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CATANIA - Sullo spinoso problema degli Uffici Stampa in Sicilia
giungono le risposte dei numerosi colleghi giornalisti che condividono la
presa di posizione del direttore di Sicilia Millennium
2 febbraio 2006
CATANIA
- Cara Enza,
ho letto il tuo intervento sul Barbiere della Sera, ho cliccato il tuo nome
e cognome su Google, e' venuto fuori Sicilia Millennium e mi sono 'bevuto'
tutto lo speciale sugli Uffici stampa. Sei la prima collega che nella
Sicilia orientale mostra di comprendere perfettamente gli effetti devastanti
della legge Fleres-Barbagallo che verrą riproposta a febbraio. Con il
risultato di una nuova impugnazione del commissario dello Stato.
Ti risparmio tutte le mie considerazioni indignate su un sindacato
incapace di difendere regole e valori di un mestiere che amo profondamente.
Un sindacato che a Catania e' chiaramente colluso con la politica pił
deteriore e a Palermo e' indeciso, pavido e ambiguo. Ti dico solo che c'e'
il tempo di invertire la rotta. Decine di colleghi qui a Palermo hanno
compreso che la stabilizzazione e' una chimera e che la via maestra per
tutelare tutti (non solo i precari, storici e no) e' quella dei concorsi
pubblici. L'ha capito anche una parte del sindacato che dentro l'assostampa
vive sempre di pił il disagio di una linea che non ha portato da nessuna
parte.
Il documento che vedi e' gia' nel sito della Fnsi ed e' firmato, oltre
che da me, anche da alcuni dirigenti sindacali. Non basta. Il documento
fara' il giro delle sezioni provinciali, delle redazioni, dei colleghi
free-lance, disoccupati e inoccupati. Se lo condivi, firmalo e fallo girare.
Sono convinto che le regole si salvano se a fare sentire la propria
voce sono i giornalisti, quelli che questo mestiere lo hanno fatto credendo
nei valori di autonomia e indipendenza della professione. Altrimenti
prevarranno le tesi dei portaborse in livrea e dei sindacalisti in divisa.
A presto,
Peppino Lo Bianco
Ecco il testo:
Mentre la vicenda contrattuale e' bloccata dagli editori della Fieg e dall'
Aran, che sembrano decisi a piegare lo strumento contrattuale alla
limitazione dell' autonomia dei giornalisti e delle redazioni ed alla
diffusione dello sfruttamento generalizzato di un precariato sempre piu'
dipendente e ricattabile, in Sicilia, per la seconda volta, nell'arco di un
mese l'ufficio del Commissario dello Stato, non senza qualche stanchezza, ha
bocciato la legge regionale che disciplina l'accesso agli uffici stampa
della pubblica amministrazione attraverso la chiamata diretta dei sindaci e
dei presidenti di provincia.
Una legge scandalosa che prevedeva l'assunzione dei giornalisti nella
pubblica amministrazione per chiamata diretta degli amministratori, e che
avrebbe trasformato la Sicilia in un caso europeo senza precedenti, oggetto
di studio nei convegni sulla libertą di stampa in tutto il mondo.
L'ennesima bocciatura chiarisce, al di lą di ogni dubbio, che in
Sicilia la stabilizzazione dei giornalisti precari e' un'illusione
utilizzata dalla politica per catturare consensi tra i giornalisti facendo
leva sul primo dei bisogni umani: la fame di lavoro.
Un'illusione costituita da un articolato tanto farraginoso quanto
giuridicamente infondato che si continua a sgonfiare alla prima verifica di
un organo esterno alla politica. Quando esponenti dell'opposizione hanno
parlato di ' voto di scambio ', indicando un metodo della politica nella
vicenda degli uffici stampa, non sono andati lontano dalla verita'.
Questo metodo, pure largamente applicato in Sicilia in tanti settori
della pubblica amministrazione, per gli uffici stampa non funziona perche'
non ha un fondamento giuridico che lo sostiene in grado di scavalcare la
previsione Costituzionale dell'assunzione per concorso nella Pubblica
Amministrazione. Non lo ha nella 150, che tutto prevede, tranne la
stabilizzazione dei precari, come ha rilevato in una precedente pronuncia il
Commissario dello Stato, non lo ha in una nuova produzione legislativa, che,
come ha scritto lo stesso commissario, ''sembra invero costituire una forma
di jus specialis'', che non garantisce i diritti di tutti, non solo delle
decine di precari ma anche dei giornalisti disoccupati, che dalla politica
attendono la costruzione di un sistema di regole che valga per tutti,
all'interno delle quali valutare anche carriere, meriti e professionalita'.
E' ora che i giornalisti stessi ne prendano atto, abbandonando le sirene di
una politica incapace, fino ad ora, di risolvere la questione.
Ma c'e' un'altra ragione per la quale i giornalisti siciliani devono dire
grazie al Commissario dello Stato: bocciando la legge ha impedito, infatti,
una odiosa disparita' di trattamento tra gli stessi giornalisti precari, la
cui valutazione, in assenza di criteri certi, sarebbe stata affidata
esclusivamente agli umori del politico di turno.
Appare chiaro, invece, che la tutela sacrosanta dei diritti dei colleghi
precari (quelli veri) va individuata all'interno del meccanismo concorsuale,
prevedendo, nella valutazione dei titoli, il giusto riconoscimento del
servizio prestato.
All'associazione siciliana della stampa chiediamo dunque una decisa
correzione di rotta della strategia sindacale verso l'applicazione della
legge regionale che prevede i concorsi pubblici, sollecitando ancora una
volta l'istituzione di una commissione mista ordine-associazione per
adeguare il decreto Barbagallo alla realta' del precariato professionale.
Sottoponiamo, nel contempo, alla Federazione nazionale della stampa i rischi
fortissimi, legati ad una sub cultura politica recepita da una parte del
sindacato dei giornalisti, della svendita dei valori di autonomia e
indipendenza della professione in Sicilia, valori per i quali otto colleghi
uccisi dalla mafia hanno sacrificato la propria vita.
Nuccio Carrara - vice-segretario regionale vicario dell'Assostampa
Pasquale Barranca - vice-segretario regionale Assostampa
Arianna Zito - vice-segretario provinciale Assostampa Palermo
Giuseppe Lo Bianco - Componente dipartimento uffici -stampa
Davide Gambale - Componente dipartimento uffici stampa
Rosalba Virone - Componente dipartimento uffici stampa
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