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PALERMO - L’Assostampa siciliana è vicina al collega Dino Paternostro, giornalista, scrittore e sindacalista di Corleone fatto oggetto di un grave attentato intimidatorio
28 gennaio 2006

PALERMO - L’Assostampa siciliana è vicina al collega Dino Paternostro, giornalista, scrittore e sindacalista di Corleone fatto oggetto di un grave attentato intimidatorio. Quale che sia, tra le due, la professionalità che la criminalità ha inteso intimidire, questo attentato dimostra quanto lunga sia la strada della legalità e come su di essa siano esposti in modo particolare quanti si battono sul fronte dei diritti.
 Come giornalisti e sindacalisti. Il sindacato dei giornalisti, nell’esprimere la sua militante solidarietà al collega Paternostro, si augura che le indagini giungano a chiarire nel più breve tempo i contesti nei quali l’intimidazione è maturata e a mettere i responsabili nelle condizioni di non nuocere restituendo condizioni essenziali di legalità alla comunità. Condizioni nelle quali venga garantito l’esercizio di attività che sono il fondamento stesso della democrazia come quelle dell’informazione e della difesa dei diritti dei lavoratori. L’Assostampa aderisce alla manifestazione organizzata a Corleone.

Dopo l'attentato sono stati in tanti ad esprimergli solidarietà. Il prefetto di Palermo Giosuè Marino ha indetto per lunedì il comitato per l'ordine e la sicurezza.

La Cgil di Palermo ha invece organizzato una manifestazione contro la mafia che si terrà domattina nella piazza centrale di Corleone. Ed il segretario regionale del sindacato Italo Tripi, appena eletto, sollecita le autorità a "tutelare" Paternostro. Il segretario della Camera del Lavoro di Corleone è stato interrogato a lungo da polizia e carabinieri, che stanno indagando sull'intimidazione. "Non ho idea di chi possa essere stato - ha risposto - a meno che non si tratti di motivi banali. Attualmente stiamo conducendo una vertenza che riguarda la ditta che gestisce la raccolta dei rifiuti in paese".

I responsabili del quotidiano "L'Unita", invece, non hanno dubbi: "È stato colpito per avere scritto per noi un libro che ripercorre la storia della mafia corleonese", sostengono il direttore, Antonio Padellaro, e l' amministratore delegato Giorgio Poidomani, che annunciano una nuova ristampa del volume, che sarà distribuito con il quotidiano.

Anche il leader dei Ds Piero Fassino ha scritto a Paternostro: "voglio esprimerti la solidarietà mia personale e dei Democratici di sinistra per l'atto di intimidazione che hai subito e che sono certo non interromperà il tuo lavoro e il tuo impegno". Per il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, "il ricatto della paura diventa ancora più spregevole e odioso quando si tenta di soffocare chi, per mestiere e convinzione, fa della denuncia uno strumento per rendere la società più libera da tutti quei condizionamenti che ne possono soffocare la crescita e lo sviluppo".

Ed anche i vertici della categoria dei giornalisti si schierano con Paternostro e a difesa della libertà di informazione: "Dino non è solo un sindacalista coraggioso. È soprattutto un giornalista libero e uno studioso attento e competente" osserva il presidente dell'Ordine di Sicilia, Franco Nicastro, sottolineando che proprio due giorni fa - in occasione dell'anniversario dell'omicidio di Mario Francese - è stata celebrata una Giornata della memoria per ricordare tutti i giornalisti uccisi dalla mafia. Di episodio gravissimo, infine, parla anche il segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Paolo Serventi Longhi.
 

 

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IL FATTO
CORLEONE - Un attentato incendiario è stato compiuto contro l'auto del giornalista e sindacalista Dino Paternostro

CORLEONE - Appena lo scorso novembre è stato pubblicato il suo ultimo libro "I corleonesi, storia dei golpisti di Cosa Nostra" e distribuito  con il quotidiano "L'Unità".
Ieri notte è stata bruciata la sua Opel Vectra, azione che ha subito fatto pensare ad un avvertimento mafioso avvenuto a Corleone dove Dino Paternostro, 54 anni, segretario della Camera del lavoro, svolge anche l'attività di giornalista. Un segnale inequivocabile, non dimentichiamo che Corleone è il paese di Totò Riina, dove tra gli altri venne ucciso il sindacalista Placido Rizzotto.

 Nella stessa notte di ieri, sempre a Corleone altre due automobili sono state date alle fiamme. Una è l' Alfa 146 di un sottufficiale dei carabinieri. L'altra è la Fiat Punto di una impiegata comunale assunta nel centro di documentazione antimafia dopo la morte del marito.
Gli  incendi sarebbero divampati verso le 3,30 poco prima che venisse distrutta dalle fiamme, in un' altra via del paese, l' auto del sindacalista-giornalista Dino Paternostro.
 Il sottufficiale, secondo indiscrezioni, che lavorava a Palermo sarebbe stato trasferito a Torino ma non è ancora partito perché si trova in malattia. Le ragioni che avrebbero portato alla decisione del trasferimento riguarderebbero l' ambito professionale del militare. Gli investigatori stanno cercando di capire quale delle due automobili era nel mirino degli attentatori