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GIORNO DELLA MEMORIA PER NON DIMENTICARE L'OLOCAUSTO
E LE MALEDIZIONI PER I CRIMINALI DEL TERZO MILLENNIO
Il giorno della Memoria: 61 anni fa
cessava l'orrore dei lager nazisti con l'apertura dei Cancelli di Aushwitz,
ma il dolore è ancora vivo per le violenze subite dagli Ebrei da parte dei
mostri che infierirono sulle loro vite ma non sulla loro dignità
di Enza Garipoli
27 gennaio 2006
La Shoah rimarrà per sempre nel nostro
ricordo come una delle più vergognose pagine della storia dell'umanità.
Quello che è stato perpetrato contro gli Ebrei è il risultato della ferocia
e della barbarie di criminali-terroristi senza scrupoli.
Non condivido chi parla di "follia" per
definire quello che è successo tanti anni fa. No, i criminali nazisti e i
loro complici erano ben coscienti di quello che facevano, più o meno
all'insaputa del resto del mondo. Erano consapevoli anche del tacito assenso
di certe coscienze, per le quali il non fare è stato preferibile all'
"agire".
Anche oggi, in questa piccola fetta di "mondo
civile", nella quasi indifferenza dei potenti c'è chi continua a
compiere crimini contro l'umanità: e per far questo non è necessario armarsi
ed uccidere a fucilate, a sassate, con il tritolo o l'atomica esseri inermi.
No, è sufficiente restare a guardare, ora come allora, i vari
eccidi che si compiono dovunque; permettere la morte per inedia di tanti
bambini inermi; permettere lo sterminio di gente lontana; oppure permettere
il suicidio - anche nel nostro Bel Paese - di una coppia di disperati senza
lavoro e con il frigorifero vuoto, che stanchi di elemosinare quello che la
nostra Costituzione sancisce come suo diritto, ha preferito "togliere il
disturbo" e farla finita con questo mondo di furbi maledetti.
Ci sono tanti modi per eliminare il prossimo, sia fisicamente sia
socialmente, dal vicino di casa al fratello in Cristo più lontano: i
mostri sono dovunque, accanto a noi a sporcare i migliori anni
della nostra vita, pronti a ghermire chi ha più bisogno d'aiuto, pronti ad
approfittarsi di ogni minima debolezza per togliere di mezzo i probabili
concorrenti.
E allora siano tutti maledetti, quei disonesti senza una coscienza,
senza un cuore umano, senza l'onestà indispensabile per la pacifica e civile
convivenza di tutti i Popoli.
Siano maledetti tutti coloro che piangono lacrime di coccodrillo e,
invece, poi sono strafelici delle disgrazie e dei limiti altrui, perché solo
così possono sentirsi appena appena un poco superiori alle loro vittime e un
poco più "intelligenti".
Ma quale intelligenza possono invocare quei tristi figuri che solo
grazie ai meriti di padri, padrini e amici compiacenti hanno fatto carriera
spesso a spese di colleghi e persone più qualificate di loro, ma con nessuna
"protezione" a loro favore? Per questi disonesti solo disprezzo e che alla
fine paghino per il male commesso, perché il loro comportamento e i loro
"crimini" non giovano al progresso della civiltà.
Siate maledetti, voi che approfittate della fiducia dell'amico per
poi colpirlo più agevolmente alle spalle, siete voi che state portando la
rovina e lo sfacelo nelle nostre città: perché state destabilizzando
dall'interno le nostre istituzioni creando eserciti di disperati, che prima
o poi vi si ritorceranno contro.
Chi semina odio, ovunque esso sia, inesorabilmente raccoglierà quello che
si merita. Io non credo al perdono ad ogni costo e al pentimento
dell'assassino. La Storia ci ha dimostrato che gli Uomini hanno in sé la
radice di ogni male e che proprio per questo c'è bisogno di leggi e di pene
per tenere a freno i troppi delitti che vengono commessi sempre più di
frequente, nonostante il dispiegamento di eserciti interi ed i frequenti
moniti del Papa e di quegli esponenti politici illuminati dalla luce della
pace.
Messaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, On.
Silvio Berlusconi, nel giorno della Memoria 27 gennaio 2006
ROMA - Lo scorso anno, durante la cerimonia
per il sessantesimo anniversario dell'abbattimento dei cancelli di
Auschwitz, nell'irreale scenario del campo sotto la neve, ricordavo con
sgomento la descrizione che ne faceva Primo Levi nella pacata drammaticità
della sua prosa.
Ricordavo soprattutto il suo monito a considerare i "campi di distruzione
come un sinistro segnale di pericolo". Essi, secondo Levi, sono alla fine di
una catena che inizia con una convinzione che giace in fondo agli animi come
una infezione latente: una convinzione più o meno consapevole secondo la
quale "ogni straniero è nemico". Una convinzione che, quando diventa idea
fondante di un sistema di pensiero, ha nel lager la sua coerente ed estrema
realizzazione.
Quest'anno, nella ricorrenza del Giorno della Memoria, le parole di Primo
Levi mi portano ancora una volta a riflettere sull'importanza di questa
giornata dedicata al ricordo delle vittime della Shoah. La memoria non è un
patrimonio cristallizzato, ma è quel filo che lega saldamente il passato al
presente e al futuro, e lo condiziona. Ricordare il passato significa
strapparlo all'oblio e tenerlo sempre come monito affinchè gli errori
commessi non si debbano ripetere, affinchè lo "straniero", il diverso non
debba mai più essere odiato, affinchè l'ignoranza ed il pregiudizio non
conducano ancora all'intolleranza e all'odio. E' stato proprio in fondo a
questo percorso che milioni di esseri umani hanno trovato i campi di
sterminio.
Non bisogna stancarsi di ripetere, soprattutto ai giovani, che tutti gli
esseri umani sono uguali e che tutti hanno diritto al rispetto, alla dignità
e alla libertà.
La difesa di questi valori è un dovere di tutti e in particolare di chi
ricopre incarichi di responsabilità nell'educare le nuove generazioni,
affinchè attraverso la consapevolezza delle proprie radici e la riflessione
sul significato della propria esistenza possa essere sradicata dalle
coscienze quell'infezione latente di cui parlava Primo Levi, e possa essere
infine proclamata la vittoria del diritto sulla sopraffazione e la vittoria
della civiltà sulla barbarie.
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I Cancelli di Aushwitz
di Enza Garipoli
........................entra
ROMA - “Non ci si può cullare nella rievocazione storica di quei fatti, ma
ci si deve impegnare perché l'eredita' di quei giorni sia coltivata e
valorizzata”: il Presidente dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, in occasione
del 27 gennaio, Giorno della Memoria per i cancelli di Auschwitz aperti 61
anni fa, si riferisce ai valori della Costituzione italiana, “che
scaturirono proprio da una stagione di Resistenza al nazi-fascismo e dalla
voglia di democrazia e libertà che spinse una generazione di giovani al
sacrificio”. “Una Costituzione troppo spesso oggetto di attacchi, messa a
dura prova da una devoluzione che mi auguro - prosegue Errani, in una nota
on line - venga respinta come merita dal giudizio dei cittadini. La Giornata
della Memoria, dunque, anche quest'anno sarà occasione per riflettere su
questi temi, sui valori di libertà e giustizia che fondano il nostro vivere
civile. E ci darà ancora una volta - continua la nota - l'opportunità di
approfondire la nostra conoscenza di quei terribili eventi, per evitare che
passino sotto silenzio tentativi di riscrivere la storia come, ultimo,
quello abortito al Senato di mettere sullo stesso piano i partigiani ed i
nazifascisti di Salò. Perché comprendere quell'odio e' impossibile, come
scrisse Primo Levi, ma conoscerlo - aggiunge Errani - e' necessario perché
ciò che e' successo non accada mai più”. Per il presidente
dell'Emilia-Romagna, “la memoria è un filo che attraversa le nostre
coscienze, che unisce diverse generazioni di italiani”, riprendendo le
''parole del presidente Ciampi, quanto mai attuali”.
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