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ROMA - Manovra
contro il reintegro dei precari
Proteste di Cgil e Cisl: «Norma iniqua e anticostituzionale»
La misura, una volta diventata legge, impedirà di ottenere la
stabilizzazione del rapporto lavorativo
ROMA -
Questa è una vergognosa "SANATORIA" a favore dei datori di
lavoro, ai quali sembra ormai concesso di tutto per merito di
un Governo che si sta allontanando sempre più dal Popolo Dei
Lavoratori (il vero PDL)
UN PARTO INFELICE
Se l'emendamento - folle e delirante partorito infelicemente
da menti che di sicuro non devono combattere con i conti
disastrosi di fine mese e neppure con l'angoscia dell'eterna
ricerca di un lavoro stabile - passerà anche al Senato le
imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a
trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori
precari.
Questo è l'ignobile sunto dell'emendamento del Governo,
approvato ieri notte dalla Commissione Bilancio della Camera e
recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori
precari la possibilità di ottenere dal magistrato la
stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il
testo, la condizione di precario potrebbe così diventare
permanente.
STOP AL REINTEGRO - Con la nuova norma il giudice dovrà
limitarsi ad applicare all'azienda una sanzione di entità
variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per
le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Finora, invece, il
giudice che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più
contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a
riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo
indeterminato. Non sarà più così.
CONTRATTI A TERMINE DIVENTANO INFINITI - La nuova norma
si dovrà applicare anche ai giudizi in corso all'entrata in
vigore della legge. Stando così le cose, il datore di lavoro
potrà effettuare una serie pressochè infinita di contratti a
termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a
sei mensilità.
CGIL: «NORMA INIQUA» - La norma anti-precari ha
scatenato le reazioni della Cgil. «Si aumenta la disparità tra
lavoratori e imprese», dando a queste ultime «mano libera»
sull'utilizzo dei contratti a termine - spiega Fulvio Fammoni,
segretario confederale della Cgil con delega al mercato del
lavoro. È una misura «molto negativa - aggiunge Fammoni - che
lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull'uso del
contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità,
queste abbiano alcuna ripercussione futura».
CISL: «GRAVI LE INCONGRUENZE» - Anche la Cisl tuona
contro la norma, giudicata «sbagliata». Il giudizio del
segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, sulla
misura è negativo. Sotto accusa non solo «il problema
dell'indennizzo», ma soprattutto il fatto che «un contratto
non corretto viene considerato nullo». In questo modo, spiega
Santini, «il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul
posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a
tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a
termine». Insomma «l'eventuale errore dell'azienda non viene
sanzionato a vantaggio del lavoratore» che resta senza lavoro.
Il segretario confederale della Cisl invita pertanto il
Governo a «porre rimedio ad una evidente e grave
incongruenza».
UIL: «INCOSTITUZIONALE» - Guglielmo Loy, segretario
confederale della Uil con delega al mercato del lavoro,
attacca: «Oltre che sbagliata è incostituzionale». «Uno Stato
di diritto - spiega Loy - non prevede il cambio delle sanzioni
in corso d'opera». La misura è invece «retroattiva» poichè
interviene anche nelle cause in corso al momento della sua
entrata in vigore.
CONFINDUSTRIA: «LA DIREZIONE È GIUSTA» - Il giudizio
del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, è
invece positivo. Secondo gli industriali la norma «va nella
giusta direzione». «Un poco di semplificazione - spiega
Beretta - e minor rigidità è quello che serve al mercato del
lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che
abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso
logico rispetto alla reale situazione».
AZZOLLINI, «MODIFICARE NORMA ANTI-PRECARI? DIFFICILE» -
Secondo il presidente della commissione Bilancio di Palazzo
Madama, Antonio Azzollini, è difficile che il Senato possa
modificare il decreto con la manovra. Neppure nella parte sui
precari come chiedono oggi i sindacati. «Al momento
l'orientamento del governo, che io sappia, è soltanto di
tenere in grande considerazione ciò che il Quirinale ha
richiesto - sottolinea Azzolini -. Immagino che lunedì ci
siano decine e decine di richieste di cambiare, ma non credo
proprio che sia possibile accoglierle».
IL GOVERNO, «NORMA ANTI-PRECARI NON È COLPA NOSTRA» (ma
come si possono dire baggianate simili? e non vergognarsi per
tutta la vita?)
Intanto il Governo disconosce la paternità della norma
anti-precari. Fonti del ministero del Lavoro sottolineano che
«si tratta di una misura nata in ambito parlamentare: non l'ha
voluta il Governo e tanto meno il ministro Sacconi».
«Inizialmente le misure contenute nell'emendamento - spiega
una fonte qualificata - dovevano valere sia per il presente
che per il futuro, mentre nell'attuale formulazione,
riguardano solo le cause ancora aperte». Si tratterebbe quindi
di una «sanatoria» per salvare alcune imprese che hanno
utilizzato in modo irregolare un numero enorme di precari.
Senza la nuova norma rischierebbero un duro colpo economico
dalle cause in atto.
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