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Il nuovo Libro di Anna Mauro
- “Stracchiolitudine” –
recensione di Aldo Reina

Anna Mauro, "Stracchiolitudine"
Edizioni la Zisa, pp. 128, euro 12
PALERMO – Il nuovo libro
di Anna Mauro (Ed. La Zisa) alla lettura rivela uno stile di
scrittura particolarissimo e originale. L’Autrice prende
spunto, meglio dire indaga, fra i curtigghi della Palermo
ultrapopolare e s’inventa Franca, la stracchiola, personaggio
a tutto tondo che rappresenta l’autentico archetipo del vulgo
siculo: donna mai doma, fieramente dignitosa nella propria
ignoranza, con un’intelligenza istintiva e verace, impregnata
fino al midollo nella cultura della consuetudine, satura di
retaggi antichi indiscutibili del così è, è stato e sarà.
Con queste interessanti premesse congetturali, l’Autrice si
destreggia in un’esegesi antropologica che abbraccia, ora con
mordente umoristico, ora con amaro riso, e comunque con
indubitabile talento espositivo, il “Mondo di Franca”,
arricchito da un corollario di personaggi, fatti e
problematiche esistenziali indiscutibilmente vivi, reali,
facilmente riscontrabili nella quotidianità movimentata dei
catoi palermitani della Vucciria, del Capo, di Borgo Vecchio.
Franca è una sopravvissuta alla omologazione dei media,
il suo ceppo antromorfico resiste al virus della
globalizzazione e la preserva dal così fan tutti,
perpetuandone la specie in una sfera culturalmente
circoscritta al proprio mondo millenario, dove l’istinto è
pura estemporaneità, il modo di pensare, parlare, agire e
reagire è retaggio antico permeato da riti di memoria orale,
da steccati insormontabili di vezzi, vizi e virtù, saggezza
primitiva, sentimenti virili e autentici. In Franca non c’è
niente di artefatto: è donna allo stato brado, flusso
d’energia incontenibile.
Questo il punto di partenza, l’osservazione, da qui L’Autrice
immagina specularmente il desiderio di Franca di scrivere un
libro, le proprie memorie quotidiane per caldeggiare, con uno
slancio di fierezza, il dinamismo incontaminato della propria
esistenza. In questa sorta di outing, attraverso Franca, Anna
Mauro aizza il proprio talento divertendosi e divertendo;
inventa e trascrive le avventure di Franca con disinvolta
capacità di emulazione, fedele a un canovaccio identificativo
quanto mai rispondente all’originale.
Alla lettura salta immediatamente agli occhi la difficoltà
idiomatica del vernacolo con cui la protagonista si esprime.
Franca è analfabeta e il suo lessico è linguaggio chiaramente
parlato, deprivato dal repertorio morfologico proprio della
lingua siciliana, quindi assolutamente non facile da
comprendere, figuriamoci in scrittura. Naturalmente l’Autrice
risolve il problema con l’invenzione della figlia adolescente
che, con un’immediata traduzione della “parola” della madre,
ripropone gli episodi con una “lettura” maggiormente
intelligibile. Sicchè il libro procede nella versione doppiata
dal vernacolo orale all’italiano inframmezzato da dialettismi.
Il risultato è assolutamente esilarante, il lettore si
addentra in una dimensione particolare, forse dimenticata, e
convive l’esistenza di Franca con stupore, puro divertimento,
assapora la farsa antica distillata in un modus viventi
concitato, fra le più disparate situazioni di luce e ombra
dell’arrabattarsi, d’impatto ridicole e comiche, e tuttavia
riflesse nell’amara ironia dell’arte di arrangiarsi.
Un testo indubbiamente interessante, Anna Mauro s’inventa un
idioma fresco e diretto, dove la voce di Franca ha espressione
arcaica e senza remore, si disimpegna in un coacervo di lemmi
e fonemi senza limiti lessicali: una voce da leggere,
rileggere, ascoltare e comprendere; un testo indubbiamente
spassoso, piacevole da leggere, da studiare.
La mirabolante quotidianità di Franca scatena rappresentazioni
umoristiche inusitate e la fantasia di Anna Mauro trova
stimoli a iosa e le avventure che racconta divengono giungla
dell’esistenza, contestualizzazioni farsesche al contempo
estremamente verosimili.
In definitiva, un libro che sprigiona buonumore, che appressa
alla gioia di una buona lettura.
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