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Inventato il motore che rivoluzionerà il settore automobilistico mondiale
Pubblichiamo in esclusiva l'intervista all'ingegnere Eliodoro Pomar che ha
brevettato un nuovo motore in Europa e negli Stati Uniti.
Alla creazione del prototipo possono concorrere anche le Università
di Francesca Patanè
27 dicembre 2004

nella foto: Una delle pagine della relazione illustrativa
del motore Pomar
Ottantenne, palermitano, dirigente industriale e
direttore ad interim del Centro Comunitario Europeo di ricerca dell’Euratom
di Ispra tra gli anni Sessanta e Settanta, l’ingegnere Eliodoro Pomar ha
studiato e brevettato in Europa e negli Stati Uniti un motore a scoppio
rotativo a pistoni alternativi (rotary engine) in grado di rivoluzionare, se
applicato, il settore dell'industria automobilistica (e non solo) che di
motori a scoppio a combustione interna alimenta la sua produzione.
Noi lo abbiamo intervistato per il nostro giornale nel momento poco felice
in cui versa questo settore, perché riteniamo che il rilancio dell'industria
automobilistica italiana debba passare anche dalle Università.
- Ingegnere Pomar, com'è arrivato a questa invenzione?
- Nel corso degli anni ho esaminato, e in molti casi brevettato, diversi
meccanismi suscettibili di poter fornire lavoro a mezzo di pistoni ruotanti
di vario tipo e ho finito per fissare l'attenzione su tipi di cinematismo
che potessero essere realizzati all'interno di contenitori cilindrici;
possedessero masse ruotanti dotate, per quanto possibile, di moto circolare
centrato sull'asse di simmetria generale del meccanismo; permettessero di
attuare il moto di tali masse per mezzo di meccanismi semplici perfettamente
equilibrabili a loro volta; consentissero, sempre con mezzi semplici, il
cambio del rapporto di compressione anche durante il funzionamento del
meccanismo.
L’attuazione di tali principi mi ha portato a scegliere due tipi di
meccanismi, il primo dei quali funzionante utilizzando una camma fissa
anulare o centrale che guida una catena chiusa di biellette alternativamente
articolata su alberi che attraversano i pistoni e su cuscinetti volventi;
nel secondo tipo di meccanismo, la velocità ciclicamente variabile dei
pistoni ruotanti è assicurata dalla eccentricità fra due assi, uno dei quali
è l’asse di simmetria longitudinale del cilindro contenente il sistema dei
pistoni. I brevetti statunitensi ed europei che li riguardano sono stati
presentati il primo negli anni Sessanta e il secondo negli anni Novanta e
sono stati ambedue concessi dopo il prescritto esame preliminare,
severissimo soprattutto negli Stati Uniti.
- Spieghi con parole semplici a noi comuni mortali perché questa sua
invenzione è così rivoluzionaria ...
- Non è così difficile come lei sta pensando! Il tipo di meccanismo da me
brevettato è anzi di semplice concezione e si compone di un numero di parti
molto ridotto rispetto ai motori attualmente in produzione.
Già questa è una soluzione fortemente innovativa che consente un notevole
risparmio sia sui materiali utilizzati, sia sul tempo impiegato per l'assemblamento.
Può sembrare banale, ma giocando su questi risparmi si può competere con i
colossi orientali che economizzano sulle retribuzioni dei loro salariati
senza dover necessariamente intaccare le buste paga dei nostri lavoratori o
far scadere la qualità di ciò che si produce.
Questo tipo di meccanismo, inoltre, comporta un aumento di tutte le forme di
rendimento e principalmente del rendimento organico, nonché un aumento della
velocità di rotazione per l'assenza di sollecitazioni alternative e di tempi
di arresto e di inversione del moto che sono tipici, invece, dei motori a
scoppio a pistoni alternativi tradizionali.
Infine - cosa di particolare importanza - esso dà la possibilità di variare
facilmente, con continuità e a motore funzionante, il valore del rapporto di
compressione.
Ciò significa che il meccanismo da me ideato permette di passare, in corsa,
e cioè a motore funzionante, dall'uso della benzina all'uso di un altro
combustibile, con estrema facilità e solo azionando un apposito comando.
Al riguardo, va rilevato che nei motori alternativi pluricilindrici tale
rapporto può essere variato con grande difficoltà e a prezzo di
considerevoli complicazioni costruttive. E già questa possibilità, da sola,
renderebbe interessante la sperimentazione.
