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PALERMO - Il comitato di redazione del
Giornale di Sicilia ha indetto un’assemblea di redazione del giornale, tra i
pochi in Italia a forzare lo sciopero nazionale dei giornalisti indetto
dalla Fnsi. Di concerto con l’Associazione Siciliana della Stampa e con la
Fnsi è stato stabilito che l’assemblea sia aperta a tutti i giornalisti
siciliani e che essa costituisca un momento di lotta e di mobilitazione in
difesa degli interessi di tutta la categoria il cui futuro è messo a
repentaglio da un’arroganza della controparte che non ha precedenti nelle
relazioni sindacali nazionali tra editori e giornalisti. COMUNICATO DEL CDR DEL GIORNALE DI SICILIA La stragrande maggioranza dei giornalisti del Giornale di Sicilia venerdì e sabato ha scioperato aderendo alla protesta proclamata in tutta Italia per la carta stampata dalla Federazione nazionale della stampa, perdendo tra l'altro due giornate di paga. Nonostante ciò, per la prima volta nella sua storia secolare il giornale è andato comunque in edicola - unico quotidiano siciliano (procurando certamente un danno al mercato della libera concorrenza) e nel contesto italiano l'unica testata a carattere regionale assieme al Quotidiano nazionale di Bologna. Il Giornale di Sicilia è andato in edicola redatto da un gruppo di colleghi con posizione di vertice - capiredattori e capiservizio, ma non l'intero organico dirigente - e un gruppo di colleghi a contratto a termine (ma non tutti), ai quali si sono aggiunti tre o quattro giornalisti stabilizzati. Una redazione così improvvisata composta principalmente da "capi" e "precari" si commenta oggettivamente da sé e produce il legittimo sospetto che non tutti abbiano aderito "spontaneamente" a prestare la propria disponibilità al lavoro, la qualcosa chiederemo che venga accertata dagli organismi competenti della categoria e, se necessario, dalla magistratura. Il contrattista, come è noto in tutti gli ambiti di lavoro, aspira quanto meno al rinnovo del contratto, e ha quindi poco scampo davanti a richieste che provengono dall'alto. Il Cdr, assieme all'Associazione della stampa, vigilerà perché i colleghi a contratto che hanno scioperato non abbiano a patire conseguenze della loro scelta coraggiosa. E' giusto che i lettori sappiano che lo sciopero nazionale dei giornalisti è stato proclamato non tanto per ragioni economiche ma di democrazia e di civiltà. Non è retorica roboante. Al primo punto della nostra lotta, che ci auguriamo riceva l'adesione dell'opinione pubblica cui stanno a cuore i principi insopprimibili su cui è fondata la nostra repubblica - sta infatti l'indipendenza dell'informazione. Sul piano economico i giornalisti italiani sono propensi ad accettare gli aumenti automatici provenienti dall'erosione del potere d'acquisto negli ultimi quattro anni. Dunque l'indipendenza dell'informazione, o ciò che di essa resta nel nostro lavoro quotidiano e nelle nostre coscienze, minacciata seriamente da un progetto complessivo degli editori italiani, la Fieg, che tende a smantellare le redazioni dei giornali, facendo dilagare il lavoro a termine (giornalisti quindi oggettivamente più condizionabili), con uso smodato di collaboratori e free lance, spostando all'esterno fasi della lavorazione, procedendo alla trasformazione dei direttori - un tempo garanti della redazioni - in manager aziendali, e dei giornalisti, la cui opera è per natura creativa e intellettuale, in addetti alla catena di montaggio dell'informazione. Al Giornale di Sicilia questo processo - ancor prima della firma del nuovo contratto nazionale di lavoro - è da tempo in atto. I giornalisti professionisti, tranne poche eccezioni, sono stati tagliati fuori dalla cronaca e dalla scrittura e incatenati alla scrivania e alla fattura delle pagine con l'aggravante di un aumento indiscriminato dei carichi di lavoro che produce carenze nell'approfondimento delle notizie, nella completezza, nella precisione. Quindi, nella qualità del lavoro e di conseguenza del prodotto che ogni giorno offriamo ai lettori siciliani. Il lavoro di scrittura è affidato in massima parte a colleghi a contratto - con un sistema di superlavoro perché nello stesso tempo devono redigere pagine - a corrispondenti prevalentemente non contrattualizzati e quindi pagati (pochissimo) ad articolo e a collaboratori. E' facile intuire, cari lettori, che il flusso delle informazioni è in tal modo più controllabile e poi costa meno. Il condirettore responsabile, un collega solo in teoria, non indossa mai le vesti del garante della redazione, come le norme vorrebbero, perché ogni richiesta che da lì proviene sbatte contro il muro del diniego e della dilazione dei tempi, mentre non si batte ciglio davanti a qualunque esigenza proveniente dagli editori. Vige poi un regime di stampo staliniano: i dissidenti in Siberia, la libera opinione neutralizzata da un clima di conseguenti ritorsioni. E' in questo quadro che sono maturati nel maggio scorso i due giorni di sciopero aziendale - decisi dal Cdr e partecipati dall'intera redazione, "capi" compresi, tranne una tardiva abiura - l'ultimo episodio risaliva ad una decina d'anni fa, con l'aggravante dell'ennesimo tentativo di screditare la rappresentanza interna dei giornalisti. E' in questo quadro che matura la decisione di direzione e azienda di andare comunque in edicola, in presenza di uno sciopero nazionale. E in questo quadro che il Cdr indice per venerdì
mattina alle 10,30, di concerto con l'Associazione della stampa siciliana e
provinciale, una grande assemblea aperta ai giornalisti siciliani, che sarà
presieduta dal segretario generale della Federazione nazionale della stampa,
Paolo Serventi Longhi.
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