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CATANIA - RICORDATO IL GIUDICE LIVATINO
 20 settembre  2005



Marco Forzese e Giancarlo Caselli

CATANIA - Il procuratore Caselli e il Capo dello Stato Ciampi, in occasione della commemorazione della morte del giudice Livatino, inviano messaggi.
Ai quali si aggiungono quelli del Comitato Livatino e dell’assessore Capuana per i giovani di Catania e provincia.



Il 21 settembre 1990, il giudice Rosario Livatino, trentasette anni, da dieci in Magistratura, veniva ucciso dalla mafia, alle porte di Agrigento, in contrada Gasena. Livatino aveva scelto di non avere la scorta, per non mettere in pericolo altre vite. Cattolico praticante, magistrato modello, professava la sua battaglia contro l’ illegalità giorno, dopo giorno.
Un uomo quindi che come venne descritto da Papa Giovanni II rappresenta “un martire della giustizia e indirettamente della fede”.
Livatino, amava i giovani e si prodigava per diffondere loro il concetto di legalità, ecco perché, lo scorso 7 maggio, la Provincia regionale di Catania, ed in particolar modo l’assessore provinciale allo Sport e Politiche giovanili, Daniele Capuana, ha scelto di intitolargli l’ impianto sportivo del Palacannizzaro “Rosario Livatino”.
L’ intitolazione, è stata infatti approvata dalla Giunta provinciale, per promuovere interventi finalizzati a favorire la crescita socio-culturale della popolazione e di aggregazione sportiva,anche attraverso la realizzazione di iniziative funzionali per la formazione didattica e professionale dei giovani. In occasione dell’ anniversario della commemorazione della morte del giovane magistrato, (21 settembre 1990), il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e il procuratore Caselli hanno inviato un messaggio ai giovani della provincia etnea, ai quali si aggiungono quelli del Comitato Livatino e dell’assessore Capuana.
“La data del 21 settembre -ha scritto il presidente della Repubblica Ciampi- celebra la memoria del Giudice Rosario Livatino ed esalta il ricordo del suo coraggioso ed eroico sacrificio. Il contributo coordinato delle Istituzioni e delle Forze dell’ Ordine, coniugato con l’ attività di sensibilizzazione dell’ associazionismo, rafforza nei cittadini e nei giovani la consapevolezza dei valori della Legalità e della Giustizia fondamenti essenziali della convivenza civile e di una società più equa e solidale.
Invio a tutti i giovani, il mio augurio più fervido, con l’ esortazione a tenere sempre vivo nella memoria il ricordo dell’ eroico magistrato e dei suoi valori di Giustizia e di civiltà ai quali egli sacrificò la sua giovane vita”.
Ai giovani della provincia etnea è dedicato anche il messaggio di Caselli.
“Ragazzi, - scrive Caselli- siamo qui per ricordare un martire e vittima della violenza mafiosa, così come altri ancora: Borsellino, Falcone, Don Pino Puglisi ect...
Morti – ha continuato il procuratore di Torino- perché la ferocia mafiosa li ha uccisi, mentre stavano cercando di realizzare qualcosa che consentisse a tutti, ed in special modo, a voi giovani, di avere qualche possibilità in più per essere felici! Due sono le cose che portano alla felicità, la libertà ed un posto di lavoro. Purtroppo dove c’è la Mafia lo sviluppo economico è bloccato, nel Mezzogiorno si perdono 180 mila posti di lavoro. Questo significa che 180 mila giovani come voi, senza occupazione non possono costruire un futuro felice. Allora chi lotta contro la Mafia e chi muore lottando fino al sacrificio, lo fa per dare, a voi, più felicità. Ed è per questo motivo che dobbiamo ricordare queste vittime con particolare rispetto e riconoscenza. Livatino, è morto perché faceva il suo lavoro di magistrato, adempiva al suo dovere con autonomia ed indipendenza, senza lusingare i potenti, senza privilegiare nessuno e senza danneggiare alcuno, secondo scienza e coscienza!
Da magistrato indipendente Rosario Livatino è morto!”.“
Il 21 settembre -ha ricordato, infine, l’ assessore Daniele Capuana- riveste un’ importante valenza culturale e sociale, che potrà dare la possibilità alle migliaia di ragazzi ed ai tanti giovani della Provincia, di ricordare un momento di alto impegno antimafia e ricavarne una lezione di vita, secondo l’ esempio dettato dallo stesso Giudice.
Livatino era un giovane dei nostri tempi -ha concluso il presidente del Comitato “R.Livatino”, Attilio Cavallaro- che ha sentito forte in lui il richiamo della giustizia, e che ha svolto la professione di magistrato per vocazione”.
Una figura quindi quella del Giudice da non dimenticare,e sempre attuale, non solo come modello di giudice, ma anche come esempio di buon cittadino e di cristiano.

 

 

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