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 PALERMO - UFFICI STAMPA IN SICILIA: C'E' ANCORA SPERANZA PER I "VERI GIORNALISTI PRECARI"

IL COMMISSARIO DELLO STATO HA SAGGIAMENTE IMPUGNATO LA DECISIONE DELLA REGIONE SICILIANA DI SANARE INDISCRIMINATAMENTE "TUTTI" I GIORNALISTI PRECARI (cioè "abusivi" perché occupano il posto di addetto stampa senza i regolari concorsi che a partire dal 2000 impone la Legge 150 sugli Uffici Stampa) DEGLI UFFICI STAMPA NELLA P. A.
PER IL MOMENTO LA COSIDDETTA LEGGE FLERES-BARBAGALLO RIMANE NEL CASSETTO
di Enza Garipoli
 19 dicembre  2005

PALERMO - Sicilia, finalmente il Commissario di Stato ha impugnato la recente decisione della Regione, che adottando la famigerata Legge Fleres-Barbagallo avrebbe sanato indiscriminatamente la posizione dei cosiddetti giornalisti "precari"  (cioè "abusivi" perché occupano il posto di addetto stampa senza i regolari concorsi che a partire dal 2000 impone la Legge 150 sugli Uffici Stampa) nelle pubbliche amministrazioni dell'Isola. 
Quello che è accaduto e accade tuttora, riguardo gli Uffici Stampa in Sicilia, è una realtà che offende quei giornalisti che in tutti questi anni, pur avendo tutti i legittimi titoli e requisiti professionali, sono stati lasciati ai margini di una vita regolare di lavoro.
Tanti politici si sono "costruiti" il loro giornalista "di fiducia", cominciando a forgiarlo ancor prima che "il baciato dalla Fortuna" fosse un giornalista professionista vero e proprio.

E LA BEFFA PIU' GRANDE, per tanti degli oltre cento disoccupati siciliani, è quella di incontrare il collega, pubblicista fino all'altrieri, e sentirsi dire che in pochi mesi - magie della politica o grazie a parenti strettamente "collusi" con i vertici del giornalismo siciliano e nazionale e non certo grazie al rispetto delle regole uguali per tutti - ha già fatto gli esami a Roma ed è diventato, udite udite "giornalista professionista!"

Infatti, è vergognosamente accaduto in questi anni - forse i più oscuri del giornalismo siciliano - che tanti che non erano neppure giornalisti, hanno conseguito questo ambito titolo grazie al solo requisito di avere astutamente seguito e blandito il loro politico-padrino e non avevano certo i titoli legali per occupare il posto di addetto stampa.

Infatti, al momento della loro assunzione non erano nemmeno giornalisti professionisti la gran parte di quelli che oggi "pretendono" di essere sanati grazie alla sanatoria proposta dai deputati Ars Fleres e Barbagallo. Pertanto non vengano a lamentarsi quegli addetti stampa "abusivi" che, in tutti questi anni hanno pur sempre avuto rinnovato il proprio contratto di lavoro alla faccia di altri colleghi da lungo tempo professionisti e con tanto di laurea.

In quei tanti Uffici Stampa delle P. A. siciliane, invece, avrebbero dovuto fino dal principio lavorare  dei veri giornalisti, soprattutto professionisti disoccupati,  e non come è invece deplorevolmente accaduto finora, non escluso l'ultimo quinquennio.

 Infatti, tantissimi pseudocolleghi sono stati "promossi" giornalisti professionisti solo successivamente alla loro abusiva occupazione del posto di lavoro, in quegli stessi uffici stampa in cui avrebbero dovuto essere assunti al loro posto quelli che erano già giornalisti professionisti. Invece, alla faccia loro, quegli "aspiranti giornalisti" sono riusciti a mettere nel sacco i già giornalisti, diventando tali solo successivamente e sempre alla faccia loro sono rimasti ad occupare arbitrariamente, indebitamente e senza regolari concorsi gli uffici stampa delle p. a. grazie unicamente all'amicizia, diciamo così, dei loro protettori politici. Solo in seguito, la maggior parte di questi aspiranti giornalisti sono riusciti ad ottenere con contorcimenti normativi inopinabili  l'ambito titolo di giornalista professionista, titolo che invece a molti altri fior di giornalisti sul campo (ma senza padrini) è stato negato pur avendone il sacrosanto diritto a differenza dei tanti "abusivi" ( abusivi è più corretto di "precari") che adesso sono "giornalisti professionisti" per "simpatia" e per "meriti politici".


