Sugheri diventano punti focali di memorie senza tempo, epicentro di condivisione vitale nel susseguirsi delle generazioni.

Ogni dipinto, quindi, ispira alla riflessione, all’astrazione, in ogni dipinto viene pronunciata una fabula, e l’ipotetica morale richiama queste superbe testimonianze della natura come genitrici autentiche e depositarie di attimi fuggenti trattenuti, confidenti di variegati umori, segreti, ricordi, legame indissolubile di memorie affidate che sopravvivono all’indifferenza del tempo, armonia e allegoria infinita di emozioni mai vinte.



 

 

 

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7 novembre 2009

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4 novembre 2009

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Ci sono "ricattatori e ricattatori" come ci sono anche, loro malgrado, "ricattati e ricattati", tra le categorie che piu' stanno accendendo l'audience .....segue
 

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