- Ingegnere, perché si è orientato sui motori a scoppio rotativi, visto
che il motore a scoppio a pistoni alternativi è arrivato a un grado di
perfezione notevolissimo? Insomma vale veramente la pena cercare soluzioni
alternative?
- La risposta a queste due domande non è semplice e neppure indipendente dal
momento storico in cui ho iniziato a studiare il problema.
Nel primo dopoguerra, infatti, la comparsa del motore Wankel suscitò enormi
speranze, accompagnate da grandi iniziative di ricerca in tutto il mondo,
segno che l’esigenza di tale tipo di motore era largamente sentita.
Il fallimento di quel motore, peraltro largamente prevedibile per le
caratteristiche del tipo di meccanismo che utilizzava, indusse di
conseguenza grande delusione e una sfiducia generalizzata che ha paralizzato
ogni tentativo successivo diretto allo stesso scopo. All’ingiustificato
ottimismo iniziale, insomma, fece seguito un pessimismo aprioristico,
altrettanto ingiustificato.
Tuttavia, se è indiscutibile che il motore alternativo, perfezionato e
maturato in circa un secolo di attività di ricerca, oggi non soltanto
funziona, ma funziona molto bene, è altrettanto evidente che tale buon
funzionamento, non solo ha le sue manchevolezze, ma è stato ottenuto a
prezzo di complicazioni costruttive e strutturali sempre maggiori,
nonostante l’evoluzione generale della tecnica abbia permesso di continuare
a ridurre il peso per unità di potenza fornita dai motori man mano prodotti.
Cionondimeno sembra che, giunti a questo punto, si siano toccati ormai i
limiti del suo possibile miglioramento.
- Considerato che i motori rotativi sono anch’essi motori a scoppio e che
utilizzando petrolio o suoi derivati produrrebbero anch’essi emissioni
inquinanti, non sarebbe preferibile indirizzare la ricerca verso l’ideazione
e la produzione di motori a energia pulita?
- Certamente. Tuttavia, se l’uso degli idrocarburi come combustibile può
essere sostanzialmente modificato adottando quale nuovo combustibile
l’idrogeno puro, dobbiamo anche rilevare che le molecole di carbonio
presenti nei derivati della distillazione del petrolio non sono le uniche
responsabili della presenza di prodotti inquinanti nei gas di scarico:
infatti l’azoto, che origina durante la combustione ossidi nocivi, viene
introdotto nei motori a combustione interna non come combustibile, bensì
insieme all’ossigeno comburente.
Insomma, se si volesse realizzare un motore a combustione totalmente pulito
occorrerebbe introdurre nei motori non soltanto idrogeno puro, ma anche
ossigeno puro.
A questo punto il problema tecnico del motore non inquinante sarebbe
risolto; non così però il problema economico connesso alla produzione e alla
distribuzione del combustibile e del comburente.
- Ci spieghi meglio.
- Idrogeno e ossigeno dovrebbero essere prodotti, immagazzinati e
distribuiti capillarmente sul territorio, il che implicherebbe l’impiego e
l’immobilizzo di ingenti capitali necessari oltre che per la produzione,
anche per il trasporto e l’utilizzazione delle bombole ad alta pressione.
Si potrebbe fare un’analisi dettagliata di tali costi, ma, anche senza
arrivare a tanto, è chiaro a qualsiasi tecnico che già il semplice trasporto
a bordo del mezzo mobile di due bombole ad alta pressione in luogo di un
semplice serbatoio in lamiera sottile contenente un idrocarburo liquido a
pressione e temperatura ambiente porrebbe dei problemi di carico pagante che
stravolgerebbero i dati con i quali attualmente facciamo i conti.
Ecco perché, a mio avviso, siamo costretti a riesaminare la situazione sopra
esposta e a ripiegare su situazioni meno perfette, ma più realizzabili per
il nostro mezzo di trasporto.
- Non esistono altre soluzioni?
- Potremmo rinunciare ad alimentare il motore con ossigeno puro e cercare
un’altra soluzione per eliminare o ridurre l’emissione degli ossidi di
azoto. In quest'ottica, potremmo ricorrere alla catalisi o ad altre forme di
conversione o assorbimento chimico di tali inquinanti. In ultima istanza
potremmo ricorrere all'abbandono del processo di combustione ed operare, in
suo luogo, un processo di ossido-riduzione a freddo (pila a combustibile)
con il quale, oltre tutto, potremmo giovarci di un rendimento totale
(riferito alle calorie contenute nel combustibile) assai più alto di quello
consentitoci dalle leggi della termodinamica.