Per completezza d'informazione pubblico qui sotto tutta la polemica scatenatasi dopo lo stop del Commissario dello Stato che ha preso la decisione di impugnare i due commi sugli uffici stampa nella Pubblica amministrazione contenuti nelle variazioni di bilancio varate dall'Ars.

Polemiche varie
16/12/05

C'è grande polemica nel sindacato siciliano:

"Con nostro rammarico constatiamo che la figura del Commissario dello Stato per la Regione siciliana, retta oggi ad interim da un vicario, non svolge più il suo ruolo di garanzia sull'osservanza, non solo delle norme della Costituzione, ma anche dello Statuto Speciale di autonomia". Lo affermano i rappresentanti del Coordinamento giornalisti precari della P.A. dopo la decisione del Commissario dello Stato di impugnare i due commi sugli uffici stampa nella Pubblica amministrazione.
"Impugnando i commi 1 e 2 dell'articolo 19 delle 'Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione', infatti - continuano - il Commissario viola la sfera di competenza della Regione Siciliana in materie disciplinate dall'articolo 14 dello Statuto siciliano che, come è noto, è norma costituzionale. Nel merito, circa i richiamati art. 3la deciis, 51 e 97 della Costituzione, è chiaro che il comma 2 null'altro è che un adeguamento di pianta organica dell'ufficio stampa della Presidenza della Regione, già varato altre due volte e mai impugnato dal Commissario dello Stato: con l'art. 72 della legge regionale 41 del 1985, che ha portato la composizione dell'Ufficio da tre a quattro giornalisti, e con l'art 127, comma 14 della l.r. 17 del 2004, che da 4 li ha aumentati ad 8".
"Adesso la norma li porta sì a 24 - continua il Coordinamento - ma da utilizzarsi anche presso i dodici assessorati regionali. Un numero quindi assolutamente congruo se, solo per fare un esempio, la Lombardia ne ha 23, l'Emilia Romagna 22 o la provincia autonoma di Trento 14. E il comma 1 non fa altro che estendere fino al 30 giugno 2006, a comuni, province e enti strumentali la possibilità di applicare tale procedura. Infine, cita l'art. 81, 4^ comma, della Costituzione quando il comma 2 dell'articolo impugnato aveva una congrua copertura finanziaria. Il prefetto Fanara, senza entrare nel merito si è solo adeguato a quanto richiesto da una screditata segreteria dell'Assostampa, che ormai non ci rappresenta più. Una decisione allora, quella del Commissario, solo politica. Ci chiediamo se non sia venuta meno - conclude il Coordinamento - come emerso anche nel dibattito parlamentare in occasione della modifica dello Statuto, l'ultima condizione, quella di garanzia, che ha giustificato finora la permanenza di tale organo nell'ultima regione d'Italia". (ITALPRESS)

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"Improbabili e presunti rappresentanti dei precari hanno ritenuto di dovere attaccare il Commissario dello Stato per avere adempiuto il ruolo che la legge gli impone di svolgere. Tali attacchi, inammissibili nel tono e nei contenuti, vanno respinti mentre va riaffermato il rispetto che si deve a tutte le figure istituzionali di garanzia". Lo afferma in una nota la segreteria dell'Assostampa siciliana, in merito alla decisione del Commissario dello Stato di impugnare i due commi sugli uffici stampa nella Pubblica amministrazione contenuti nelle variazioni di bilancio varate dall'Ars.
"È noto che l'Assostampa - prosegue la nota - all'indomani dell'approvazione del provvedimento impugnato, aveva presentato una nota al Commissario nella quale venivano rilevati alcuni vizi tra i quali quelli all'origine della decisione poi adottata. Di questo il sindacato prende atto con soddisfazione e, nello stesso tempo, con l'amara consapevolezza che il problema del precariato dei giornalisti nella pubblica amministrazione, è stato ancora una volta affrontato con pressappochismo e demagogia e con risultati che, come appare evidente, non migliorano la posizione di un solo precario in Sicilia".
"Si tratta di decine e decine di colleghi - spiega il sindacato dei giornalisti - che rappresentano un problema reale che va affrontato con la consapevolezza della sua complessità oggettiva e che non può essere risolto con provvedimenti che sembrano avere altri obiettivi. Il sindacato, invece, ha sostenuto in ogni sede, e da almeno un anno, che bisogna costruire un sistema che tenga conto del lavoro fin qui svolto sfruttando per altro leggi già esistenti e sulle quali il sindacato ha più volte richiamato l'attenzione della Regione. Perchè solo in questo modo sarà possibile avviare concretamente quella che abbiamo definito la 'stagione dei concorsì, la stessa cui, in sostanza, fa riferimento il Commissario dello Stato quando richiama l'articolo 97 della Costituzione".
"Si dia una risposta credibile ai precari - conclude l'Assostampa - si inauguri al più presto la stagione dei concorsi. Ma nessuno pretenda che tutto ciò possa essere fatto senza, e in qualche caso perfino contro, il sindacato dei giornalisti". (ITALPRESS)
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Comunicato Stampa Coordinamento giornalisti precari della p.A.

