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WASHINGTON -
Nessuno poteva presagire che l'assenza dei contatti - persi verso le
nove locali e le 15 ora italiana - con lo shuttle Columbia, ormai in
fase di atterraggio mentre stava sorvolando il cielo del Texas, potesse
avere come conseguenza la tragedia verificatasi poco dopo.
Infatti, poco dopo le 16, la navicella spaziale Columbia, ad
un'altitudine di circa duecentomila piedi, si è disintegrata in volo.
Ancora non si conoscono le cause che hanno provocato la morte dei sette
membri dell'equipaggio, fra i quali si trovava anche il primo israeliano
nello spazio, Ilan Ramon.
La velocità della navetta spaziale, al momento dell'impatto con
l'atmosfera terrestre si aggirava intorno ai ventimila chilometri orari,
e pare che lo shuttle si sia spezzato per cause ancora tutte da
accertare: ma dalle prime ipotesi, suffragate dalle riprese della
navicella in fase di rientro, sembra che lo shuttle abbia "perso" parte
delle piastrelle che dovevano proteggerlo dagli effetti dell'alta
temperatura. E in effetti, le riprese del Columbia su Dallas mostrano
più d'una scia.
I relitti della navicella potrebbero essere tossici e pertanto, la Nasa
avverte di non toccarli e di avvertire gli esperti del centro spaziale
del luogo ove fossero stati avvistati.
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