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Catania - Gullotta legge la famiglia Pirandello ai
Benedettini, sabato 14 febbraio
di Maria Valeria Sanfilippo

LEO GULLOTTA
CATANIA - Sabato 14 febbraio, alle 17.30,
nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini, promosso dalla
Facoltà di Lettere e Filosofia e dall’Istituto di Storia dello
Spettacolo Siciliano, con il sostegno del Credito Etneo e
dell’Azienda Al-Cantàra e di Oikos, avrà luogo un incontro con
Leo Gullotta, che leggerà brani da “Nel tempo della
lontananza” (ed. Sciascia), inedito carteggio fra Luigi e
Stefano Pirandello, e da “Tutto il Teatro” di Stefano
Pirandello (ed. Bompiani), cofanetto in tre volumi che
riunisce i testi teatrali del figlio primogenito dell’
agrigentino. Opere curate da Sarah Zappulla Muscarà (ordinaria
Università di Catania) ed Enzo Zappulla (presidente Istituto
di Storia dello Spettacolo Siciliano).
A corredare l’incontro la mostra “I Pirandello” curata
da Enzo Zappulla. Introdurranno la manifestazione il Magnifico
Rettore Antonino Recca e il Preside Enrico Iachello.
La corrispondenza fra Luigi Pirandello e il figlio
primogenito Stefano, suo prezioso collaboratore, segretario,
amministratore, oltre che anch’egli drammaturgo di notevole
rilievo (a torto obliato), è senza alcun dubbio la più
interessante fra quelle pirandelliane per il lungo arco di
tempo che ricopre (dal 1919 al 1936, vigilia della scomparsa
del grande agrigentino), per la ricchezza delle notizie
(letterarie, teatrali, cinematografiche, politiche, private) e
per la qualità del destinatario, quel figlio con cui Luigi
parlava con la massima libertà e sincerità di tutto. Ne
scaturisce l’affresco di un’intera epoca in cui, negli anni
cruciali del fascismo, mentre Luigi Pirandello è in giro per
il mondo (Parigi, Berlino, New York, Los Angeles, Stoccolma,
Praga), sfilano, con i componenti della difficile e tormentata
famiglia Pirandello, i personaggi più autorevoli del panorama
internazionale dei primi decenni del ’900.
Una straordinaria miniera di informazioni non soltanto
sull’avventura narrativa, drammaturgica, capocomicale,
cinematografica, ma anche sulle vicende legate alla nomina ad
Accademico d’Italia, al Premio Nobel, al complesso e
contraddittorio rapporto con Mussolini, ora criticato, ora
blandito, ora esaltato (“Ho visto una recente fotografia del
Duce nell’atto di parlare a Eboli: m’è parso il Davide del
Bernini” scrive a Stefano da New York nell’agosto del 1935).
Un carteggio che è possibile leggere da innumerevoli punti di
vista, una fonte d’ora innanzi imprescindibile per ogni
ulteriore indagine su un periodo storico denso di molteplici,
variegate e imprevedibili implicazioni.
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