Roberto Ginex, coordinatore dei giornalisti precari p.A.

Vito Orlando, Enzo Fricano, Fabio De Pasquale, Maria Pia Ferlazzo, Manlio Viola, Laura Compagnino, Stanislao Lauricina, Wlady Pantaleone, Dario Lo Verde, Carla Muliello, Clara Minissale, Alberto Samonà, Patrizia Mercadante, Fabio Piedimonte, Massimo Bellomo, Francesco Mazzola, Gioacchino Amato, Federica Certa, Ivana Di Nuovo, Luigi Salerno, Giovanni Iozzia, Michela Petrina, Francesco Lamiani, Gaetano Guidotto, Antonio Foti, Salvo Fichera, Mariano Messineo, Ettore Bruno, Massimo Cappellano, Giovanni Amato, Salvatore Cona, Lucio Gambera, Daniele Lo Porto, Salvo Reitano, Cristina Arcuri e altri

Un sindacato che prende carta e penna e scrive contro i suoi iscritti, che non li tutela adeguatamente e che non difende strenuamente l’opportunità, quanto mai rara in Sicilia, di creare posti di lavoro in grado di offrire un futuro certo ai suoi iscritti, fra i quali ci sono i giornalisti precari della p.A., è un sindacato che non ha più motivo di esistere, in quanto non persegue le finalità per cui esso stesso è nato. Oggi, chiediamo le dimissioni di tutti i vertici regionali del Sindacato i quali devono avere quel senso di responsabilità che è mancato nel momento stesso in cui hanno deciso di schierarsi contro i loro iscritti.
Assostampa Sicilia, prima, ha inviato un esposto al Commissario dello Stato, per tentare di condizionare la serenità del suo agire, e, poi, ha colto l’occasione dell’impugnativa dell’articolo, criticata duramente dal coordinamento dei precari, i quali hanno soltanto espresso la loro opinione nel pieno rispetto delle regole democratiche, per sferrare un attacco frontale. I vertici dell’Associazione siciliana della stampa hanno fatto di tutto per delegittimarsi e la presa di posizione contro quelli da loro definiti in modo sprezzante “improbabili e presunti rappresentanti dei precari”, poi, è l’ultima “perla” di una gestione fallimentare, nata con una oscura ‘manovra di palazzo’ grazie alla quale si sono voluti tutelare interessi di una parte che non coincidono con i reali interessi dei giornalisti che svolgono ogni giorno, con fatica e senza garanzie, il loro lavoro. E’ di tutta evidenza ormai che i sedicenti rappresentanti dei giornalisti puntano a svolgere un’azione politica che nulla ha a che vedere con la professione. Alla base di quest’azione politica c’è la pretesa di conservare una serie di privilegi, di consulenze e di doppi incarichi mantenuti tutti grazie all’accondiscendenza di una parte della classe politica che spera, in questo modo, di farsi spazio nell’informazione, che, così, non è più imparziale. Mai si era visto un sindacato che ha deciso di schierarsi apertamente contro i colleghi e contro le speranze di chi ambisce giustamente al riconoscimento di incontestabili diritti acquisiti.
Questa segreteria e tutti coloro che l’hanno supportata farebbero bene a comprendere che non è più tollerabile mettere in discussione il futuro di colleghi che non intendono più aspettare, essere presi in giro, né soprattutto delegare ad uno squalificato gruppo dirigente alcun tipo di rappresentanza. I giornalisti precari e disoccupati invitano dunque tutti i colleghi ad una mobilitazione generale per riconsegnare il sindacato nelle mani di chi realmente intende difendere gli interessi e i diritti dei lavoratori, in particolare di quelli che vivono nel precariato e che non hanno alcuna tutela. Infine, questa dirigenza, che è stata incapace di curarsi della difficile situazione determinatasi in Sicilia nell’ambito dello sciopero indetto dalla Fnsi, ha sempre avuto, nei giorni dello sciopero e al suo fianco, la solidarietà dei giornalisti precari della p.A. benché questi non siano mai stati coinvolti nella vertenza, proprio perché a loro non viene applicato il contratto di lavoro. Pur non di meno, questo coordinamento che, con grande spirito di colleganza e di solidarietà è stato sempre vicino dimostrandolo con atti concreti, adesso ha deciso di dire basta a chi usa impropriamente e per fini propri il sindacato.
Palermo, 16/12/05

