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COSENZA - PADRE FEDELE HA CHIESTO I DOMICILIARI
IERI DICEVA: VOGLIO RIMANERE IN CARCERE
"Non voglio si sospetti che inquino le prove"
25 gennaio 2006
COSENZA - Le prove contro di lui ci sono,
eccome: lo ha confermato e ribadito il questore di Cosenza, nel cui
carcere si trova da due giorni padre Fedele Bisceglia per l'accusa di
violenza sessuale, in concorso, nei confronti di una suora.
L'esuberante religioso ha scritto un memoriale di un paio di fogli
nel quale ha espresso il desiderio di restare in prigione perché, ha
spiegato "non voglio si possa sospettare che ho inquinato le indagini, per
cui voglio restare in prigione".
Nel memoriale, reso noto dal suo avvocato difensore, il francescano ha
scritto ancora: "Per intanto sto bene dove sto; la mia situazione non si è
modificata", ed ha chiesto che le indagini "si chiudano immediatamente" per
essere "processato pubblicamente". Il suo difensore, comunque, pare sia
riuscito a convincere padre Fedele ad accettare di uscire dal carcere
qualora il gip dovesse pronunciarsi positivamente sugli arresti domiciliari.
La decisione del gip Giusy Ferrucci è prevista per domani. Nel memoriale,
padre Fedele ha affermato: "Sono un martire, perdono chi mi accusa". Ha
ribadito di sentirsi tranquillo, di essere vittima di un complotto, di non
nutrire rancore verso la sua accusatrice, e di essere stato vittima di una
trama ai suoi danni, ordita da qualcuno che vorrebbe estrometterlo dalla
gestione dell'Oasi.
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