Tale soluzione, però, a prescindere dal fatto che non si può considerare del
tutto matura sul piano tecnico per una produzione di massa, urta contro
un’altra difficoltà ben altrimenti vincolante.
- Quale?
- Un motore alimentato a mezzo di una pila a combustibile non può funzionare
che nel modo per il quale è stato studiato.
Intendo dire che esso ha assoluto bisogno di trovare, fin dalla sua prima
introduzione sul mercato, possibilità di approvvigionamento dell’idrogeno
già capillarmente diffuso e perfettamente funzionante sul territorio.
Ma poter contare su questo tipo di approvviggionamento richiede investimenti
tali, a prescindere dalle tecniche di produzione e distribuzione
dell’idrogeno, da mettere ancora a punto e forse parzialmente ancora da
inventare, che è impossibile prevederne la realizzazione in tempi brevi.
- E allora?
- Allora è assolutamente necessario, a mio parere, prevedere un periodo
abbastanza lungo durante il quale il motore che potrà venire impiegato nei
mezzi di locomozione dovrà essere capace di funzionare sia con idrogeno, sia
con altri combustibili derivati dal petrolio; un motore, quindi, la cui
concezione sia tale da poter adattare istantaneamente tutti i suoi parametri
fondamentali al combustibile disponibile.
Ciò perché, mentre le crescenti esigenze di basso inquinamento
costringeranno ad adoperare sempre nel modo migliore possibile i
combustibili di cui si dispone, si renderà necessario privilegiare le città
rispetto al resto del territorio, disponendo i nuovi impianti di
distribuzione dell’idrogeno là dove essi saranno più necessari per la
maggiore concentrazione degli utilizzatori, senza peraltro privare questi
ultimi della possibilità di circolare dovunque, utilizzando carburanti di
diversa natura nei luoghi dove l’idrogeno non fosse ancora disponibile.
Del resto l’uso dei derivati del petrolio è prevedibile non venga
abbandonato tanto facilmente sia per quanto riguarda i veicoli militari, sia
per quelli destinati all’uso civile che prevedono l’impiego di motori di
rilevante potenza.
E’ pure prevedibile peraltro che, se si riuscisse a risolvere in modo
veramente soddisfacente il problema dei motori a combustione interna
destinati ad utilizzare l’idrogeno come combustibile e l’aria come
comburente, l’ulteriore evoluzione verso l’uso dei motori ad
ossido-riduzione perderebbe forse buona parte dell’interesse che oggi le
attribuiamo.
- Alla luce di quanto ci ha detto, il suo motore, in grado di variare in
corsa il combustibile, potrebbe essere la soluzione ideale ....
- Certo, la possibilità di variare con facilità, continuità e a motore
funzionante il valore del rapporto di compressione assume in quest'ottica
particolare rilievo. Per questo ho orientato il mio interesse verso il tipo
di meccanismo brevettato, che credo possa fornire la risposta più consona
alle esigenze di cui abbiamo parlato.
Ma su questo argomento ci sono anche altre considerazioni da fare.
- Le faccia ...
- Come ho già detto, il motore del nuovo mezzo di trasporto da studiare
dovrà poter essere ottimizzato sia per l’uso dell’idrogeno, sia per l’uso di
prodotti di distillazione del petrolio.
Questa necessità comporta quindi che il mezzo in questione debba portare
quale carico non pagante, assieme al motore, sia un serbatoio per un
carburante liquido (o eventualmente gassoso liquefatto a bassa pressione),
sia un serbatoio contenente l’idrogeno (bombole ad alta pressione, oppure
sostanze dalle quali l’idrogeno possa venire a richiesta liberato, per
esempio gli idruri).
L’insieme di queste parti e dei singoli sistemi ad esse funzionalmente
connessi, comporterà un peso e un ingombro aggiuntivi non trascurabili che
comporterà, in ogni caso, una diminuzione delle prestazioni del veicolo,
rispetto a quelle dei veicoli realizzati finora, sotto forma della
diminuzione della capacità di trasporto di carico pagante.
Per contenere l'inconveniente sarà quindi più che opportuno ridurre quanto
più possibile il peso del motore e degli organi meccanici connessi
(trasmissione e cambio) mediante una nuova concezione di vettura.
E' appena il caso di aggiungere che il motore rotativo, rispetto al motore
alternativo corrispondente e a parità di prestazioni, dovrebbe consentire un
risparmio di peso e di ingombro considerevoli, insieme a una notevolissima
semplicità costruttiva e a una economia di produzione finora sconosciuta.
