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VATICANO - La successione al soglio di Pietro: da tutto il mondo convergono
a Roma 117 cardinali per il Conclave
1 aprile 2005

LA CAPPELLA SISTINA
VATICANO - La successione al Soglio di Pietro, sta facendo convergere a
Roma tutti i 117 cardinali che dovranno riunirsi in Conclave nella Cappella
Sistina quando il nostro Papa Giovanni Paolo II sarà salito al Cielo, al
cospetto della vergine Maria alla Quale si è votato all'inizio della sua
missione pontificia "totus tuus" è infatti il motto scelto da Carol Woityla
quando venne eletto Papa alla morte di Giovanni Paolo I.
In Vaticano da più di un mese i mass media riportano pareri di influenti
esponenti ecclesiastici che si interrogano sulla successione a Giovanni
Paolo II. Allo stato, intanto, sono scesi a 117 i cardinali che
parteciperebbero ad un eventuale conclave: proprio nei giorni scorsi hanno
raggiunto gli 80 anni l'angolano Alexandre do Nascimento e l'ecuadoregno
Antonio Josè Gonzalez Zumarraga. Il prossimo cardinale ad uscire dal novero
degli elettori sarà il patriarca emerito di Venezia, Marco Cè, che
festeggerà il suo ottantesimo compleanno il prossimo 8 luglio.
La pattuglia degli italiani fino ad allora sarà composta da venti porporati
ed anche dopo l'uscita di Cè resterà di gran lunga la più numerosa: nel
collegio cardinalizio, infatti, sono presenti i cinque continenti con 66
paesi, 52 dei quali hanno porporati elettori e tra questi ultimi oltre
all'Italia solo gli Stati Uniti, con undici, superano la soglia dei dieci
rappresentanti in conclave. Non è certamente un caso se il gruppo dei
cardinali italiani è di gran lunga il più numeroso e questa massiccia
presenza non sarà ininfluente in un eventuale conclave.
È stato lo stesso Giovanni Paolo II che ha voluto rispettare la tradizionale
prevalenza degli italiani nel collegio cardinalizio: ben 114 li ha nominati
lui, essendo rimasti di nomina montiniana solo il tedesco Ratzinger, lo
statunitense Baum e il filippino Sin. Nella cappella Sistina si potrebbe
quindi cominciare con il votare un cardinale italiano.
Tra i venti porporati italiani il nome che viene ripetuto più spesso in
queste settimane è quello dell'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi.
Brianzolo, 71enne, è stato segretario generale della Cei e arcivescovo di
Genova. Tre anni fa il suo trasferimento a Milano per decisione di papa
Wojtyla sembrò quasi un'investitura. Un altro papabile è il patriarca di
Venezia Angelo Scola, sessantatreenne.
Anche per Scola, che proviene da Comunione e liberazione, è arrivato un
segnale di predilezione del Papa nel momento in cui lo ha nominato nei
giorni scorsi relatore generale del prossimo sinodo dei vescovi. Tanto
l'arcivescovo di Milano che il patriarca di Venezia sono teologi di grande
fama e vengono dal mondo accademico.
Segni di predilezione del Papa li ha ricevuti anche il presidente della Cei,
Camillo Ruini, che in quanto vicario per la città di Roma è con il
segretario di stato Angelo Sodano il principale collaboratore di Giovanni
Paolo II. Tra gli italiani, il 74enne Ruini (teologo di fama ma pure esperto
politico) è anche il più conosciuto all'estero, essendo stato relatore
generale del sinodo speciale del 1990 sull'Europa e perché la Cei ha aiutato
con grande generosità le chiese del Terzo Mondo. Conosciutissimo e stimato
nel mondo è anche il cardinale Carlo Maria Martini, ma come per l'ex
arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi gioca contro di lui l'età. Ugualmente
poco credibili, per il fatto che non hanno esperienza pastorale, i cardinali
italiani che ricoprono incarichi di curia: Sodano, Re, Nicora, Sepe,
Marchisano, Sebastiani e Martino, così come gli ex capi dicastero Pompedda e
Cacciavillan. Tra questi, però, Sodano potrebbe esercitare il ruolo di
grande elettore specialmente se dopo le prime votazioni non uscisse eletto
un italiano. Come nunzio in Cile, ministro degli esteri e segretario di
stato, il cardinale astigiano ha sempre curato particolarmente i rapporti
con i governi e le chiese dell'America Latina che con i suoi ventuno
cardinali potrebbe dare alla chiesa la nuova guida.
I nomi più credibili sono cinque: Lopez Rodriguez di Santo Domingo, il
salesiano Oscar Maria Rodriguez Maradiaga dell'Honduras, Rivera Carrera di
Città del Messico, Josè Maria Bergoglio di Buenos Aires e Claudio Humes di
San Paolo del Brasile. Sono considerati papabili anche due indiani: Ivan
Dias e Telesphore Toppo. In Europa spicca invece, tra i non italiani, il
nome dell'arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. Infine, c'è chi
avanza in questi giorni il nome del tedesco Joseph Ratzinger, prefetto della
congregazione per la dottrina della fede, ma i 77 anni di età, la netta
caratterizzazione come «conservatore» e le malferme condizioni di salute
rendono particolarmente improbabile la sua elezione.
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