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"Abbiamo votato contro la manovra finanziaria perchè, in gran parte, in contrasto con il regolamento dell'Ars e con alcune leggi vigenti. Non ci iscriviamo, tuttavia, tra coloro che osannano il Commissario dello Stato, pur riconoscendo che la maggior parte degli articoli impugnati meritavano di essere censurati". Lo ha detto Giovanni Barbagallo, capogruppo della Margherita-Dl all'Ars.
"Il giudizio negativo sulla maggioranza e sulla manovra - ha aggiunto - non ci impedisce, di rilevare che l'impugnativa è stata in qualche caso generica e non ha fatto giustizia di situazioni diverse. Barbagallo ha aggiunto inoltre che "sarebbe gravissimo se al danno provocato dal centrodestra in Sicilia si aggiungessero alcune interpretazioni quanto meno singolari di chi dovrebbe esercitare un ruolo di controllore e non di giudice di autonome scelte legislative. Alcune norme, ad esempio, sono state impugnate - ha sottolineato - pur trattandosi di incrementi di stanziamenti su finalità determinate da leggi tuttora vigenti. Si rischia di confondere i contributi a vario titolo con quelli previsti a tutela di rilevanti interessi pubblici consolidati da una specifica legislazione".
Il capogruppo della Margherita-Dl ha concluso affermando che "il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di difendere nelle sedi competenti tutte quelle norme che sul piano giuridico sono perfettamente legittime e, nello stesso tempo, di non proporre più norme clientelari e di dubbia legittimità". (ANSA).
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Nei giorni scorsi l'Assostampa Siciclia, con riferimento all'approvazione della norme sugli Uffici Stampa, contenuti nella legge di "Variazione di Bilancio" approvata dall'Ars il 7 dicembre scorso, aveva inviato al Commissario dello Stato una nota di contestazione di alcune parti della legge "che risultano incompatibili - sostiene il sindacato - con il dovere di garantire i principi di legittimità nella P.A., mentre rischiano di diventare probabile fonte produttiva di atti di 'disparità di trattamentò tra cittadini/lavoratori aventi eguali requisiti, mansioni, e legittimi diritti maturati, in base alla legge ed in forza di previsioni contrattuali".
In particolare, il Sindacato dei giornalisti contesta "la pretesa del Presidente della Regione che oltre ad usufruire della prerogativa di poter assumere nominativamente dei giornalisti nel suo Ufficio Stampa", "pretende pure di fare a meno perfino delle poche procedure amministrative fissate dall'art.11 della Lr. n. 79/76, con buona pace della trasparenza e della certezza del diritto".
Secondo il presidente dell'Assostampa Sicilia Daniele Billitteri "Le procedure amministrative non possono essere ignorate neanche in presenza di un provvedimento di sanatoria generale, al quale peraltro le assunzioni a chiamata diretta della Presidenza della Regione risultano pure estranee. Il sindacato ha ben presente i problemi e le esigenze dei colleghi giornalisti precari nelle p.a. siciliane, al punto che ha sempre sino ad oggi sostenuto la necessità che venissero pienamente tutelati e riconosciuti sia i loro diritti acquisiti che la dignità del lavoro professionale sino ad oggi svolto, curando di impedire per il futuro il riformarsi di qualsivoglia sacca di precariato".
"Ma il Sindacato - scrive ancora Billitteri - ritiene in via prioritaria che, chiusa la pagina del precariato, ossia subito dopo la conclusione delle procedure connesse alla stabilizzazione dei giornalisti precari, si debba partire immediatamente con i concorsi pubblici per l'accesso agli Uffici Stampa. Da svolgersi nell'ambito di meccanismi contrattuali e regolamentari in grado di garantire lo svolgimento di selezioni concorsuali che permettano l'accesso agli Uffici stampa pubblici anche all'altra parte dei giornalisti disoccupati siciliani. Tutto ciò è realizzabile solo scegliendo e perseguendo un percorso di legalità, nell'ambito di regole certe, fissate in un contratto collettivo regionale integrativo, peraltro previsto per legge, ed accompagnato da un sistema di concertazioni sindacali locali. In questa direzione il Sindacato aveva percorso una ipotesi di accordo, alla luce del sole, con l'onorevole Fleres, estensore e firmatario delle norme di legge approvate all'ARS il 7 Dicembre scorso. Tale accordo prevedeva, appunto,di affiancare alla legittima sanatoria le precondizioni per dare il via ai concorsi pubblici, fissando per legge l'obbligo del Presidente della Regione di provvedere a convocare il Sindacato entro e non oltre trenta giorni dalla pubblicazione della legge. Al contrario, ci siamo ritrovati misteriosamente nel testo di legge poi approvato una stabilizzazione dei precari incerta nei suoi meccanismi di applicazione concreta, sfigurata all'ultimo minuto da un sub emendamento equivoco, che lascia aperta la porta a quanti abbiano lavorato solo sei mesi".
Mentre nella seconda parte della legge - continua ancora Billitteri -, quella dedicata alle assunzioni a chiamata diretta del presidente della Regione, oltre alla non spiegata necessità di elevare il numero dei posti in dotazione da 8 a 24 - quando i precari da aggiungere erano solo 12 oltre i sei oggi in servizio - ci siamo trovati di fronte ad una piroetta giuridica e professionale senza precedenti: le assunzioni dei giornalisti sono state trasformate in nomine fiduciarie di governo, praticabili discrezionalmente anche in assenza di un qualsiasi minimale accertamento dell'esistenza dei requisiti professionali indispensabili", "E naturalmente - conclude Billitteri - era scomparso l'emendamento concordato tra il Sindacato e Fleres, sull'attivazione della concertazione sindacale a tutela dei legittimi diritti dei giornalisti precari e disoccupati, l'unica condizione concreta per evitare che anche questa legge rimanesse solo una carta scritta. In definitiva, questa legge stabilisce di fatto che sia la Politica a scegliere i giornalisti destinati in un ufficio istituzionale (e non a una struttura di portavoce); il tutto con buona pace della trasparenza nella P.A. A questa prospettiva di omologazione dei giornalisti alla politica, il Sindacato si è sempre opposto, si oppone e si opporrà". (ITALPRESS)

