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CATANIA - I Centri di prima accoglienza (Cpa), a livello nazionale (dove vengono condotti i minorenni quando vengono arrestati) sono organizzati, per certi aspetti, diversamente rispetto al Cpa per minori, che ha sede a Catania in via Franchetti. Infatti, mancherebbe una circolare organizzativa con direttive chiare e univoche sul funzionamento di queste strutture. Per cui, i Cpa si sono in qualche modo organizzati - secondo le indicazioni di carattere generale che furono diramate in occasione della loro creazione risalente al 1989 - in base all’utenza che accolgono, italiana o straniera, e a seconda dei rapporti che ci sono con la locale magistratura. Pertanto, può accadere che ci siano delle diversità organizzative tra un Cpa e un altro. - Intervista al direttore del Cpa di via Franchetti, Antonia Chiarenza, a Catania dal 1993 «Il tipo di accoglienza che viene effettuato presso il nostro centro - conferma il direttore del Cpa di Catania, Antonia Chiarenza - non è lo stesso degli altri Cpa d’Italia. Perché questo Centro - che è stato organizzato in stretta collaborazione con la locale magistratura, sempre molto attenta nei confronti dei minori - ha maturato un interesse particolare all’intervento che viene attuato nei confronti dei minori, che in tanti altri centri manca. E tutto ciò, a dispetto del brevissimo tempo di permanenza dei giovani presso di noi. Non perché negli altri Centri non vi sia uguale sensibilità, ma perché le contingenze che si sono verificate magari sono state diverse. Per cui, la relazione scritta, riguardante i minori arrestati o fermati, non si produce in tutti i Cpa come invece facciamo a Catania, insieme alla personale consulenza psicologica a tappeto per tutti, stranieri compresi. Noi seguiamo questo metodo di lavoro, che abbiamo sperimentato nel 1991, per poter assicurare ai minori un intervento quanto più possibile completo» L’impatto con il sistema giudiziario: l’arresto Il momento dell’impatto con il sistema giudiziario, che per il giovane che ha violato la legge avviene tramite il suo arresto, è cruciale perché si verifica nella sua espressione più forte. E questo momento è ricchissimo di informazioni, sia da parte del minore sia da parte dei suoi familiari. Effettivamente, tutto quello che accade al momento dell’arresto, che è molto pregnante sotto il profilo emotivo, è un momento forte che chiama a rapporto tutti i congiunti. «Quando il minore viene portato al Cpa -
continua la dottoressa Chiarenza
-abbiamo la possibilità di conoscere
tutti componenti del suo nucleo familiare e di vedere come si pongono nei
confronti del giovane e nei nostri. Ci è possibile, quindi, avere delle
occasioni di conoscenza che in altri momenti non ci saranno più. Per noi è
fondamentale tutto questo, ai fini della continuità dell’intervento con gli
altri servizi, e il poterlo fermare in una relazione per trasmetterlo a
quelli che verranno dopo di noi. Per cui la relazione scritta viene mandata,
da sempre, al Gip e al Pubblico ministero dai quali viene subito utilizzata
per l’udienza di convalida; e anche al servizio sociale minorenni, con la
dottoressa Speranza, e al servizio sociale dell’ente locale a cui il ragazzo
appartiene. Così, quando il minore torna nel suo ambiente, gli altri Servizi
che ancora non lo conoscono, possono farlo attraverso la nostra relazione e,
se lo conoscono già, avranno a disposizione un aggiornamento sulla sua
vicenda giudiziaria. E questo è veramente fondamentale; peraltro, da questo
punto di vista, anche i magistrati hanno un grande interesse verso questo
nostro sistema di lavoro, perché attraverso la relazione dei nostri
operatori è possibile valutare al meglio quali misure adottare nei confronti
dei giovani che hanno violato la legge.
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