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CATANIA - INCHIESTA NEL DISAGIO MINORILE IN SICILIA
                   quarta parte: intervista al direttore del Cpa di Catania
 ANTONIA CHIARENZA: «I GIOVANI CHE VENGONO CONDOTTI AL CPA SONO SEGUITI DA UN'EQUIPE UNICA»
di Enza Garipoli

3 novembre 2005


LA SALA UDIENZE DEL CPA DI CATANIA E UFFICIO DEL DIRETTORE ANTONIA CHIARENZA

CATANIA - I Centri di prima accoglienza (Cpa), a livello nazionale (dove vengono condotti i minorenni quando vengono arrestati) sono organizzati, per certi aspetti, diversamente rispetto al Cpa per minori, che ha sede a Catania in via Franchetti. Infatti, mancherebbe una circolare organizzativa con direttive chiare e univoche sul funzionamento di queste strutture. Per cui, i Cpa si sono in qualche modo organizzati - secondo le indicazioni di carattere generale che furono diramate in occasione della loro creazione risalente al 1989 - in base all’utenza che accolgono, italiana o straniera, e a seconda dei rapporti che ci sono con la locale magistratura. Pertanto, può accadere che ci siano delle diversità organizzative tra un Cpa e un altro.

- Intervista al direttore del Cpa di via Franchetti, Antonia Chiarenza, a Catania dal 1993

«Il tipo di accoglienza che viene effettuato presso il nostro centro - conferma il direttore del Cpa di Catania, Antonia Chiarenza - non è lo stesso degli altri Cpa d’Italia. Perché questo Centro - che è stato organizzato in stretta collaborazione con la locale magistratura, sempre molto attenta nei confronti dei minori - ha maturato un interesse particolare all’intervento che viene attuato nei confronti dei minori, che in tanti altri centri manca. E tutto ciò, a dispetto del brevissimo tempo di permanenza dei giovani presso di noi. Non perché negli altri Centri non vi sia uguale sensibilità, ma perché le contingenze che si sono verificate magari sono state diverse. Per cui, la relazione scritta, riguardante i minori arrestati o fermati, non si produce in tutti i Cpa come invece facciamo a Catania, insieme alla personale consulenza psicologica a tappeto per tutti, stranieri compresi. Noi seguiamo questo metodo di lavoro, che abbiamo sperimentato nel 1991, per poter assicurare ai minori un intervento quanto più possibile completo»

L’impatto con il sistema giudiziario: l’arresto

Il momento dell’impatto con il sistema giudiziario, che per il giovane che ha violato la legge avviene tramite il suo arresto, è cruciale perché si verifica  nella sua espressione più forte. E questo momento è ricchissimo di informazioni, sia da parte del minore sia da parte dei suoi familiari. Effettivamente, tutto quello che accade al momento dell’arresto, che è molto pregnante sotto il profilo emotivo, è un momento forte che chiama a rapporto tutti i congiunti.

«Quando il minore viene portato al Cpa - continua la dottoressa Chiarenza -abbiamo la possibilità di conoscere tutti componenti del suo nucleo familiare e di vedere come si pongono nei confronti del giovane e nei nostri. Ci è possibile, quindi, avere delle occasioni di conoscenza che in altri momenti non ci saranno più. Per noi è fondamentale tutto questo, ai fini della continuità dell’intervento con gli altri servizi, e il poterlo fermare in una relazione per trasmetterlo a quelli che verranno dopo di noi. Per cui la relazione scritta viene mandata, da sempre, al Gip e al Pubblico ministero dai quali viene subito utilizzata per l’udienza di convalida; e anche al servizio sociale minorenni, con la dottoressa Speranza, e al servizio sociale dell’ente locale a cui il ragazzo appartiene. Così, quando il minore torna nel suo ambiente, gli altri Servizi che ancora non lo conoscono, possono farlo attraverso la nostra relazione e, se lo conoscono già, avranno a disposizione un aggiornamento sulla sua vicenda giudiziaria. E questo è veramente fondamentale; peraltro, da questo punto di vista, anche i magistrati hanno un grande interesse verso questo nostro sistema di lavoro, perché attraverso la relazione dei nostri operatori è possibile valutare al meglio quali misure adottare nei confronti dei giovani che hanno violato la legge.
 E’ chiaro che dietro tutto questo lavoro c’è la volontà e l’entusiasmo di farlo
, perché altrimenti potremmo agire anche in maniera più superficiale. Invece, sono orgogliosa del fatto che abbiamo degli educatori, forse i soli in Italia, che fanno anche i pomeriggi ed i festivi. Non è cosa da poco, perché teniamo conto che l’udienza di convalida deve avvenire entro 96 ore dall’arresto, per cui vengono compresi in tale termine anche le eventuali domeniche, i festivi e i prefestivi. Se, infatti, un ragazzo viene arrestato il venerdì sera, non possiamo lasciarlo solo, ma invece viene seguito da tutto lo staff specializzato, che è sempre reperibile in qualsiasi momento, in modo da assisterlo nel periodo che precede l’udienza di convalida. Tuttavia, questo tipo di lavoro, per quanto bene possa esser fatto, e noi ce la mettiamo tutta, risulta un’attività quasi di mero notariato. Noi ci limitiamo a descrivere situazioni preesistenti e non ci possiamo sbilanciare, come pure il codice lasciava intravedere, per potere offrire delle opportunità a questi ragazzi. In base ai dati in nostro possesso, è dimostrato che riguardo al livello della scolarità di questi giovani che hanno avuto l'esperienza del Cpa - nonostante le cose siano migliorate in questi ultimi anni quando c’erano ancora troppi di loro sprovvisti addirittura di licenza elementare - c’è ancora nella nostra città una grave inadempienza dell’obbligo scolastico per cui sono pochi i giovani cosiddetti «a rischio» che sono in possesso della licenza media».

 

 

 

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