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Enza Garipoli
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CRONACHE DAL MONDO


 SALVA LA VITA DI AMINA RITIRATA LA SENTENZA DI MORTE
 I GIUDICI DELLA SHARIA DELLA CORTE DI APPELLO
 HANNO DECRETATO CHE NON SARÀ LAPIDATA
 di E. G.
  NIGERIA 25 settembre 2003


AMINA CON LA FIGLIA

 

KATSINA -  La solidarietà internazionale che si è mobilitata per salvare la vita di Amina Lawal ha vinto la sua guerra contro una legge troppo severa ed anacronistica, tanto che la corte d'appello che doveva decidere sulla sorte della sventurata imputata - già condannata lo scorso anno alla lapidazione -  ha deciso che la severissima condanna non sarà più eseguita.
"È una vittoria per la legge, è una vittoria per la giustizia. Oggi celebriamo la vittoria della legge sul dominio dell'uomo", ha commentato l'avvocato e amica di Amina, Hauwa Ibrahim, all'uscita dell'aula di giustizia del piccolo tribunale di Katsina, nel nord della Nigeria. I cinque giudici della corte d'appello islamica dello stato hanno votato a maggioranza con 4 a 1 per l'annullamento della sentenza di primo grado, che nel marzo del 2002 aveva condannato la donna, 31 anni, per adulterio,  reato che nel codice islamico della Sharia - adottato a partire dal 1999 da una dozzina di stati nigeriani nel nord a maggioranza musulmana, e da uno del sud, dove invece vivono in maggioranza popolazioni cristiane - l'adulterio è un reato punito con la pena di morte. Ma si tratta di una pena che viene inflitta quasi esclusivamente alle donne. Amina Lawal, analfabeta, che ebbe una bimba, Wasila, fuori dal matrimonio, venne arrestata poco dopo la nascita della figlia dalla milizia fondamentalista nel suo villaggio e "confessò" la sua colpa al magistrato locale.
Il giudice d'appello di Katsina, Ibrahim Mai-Ungawa, ha spiegato che la sentenza di appello si basa sul fatto che il primo giudizio era "sbagliato" perché l'imputata non era stata informata di poter ritrattare la sua confessione - che doveva essere confermata quattro volte davanti ad una intera corte e non davanti ad un singolo giudice - a meno che non ci fossero quattro testimoni del fatto. Inoltre, la condanna della corte di prima istanza "non è consona alla legge dello stato di Katsina perché la polizia non arrestò i sospetti mentre commettevano il reato". Amina, con la sua bimba in braccio, la testa coperta da un velo è stata rapidamente fatta uscire da una porta laterale perché la polizia teme la rappresaglia dei gruppi fondamentalisti.

 

 

 
 
 
 
 
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