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In risposta all'esposto dell'Assostampa Sicilia, il Coordinamento dei giornalisti precari della P.A. siciliana ha inviato un promemoria al Commissariato dello Stato, nel quale si rivendica "la legittimita costituzionale dei commi '1' e '2' dell'articolo 19 della legge regionale approvata il 7 dicembre scorso dall'Ars, peraltro supportata dalla relativa copertura finanziaria".
"Quello del sindacato dei giornalisti è un esposto - aggiunge il coordinamento - nel quale in modo farraginoso si contestano alcune parti della norma. Sembra doveroso ricordare che lo stesso sindacato il 4 novembre scorso con una nota, con prot. n.220, inviata al presidente della Regione, ai vicepresidenti dell'Ars e al presidente della commissione Bilancio dell'Assemblea e sottoscritta dal segretario regionale, dal suo vice e dal responsabile del dipartimento uffici stampa, ha presentato una proposta di emendamento alla legge nella quale sono contenuti proprio entrambi i commi poi approvati dall'Ars. Un sindacato - continuano i giornalisti precari - che ora dichiara, senza spiegare come, di aver sostenuto le esigenze dei colleghi giornalisti precari nelle pubbliche amministrazioni siciliane, e che sventola demagogicamente la foglia di fico dei concorsi quando è noto a tutti che un solo concorso, e per un posto, è stato bandito negli ultimi 10 anni".
"Altrettanto doveroso appare ricordare che - aggiunge il Coordinamento - quando nella finanziaria nazionale, in atto in discussione al Parlamento, è stato presentato un emendamento del Governo che stabilizzava i portavoce del ministeri, l'Ordine nazionale dei giornalisti ha supportato l'iniziativa con una nota ufficiale del categoria, ritenendolo un utile primo passo verso la soluzione dell'annoso problema legato al precariato giornalistico nella Pubblica amministrazione. Confidiamo nella serenità di giudizio del Commissario dello Stato, chiamato a valutare la legittimità delle procedure in questione al di là delle sconcertanti e strumentali polemiche di categoria".

