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SALERNO - SARA' RESTAURATO UN ANTICO MULINO DI VATOLLA
di Mariantonietta
Sorrentino
5 ottobre 2005
SALERNO - Degna di nota e di attenzione
l’iniziativa voluta per uno degli antichi mulini di Vatolla. Per questa
struttura di archeologia industriale è previsto un restauro al quale tengono
sia la Fondazione Vico sia il Comune di Perdifumo e la comunità montana
Alento Montestella.
Il progetto è stato presentato venerdì 17 giugno alle ore 18 nella sala
Bottiglieri di Palazzo S. Agostino a Salerno. Esso prevede la ricucitura
filologica, statico-funzionale, della meccanica dell’impianto del mulino
oltre alla rinaturalizzazione dell’ ambiente con la creazione di un Ecomuseo.
Fin dall'antichità fu chiara la convenienza di accaparrarsi i diritti sulle
acque.
La mancanza o l'abbondanza d'acqua ha decretato la nascita o la morte di una
civiltà.
Antiche fonti determinano l'origine dell'arte molitoria , cioè l'arte di
trasformare il grano in farina, tra il I e il III sec.a.C. La forza motrice
dei primi rudimentali modelli di mulini era costituita dall'uomo o dagli
animali.
Strutturalmente il mulino ad acqua univa una grande efficacia ad una reale
semplicità: l'acqua captata più a monte era canalizzata e raccolta in una
vasca. Da questa essa si riversava con impeto nella torre fino a raggiungere
la cosiddetta 'casetta' del mulino, luogo dove l'acqua azionava i congegni
permettendo alle macine di girare. Lo schema vasca, torre, casetta si
ripeteva ma non mancavano differenze strutturali dovute a fattori
contingenti ed alle differenti epoche di costruzione dei mulini.
Queste strutture, ubicate lungo i maggiori corsi d'acqua, rientravano
nelle proprietà ecclesiastiche, ma appartenevano anche ad uomini di governo
o ad esponenti della nobiltà i quali finirono con il monopolizzare il
settore molitorio.
Alcune strutture funzionavano ininterrottamente, adottando nel periodo
estivo il sistema 'a torre accolta' ; esso consisteva nel lasciare
raccogliere nella torre del mulino un volume d'acqua sufficiente ad azionare
le macine.
I mulini costituiscono un esempio particolare di multiproprietà perché
richiedevano ingenti investimenti per l'edificazione ed ulteriori costi per
la loro manutenzione.
Ogni comproprietario esercitava il proprio diritto sul bene per una frazione
di tempo che variava da dieci giorni fino a più di un mese. Era d'uso, poi,
darli in locazione nonché concederli in dote nei contratti matrimoniali come
quota intera o parte di essa.
Il successo dell'attività molitoria fu decretato dalla ottimale coesistenza
dei fattori umani e di quelli naturali. Funzionanti fino alla metà del 1900,
i mulini oggi sono in un evidente stato di abbandono. La sensibilità della
Fondazione G.B. Vico è stato il motore di questa incoraggiante operazione di
recupero filologico e tipologico.
L’ Ente, volto alla valorizzazione del patrimonio storico culturale del
Cilento, insieme alla comunità montana Alento Montestella e al Comune di
Perdifumo, intende restaurare il mulino sito in località Maranto della
frazione Vatolla di Perdifumo.
E’ previsto il ripristino delle strutture originarie in pietra locale, nel
rispetto della tradizione e dei materiali. L’intervento mira a sistemare
anche gli spazi esterni, creando un piccolo orto botanico ospitante le
specie arboree autoctone. Un recupero rispettoso e lodevole per una antica
struttura che ha collaborato ad edificare il tessuto economico-sociale del
territorio.
Un recupero del passato a 360 gradi.Un esempio da imitare: sono tanti i siti
che giacciono in stato di degrado nel Cilento.
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