- E qui torniamo al suo motore ... Ma quali difficoltà ha dovuto superare
in fase di progettazione?
- Principalmente la realizzazione di buone tenute al passaggio dei gas e
l'evacuazione delle grandi quantità di calore prodotte.
La difficoltà di ottenere una buona tenuta di passaggio dei gas si deve a
due ragioni, e cioè ad un maggiore sviluppo complessivo della linea di
tenuta a parità di cilindrata e alla forma che tale linea di tenuta assume
per la presenza di spigoli. Tale difficoltà però è in parte compensata dalla
maggiore velocità di rotazione e dal maggior numero dei cicli per giro, in
quanto tali caratteristiche diminuiscono drasticamente il "tempo di
transito" del quale dispongono i gas per attraversare la linea di tenuta.
Inoltre la forza centrifuga utilizzata per garantire il costante contatto
fra quelle che, per analogia funzionale, continueremo a chiamare "fasce
elastiche" e le varie superfici fisse nel moto relativo – in virtù della
crescente velocità di rotazione del gruppo dei pistoni ruotanti –
contribuisce ad assicurare un buon contatto fra le superfici interessate
alla tenuta.
Sta di fatto, comunque, che nei vari prototipi da me realizzati non ho
rilevato problemi riconducibili a deficienza delle tenute, anche se, per la
verità, non ho potuto disporre di strumentazione adeguata a fare prove
sistematiche per una durata di funzionamento sufficientemente lunga.
La seconda difficoltà che ho dovuto affrontare riguarda sia l'allontanamento
del calore prodotto dalla combustione nel gruppo dei pistoni ruotanti, sia i
problemi di deformazione differenziale indotti nel cilindro contenitore.
Su questo punto particolarmente utili possono tornare le conoscenze
acquisite durante le esperienze compiute sul motore Wankel, che ha dovuto
affrontare problemi in parte simili.
Comunque non credo che problemi di questo genere possano apparire come
insuperabili, dati i livelli avanzati raggiunti oggi dalla tecnica, anche
perché esiste ormai la possibilità di ricorrere all'utilizzazione di parti
ceramiche (specie per il gruppo pistoni) e di vari metodi, che si potrebbero
definire in certa misura "non convenzionali", particolarmente efficaci per
il raffreddamento differenziale delle varie zone del cilindro.
Ma su questa difficile materia una sperimentazione accurata non può, a mio
giudizio, essere evitata o sostituita da metodi di indagine indiretti.
- La sperimentazione è una nota dolente in Italia, specie in ambito
pubblico ...
- Sì, purtroppo. Ma la sperimentazione del mio motore, con la conseguente
realizzazione di un prototipo, è necessaria e auspicabile per tutti quei
vantaggi che questo motore offre e di cui ho già detto.
- Secondo lei, possono le Università, che oggi sono quasi le cenerentole
della ricerca italiana, sposare in qualche modo questa sua invenzione?
- Certo che possono, se davvero decidono di mettere i loro esperti e i loro
laboratori al servizio della ricerca applicata. Nelle Università che si
rispettano teoria e pratica devono coincidere e andare verso un obiettivo
comune che non può essere soltanto il mero progresso delle idee: le idee
senza una loro naturale applicazione fanno filosofia, non scienza.
L'Università di Palermo, per esempio, ha una lunga e prestigiosa tradizione
ingegneristica, che con una buona dose di managerialità potrebbe essere
ulteriormente arricchita.
- Intanto lei, in attesa che qualcuno si faccia avanti per la
realizzazione del suo prototipo, non è stato con le mani in mano ...
Sappiamo che recentemente ha chiesto un terzo brevetto, sempre
sull'argomento ...
- E’ un ulteriore passo avanti, in quanto si tratta di un cinematismo privo
di parti in moto alternativo e capace di trasformare le variazioni di
pressione di un fluido in lavoro meccanico reso disponibile su un asse
ruotante.
Tale meccanismo è universale nel senso che può sostituire in ogni sua
applicazione, e con grande vantaggio funzionale, il classico meccanismo
composto da cilindro, pistone, biella e manovella.
- Ingegnere Pomar, perché è tutto così difficile?
- Non disperi! Pensi solo che questo terzo brevetto sarà la soluzione
finale, finora cercata invano, dall’epoca dell’invenzione della prima
macchina a vapore!
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