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PALERMO - Per l'ATTENTATO ALL'ADDAURA CONTRO FALCONE, NUOVO
INDAGATO della procura di Caltanissetta: e' il boss Salvino
Madonia

SALVINO MADONIA
Il 21 giugno del 1989 un
ordigno fu piazzato vicino alla villa del giudice Falcone. Già
condannati Riina come mandante, Salvatore Biondino e Antonino
Madonia come esecutori
PALERMO - Oltre vent'anni dopo il fallito attentato
dell'Addaura al giudice Giovanni Falcone c'è un nuovo
indagato. La Procura di Caltanissetta ha iscritto nel registro
degli indagati il boss mafioso Salvino Madonia, ritenuto tra i
responsabili del fallito attentato del 21 giugno 1989, da cui
il magistrato si salvò solo grazie al rinvenimento
dell'ordigno piazzato a pochi passi dalla sua villa sul mare.
La notizia è stata data dall'agenzia AdnKronos.
Salvino Madonia, 53 anni, è stato condannato come
esecutore materiale dell'omicidio di Libero Grassi,
l'imprenditore palermitano che si era ribellato al racket del
pizzo ucciso nell'agosto del 1990. Il procuratore capo di
Caltanissetta Sergio Lari, che interpellato non smentisce, ha
disposto alla Direzione investigativa antimafia degli
accertamenti tecnici da effettuare sulla muta da sub
utilizzata per sistemare i 58 candelotti di esplosivo sugli
scogli vicino alla villa del giudice poi ucciso nella strage
di Capaci. I magistrati stanno chiarendo "alcuni passaggi
importanti senza tralasciare nulla".

ALL'ADDAURA GLI ARTIFICIERI HANNO
APPENA FATTO BRILLARE IL TRITOLO DESTINATO A FALCONE ED AI DUE
GIUDICI SVIZZERI
A portare i pm di Caltanissetta sulla pista di Salvino
Madonia sarebbe stato un nuovo collaboratore di giustizia.
Falcone non era però l'unico obiettivo di Cosa nostra: secondo
le rivelazioni fatte dal pentito di mafia Antonino Giuffrè,
quel giorno avrebbero dovuto morire anche altri due giudici:
gli svizzeri Carla Dal Ponte e Claudio Lehman. Secondo il
collaboratore di giustizia, i boss avrebbero appreso da un
infiltrato che i due magistrati elvetici sarebbero stati
ospiti quel giorno nella villa di Falcone che li aveva
invitati a fare un bagno.
Al processo d'appello per l'attentato, terminato solo
nel 2003 davanti alla Corte d'Appello di Caltanissetta, il
boss Totò Riina è stato condannato come mandante, Salvatore
Biondino e Antonino Madonia come esecutori. La sentenza
definitiva è stata emessa dalla Corte di Cassazione nel 2004.
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