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CATANIA - Il Libro STRENNA
sulla Città e sui CATANESI
Di Gaetano D’Emilio,
"CATANIA"
Media Editore snc
pagg. 184, €.40,00
UNA CITTA’
ALLA RICERCA
DI SE STESSA
TRA CRESCITA E
STAGNAZIONE

LA PREFAZIONE DI FILIPPO ARRIVA
Dire che c’è amore in questo volume è scontato.
Ancor più c’è fiducia nella città, ed essa - nella
penna di D’Emilio tra ricordi e saggezza d’ingegnere
- non è un elemento astratto di case, palazzi
e vie... Ma l’insieme (e lo scrive) di tutti gli abitanti,
poveri e ricchi, intelligenti e furbi, sani e corrotti.
Quella fantastica miscela che descritta, pagina
dopo pagina, dà nerbo alla lettura.
Il racconto è della città e degli uomini che l’hanno
fatta, dalla fondazione a oggi. Non percorre l’autore
(non vuole) diatribe politiche di partiti, né
scempi e sacchi di vario genere (troppo spesso
avvenuti). Sarebbe troppo amaro e doloroso. Così
come ci si ferma davanti allo stallo dei nostri giorni, ma
attenzione perché quella incantata descrizione
del Palazzo degli Elefanti, il viaggio nel corpo di una delle
sedi municipali “tra le più
accoglienti tra i Comuni italiani e, meritatamente nella
storia della democrazia, tra i primi
esempi di amministrazione partecipativa...”, è critica al
malaffare e a chi quel Palazzo ha offeso.
È in via Etnea che D’Emilio ci invita a fare quattro passi.
Una camminata lenta, dallo
sguardo leggero. Via Etnea, la spina dorsale della città, la
strada che sale verso l’infinito e ha
in sé il midollo dell’intelligenza, della creatività, della
bellezza. Ed il bello è un valore etico.
L’autore parla di negozi e di uomini, di bar e di eleganza. La
strada verso la montagna diventa
un grande palcoscenico: è Catania, la città spettacolo. Su
quel palcoscenico fatto di strade e
mercati (almeno prima che l’Unione Europea rattristasse tutto)
di quartieri popolari e cortili aristocratici,
dei versi di Tempio e Martoglio, con cittadini-attori di ogni
classe sociale. Tutti dal
gesto facile, dalla battuta pronta.
È Catania, la città in cui anche le statue gesticolano.
La passeggiata che propone D’Emilio, nel cuore del libro,
parte da Camastra e arriva ai giorni
nostri con i ritmi e i tempi dello “struscio”. Tocca
gioiellerie, adunate fasciste, cantastorie e
giardini, carrozze del Sette-Ottocento, tram a cavallo e
automobili. C’è voglia di perdersi. Sino
alla bellezza del negozio Barbisio e un brancatiano, mitico
nodo alla cravatta. C’è la letteratura
e l’architettura, c’è la durezza delle pietra e la delicatezza
della nostalgia.
La città silenziosa si anima e il rispecchiamento del destino
nell’urbanistica catanese è lungo
di secoli (gran maestro il Vulcano).
Un gioco di rispecchiamenti e rimandi continui che si
frantumano, come un colorito e luminoso
caleidoscopio, in tante storie che narrano una sola Storia.
D’Emilio racconta. E ricorda. È lui il cantastorie. Lui
viandante solitario, tra tanti personaggi meravigliosi,
se la gode.Il mito corre più veloce della ragione. La
descrizione della Civita ha l’accento
accorato; la panoramica sul barocco ha i toni del giocoso. Gli
spazi reali nascondo
simboli e qui – tra queste pagine - si rivela tutto.
Alla fine l’epifania urbanistica mostra una città magmatica,
che ha cambiato volto e storia
per colpa, e volere, del suo Vulcano.
Mostra cittadini testardi che non si sono mossi di un
centimetro dal loro passato, volendo ricostruire
sempre sul sito originario. È quindi Catania città che ha
nelle viscere se stessa, la
propria Storia (come solamente alle grandi città è dato):
questa le dà la forza di rinascere, questa
le permette – ma non so dire per quanto tempo ancora – di
avere un’utopia
Il libro racconta il Viaggio in una Catania
che non riusciamo sempre a guardare bene, che i nostri ragazzi
ignorano, e che sembra uno sfondo sfumato, ma in realtà è il
nocciolo del nostro presente e del nostro futuro.
E la città è ancora alla ricerca di una sua scelta tra la
vocazione commerciale - pseudo industriale e l’aspirazione a
ripercorrere le vie del Turismo, legittimata dai suoi valori
paesaggistici, dal richiamo dell’Etna, dalla sua mitologia che
si sposa felicemente
con il consistente patrimonio culturale architettonico.
Aiutiamola a “smagliarsi” per farle riprendere il cammino.
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