MILANO-
Quando ho iniziato a scrivere la tesi di laurea non si
parlava ancora della crisi del debito sovrano, i giornali
hanno cominciato a esprimere dubbi sulla sostenibilità del
debito pubblico solo a partire dallo scorso maggio, eppure si
intravedeva già da tempo quello che era all’orizzonte. Le
difficoltà che stanno vivendo gli Stati nazionali da un lato e
le banche dall’altro – costrette alla ricapitalizzazione e
molto probabilmente obbligate a minori profitti con
l’approvazione dei nuovi accordi di Basilea – mi hanno spinto
a cercare un partner ideale per le piccole e medie imprese
italiane, ora che si tratta di ripartire (ammesso che non si
inneschi una nuova fase recessiva, ipotesi plausibile).
L’ho trovato negli investitori
in capitale di rischio, formali e informali, che oggi
dispongono di un discreto livello di capitale, nonostante gli
scarsi livelli di raccolta del 2009. Pur non rappresentando
una risposta di sistema, il
private equity può senza dubbio dare un contributo
importante nella fase di ripresa: i fondi non vanno
considerati come fondi salva-imprese, sarebbe assurdo
pretendere dagli investitori di sostituirsi allo Stato
facendosi carico del futuro di migliaia e migliaia di PMI, ma
senza dubbio gli investitori in capitale di rischio
rappresentano un attore importante per le PMI innovative che
dovranno superare la fase di start-up nei prossimi anni.
Ci sono "ricattatori e ricattatori" come ci
sono anche, loro malgrado, "ricattati e ricattati", tra le
categorie che piu' stanno accendendo l'audience
.....segue