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IRAQ - Quando verrà il momento, sarà molto probabile che il presidente
iracheno Jalal Talabani non firmerà la sentenza di impiccagione per Saddam
Hussein. E toccando il gravoso tasto della sicurezza in Iraq, Talabani rigetta la denominazione di guerriglia o resistenza e afferma che "quelli che uccidono oggi in Iraq sono terroristi", assistiti "da gruppi fondamentalisti, ma anche da Paese vicini". "Di sicuro i servizi segreti iraniani hanno migliaia di agenti in Iraq. Ma che controllino il Sud non ci credo - dichiara il presidente - i nostri sciiti sono diversi da quelli iraniani. Primo sono arabi e non persiani. Secondo, l'ideologia sciita è impregnata di arabismo: credono che il governo debba andare ai discendenti della famiglia del Profeta. Arabi appunto, non persiani. Terzo, al Sistani, il Gran ayatollah di Najaf è contrario al "governo dei religiosi" tipico della Rivoluzione Khomeinista. Quindi come può sperare di controllare l'Iran?".
Riguardo alla presenza del contingente italiano a Nassiriya e
sull'eventualità che un governo di centrosinistra possa ritirare le truppe,
Talabani afferma: "Conosco D'Alema come persona ragionevole, ma se Prodi
volesse lasciarci, non importa, grazie ugualmente". |
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