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Cronaca

27 luglio 2008

www.siciliamillennium.it

ROMA - Manovra contro il reintegro dei precari
Proteste di Cgil e Cisl: «Norma iniqua e anticostituzionale»
La misura, una volta diventata legge, impedirà di ottenere la stabilizzazione del rapporto lavorativo

 

ROMA - Questa è una vergognosa "SANATORIA" a favore dei datori di lavoro, ai quali sembra ormai concesso di tutto per merito di un Governo che si sta allontanando sempre più dal Popolo Dei Lavoratori (il vero PDL)

UN PARTO INFELICE
Se l'emendamento - folle e delirante partorito infelicemente da menti che di sicuro non devono combattere con i conti disastrosi di fine mese e neppure con l'angoscia dell'eterna ricerca di un lavoro stabile - passerà anche al Senato le imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori precari.
Questo è l'ignobile sunto dell'emendamento del Governo, approvato ieri notte dalla Commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il testo, la condizione di precario potrebbe così diventare permanente.
STOP AL REINTEGRO - Con la nuova norma il giudice dovrà limitarsi ad applicare all'azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Finora, invece, il giudice che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Non sarà più così.
CONTRATTI A TERMINE DIVENTANO INFINITI - La nuova norma si dovrà applicare anche ai giudizi in corso all'entrata in vigore della legge. Stando così le cose, il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressochè infinita di contratti a termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità.
CGIL: «NORMA INIQUA» - La norma anti-precari ha scatenato le reazioni della Cgil. «Si aumenta la disparità tra lavoratori e imprese», dando a queste ultime «mano libera» sull'utilizzo dei contratti a termine - spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega al mercato del lavoro. È una misura «molto negativa - aggiunge Fammoni - che lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull'uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura».
CISL: «GRAVI LE INCONGRUENZE» - Anche la Cisl tuona contro la norma, giudicata «sbagliata». Il giudizio del segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, sulla misura è negativo. Sotto accusa non solo «il problema dell'indennizzo», ma soprattutto il fatto che «un contratto non corretto viene considerato nullo». In questo modo, spiega Santini, «il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a termine». Insomma «l'eventuale errore dell'azienda non viene sanzionato a vantaggio del lavoratore» che resta senza lavoro. Il segretario confederale della Cisl invita pertanto il Governo a «porre rimedio ad una evidente e grave incongruenza».
UIL: «INCOSTITUZIONALE» - Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil con delega al mercato del lavoro, attacca: «Oltre che sbagliata è incostituzionale». «Uno Stato di diritto - spiega Loy - non prevede il cambio delle sanzioni in corso d'opera». La misura è invece «retroattiva» poichè interviene anche nelle cause in corso al momento della sua entrata in vigore.
CONFINDUSTRIA: «LA DIREZIONE È GIUSTA» - Il giudizio del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, è invece positivo. Secondo gli industriali la norma «va nella giusta direzione». «Un poco di semplificazione - spiega Beretta - e minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione».
AZZOLLINI, «MODIFICARE NORMA ANTI-PRECARI? DIFFICILE» - Secondo il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Azzollini, è difficile che il Senato possa modificare il decreto con la manovra. Neppure nella parte sui precari come chiedono oggi i sindacati. «Al momento l'orientamento del governo, che io sappia, è soltanto di tenere in grande considerazione ciò che il Quirinale ha richiesto - sottolinea Azzolini -. Immagino che lunedì ci siano decine e decine di richieste di cambiare, ma non credo proprio che sia possibile accoglierle».

IL GOVERNO, «NORMA ANTI-PRECARI NON È COLPA NOSTRA» (ma come si possono dire baggianate simili? e non vergognarsi per tutta la vita?)
Intanto il Governo disconosce la paternità della norma anti-precari. Fonti del ministero del Lavoro sottolineano che «si tratta di una misura nata in ambito parlamentare: non l'ha voluta il Governo e tanto meno il ministro Sacconi». «Inizialmente le misure contenute nell'emendamento - spiega una fonte qualificata - dovevano valere sia per il presente che per il futuro, mentre nell'attuale formulazione, riguardano solo le cause ancora aperte». Si tratterebbe quindi di una «sanatoria» per salvare alcune imprese che hanno utilizzato in modo irregolare un numero enorme di precari. Senza la nuova norma rischierebbero un duro colpo economico dalle cause in atto.


 

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