 |
|
MALASANITA': per il ragazzo morto a Gela, esposto di Codacons e Art. 32
IN ITALIA, QUANDO CI SI AMMALA CI VUOLE ANCHE FORTUNA
di Enza Garipoli
4 febbraio 2005
GELA (CL) - Il Codacons e Articolo 32
hanno chiesto alla Procura di Gela di aprire un'indagine, in seguito alla
prematura morte del ventenne di Gela, che ieri ha cessato di vivere
nell'ospedale di Gela "Vittorio Emanuele", dove al terzo tentativo della
famiglia era stato finalmente ricoverato, ma era già in coma, dopo altri due
rifiuti da parte dei medici del pronto soccorso, che avevano scambiato una
grave affezione polmonare per una semplice influenza. Sud come Nord insomma,
quando si parla di malasanità l'Italia non ha bisogno di decoder.
Pochi giorni fa, in provincia di Padova un caso analogo ha ucciso
una donna, alla quale era stata diagnosticata una crisi di "ansia" invece di
una mortale broncopolmonite.
Non è la prima volta che, quando i medici non vogliono dedicare tempo
e mezzi delle strutture pubbliche a beneficio dei malati italiani "non
raccomandati", che ci scappa il classico morto e purtroppo la lista è
lunghissima. Da Catania a Padova, e naturalmente in quasi tutti i centri
ospedalieri, cliniche ecc., quando il paziente non ha soldi per pagarsi la
degenza - come "dozzinante" o "ricoverato pagante" (per le quali tipologie
il posto c'è sempre) - la cosa migliore da fare è quella di affidarsi a
Nostro Signore, (a seconda del proprio credo ognuno può pregare chi
desidera), altrimenti solo la propria fortuna personale potrà assisterlo se
il sanitario di turno non è "quello giusto": e cioè che abbia trascorso una
buona giornata o nottata, a seconda del turno, che abbia una felice vita
sentimentale e nessun problema gastrointestinale che alteri il suo umore,
che si tratti di uno dei medici che si sono laureati per merito personale e
non perché vergognosamente raccomandato dal "barone" di turno; che non abbia
prevenzioni contro le donne: quante donne, infatti, scambiate per ansiose
paranoiche riempiono attualmente i cimiteri della Sicilia e di tutta
l'Italia (e non parlo per qualunquismo ma perché personalmente conosco vari
casi tutti dimostrabili).
E' giusto, pertanto, che le associazioni che si occupano degli interessi
dei consumatori, e dei malati in questo caso, chiedano indagini
approfondite quando si verificano casi di malasanità evidente, spesso
infatti i medici incapaci o superficiali se la cavano con controperizie di
parte compiacenti. Pertanto "auguriamo ottimo e sereno lavoro ai
magistrati competenti".
Inoltre, Codancons e Articolo 32 hanno chiesto anche al ministero
della Salute, alla Regione Siciliana e all'ospedale di Gela di predisporre
ogni opportuna indagine al fine di accertare i fatti e l'esistenza di
specifiche responsabilità.
LA STORIA
Morto dopo due rifiuti di ricovero un ragazzo di Gela, Terence Gambino di 20 anni, operaio in un
distributore di benzina. I medici del pronto soccorso dell' ospedale
Vittorio Emanuele di Gela gli avevano rifiutato il ricovero ritenendo che i
dolori che accusava fossero di natura influenzale e perché non c'erano posti
in corsia, invitandolo a curarsi a casa.
Ieri notte, al terzo tentativo e in condizioni ancora più gravi, al giovane
finalmente è stato trovato un letto, ma in rianimazione, ma ormai era in
coma anossico per mancanza di ossigeno. Ma nel pomeriggio è morto. Il
sostituto procuratore di Gela, Serafina Cannata ha aperto un' inchiesta,
ordinando l' autopsia.
I carabinieri hanno proceduto al sequestro della cartella clinica e dei
referti medici del pronto soccorso. Il giovane ieri mattina era stato
accompagnato al pronto soccorso dell' ospedale: accusava dolori. I medici di
guardia gli avrebbero praticato una terapia antinfluenzale e lo avrebbero
dimesso. Nel pomeriggio il giovane ha continuato a star male ed e' tornato
in ospedale. Stavolta il personale sanitario del pronto soccorso ha
praticato una terapia antidolorifica. Avrebbero voluto ricoverarlo ma non ci
sarebbero stati posti letto disponibili, ed ancora una volta il giovane e'
stato dimesso. La notte scorsa, alle 4, il ricovero d' urgenza perché
Terence Gambino aveva perso conoscenza.
Secondo i medici del reparto di rianimazione era in corso un'infezione
polmonare che gli impediva la respirazione e la mancanza di ossigenazione al
cervello aveva già prodotto danni irreversibili. Alle 15,20 di oggi il
tragico epilogo dell' incredibile odissea che continuerà in tribunale. I
genitori hanno sporto denuncia contro l'azienda ospedaliera. Terence era l'
ultimo di quattro figli.
|
|
argomenti correlati

ELEZIONI AL COMUNE DI CATANIA
2005: IL SITO DI LISTACONSUMATORI |
|