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"Billitteri è il primo sindacalista al mondo a schierarsi contro i precari: si dimetta". Lo chiedono in una nota Mariano Messineo (addetto stampa Comune di Caltagirone), Carmelo Miduri (addetto stampa Provincia di Siracusa), Daniele Lo Porto (capo ufficio stampa Provincia di Catania), Giovanni Iozzia (addetto stampa Comune di Catania), Michela Petrina (addetto stampa Comune di Catania) Salvo Reitano (addetto stampa Comune di Palagonia), Salvo Fichera (addetto stampa Comune di Tremestieri), Massimo Cappellano (portavoce Azienda ospedaliera "Gravina" di Caltagirone), Giovanni Amato (addetto stampa Comune di Mineo), Gaetano Guidotto (addetto stampa associazione di Comuni Bronte - Maletto - Maniace), Antonio Foti (addetto stampa Comune di Acicatena), Francesco Lamiani (addetto stampa Comune di Gravina).
"Lo screditato segretario Daniele Billitteri - affermano - ha finalmente svelato il motivo per cui un anno fa, con una manovra di palazzo, ha voluto insediarsi al vertice del sindacato regionale dei giornalisti. Avrebbe dovuto occuparsi della gestione degli affari correnti, in attesa di un congresso che ha sempre promesso e mai convocato, invece ha perseguito lo scopo di uccidere il sindacato. E oggi, tra mille ipocrite puntualizzazioni cui non crede nessuno, punta a sabotare le leggi con cui il Parlamento regionale ha chiuso le dolorose pagine del precariato siciliano". (ITALPRESS)
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"La legge varata dall' Assemblea regionale siciliana è uno strumento idoneo, e per il momento l' unico disponibile, per risolvere l' annoso problema del precariato giornalistico negli uffici stampa della Pubblica amministrazione, in attesa del varo dei concorsi". Lo afferma una nota del gruppo 'Giornalisti uniti'.
"Di fronte all' inusitata presa di posizione di una parte ormai squalificata e autoreferenziale del sindacato che vuole solo salvaguardare gli interessi di pochi, da anni adusi alla gestione del lucroso sistema della consulenze - si legge nel comunicato - Giornalisti uniti si schiera al fianco dei colleghi precari condividendo i motivi del loro sconcerto e sostenendo le ragioni di chi, dopo anni di sofferenze, vede finalmente avvicinarsi alla luce dei diritti frattanto acquisiti un vero contratto di lavoro giornalistico. Spiace - conclude la nota di Giornalisti uniti - che oggi ciò che resta del sindacato regionale che dovrebbe sempre e comunque tutelare i diritti dei lavoratori abbia invece deciso di schierarsi contro i giornalisti a difesa di interessi di parte". (ANSA)

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17 dicembre 2005

UFFICI STAMPA: ORA PER I PRECARI NECESSARIA
UNA GRANDE VERTENZA CON LE P.A. INADEMPIENTI

DICHIARAZIONE DI GAETANO PERRICONE
PRESIDENTE DEL GUS SICILIA

Registriamo, con rispetto ma con perplessità, le motivazioni dell’impugnativa del Commissario dello Stato sulla leggina, inserita nelle variazioni di bilancio dell’Ars, che avrebbe sanato la posizione dei precari storici degli uffici stampa siciliani: i concorsi e solo i concorsi, aperti a tutti e uguali per tutti, possono consentire l’accesso stabile nella Pubblica Amministrazione. Una posizione chiara, coerente con la normativa, sulla carta garante della trasparenza e della certezza del diritto per tutti; ma non più sufficiente – è una nostra valutazione sindacale, ma anche un dato oggettivo, che risalta agli occhi di tutti in queste ore di drammatica, per molti versi sconcertante, polemica all’interno della nostra categoria - a risolvere un problema ormai esplosivo, quello del precariato storico degli uffici stampa, che rischia a questo punto di frantumare definitivamente il già lacerato sindacato dei giornalisti siciliani e svuotare di significato il suo compito primario, che è quello di difendere e rendere più solidi i posti di lavoro esistenti e crearne di nuovi.
E’ intanto assolutamente inaccettabile, lo ribadiamo con forza, che si definiscano indistintamente “clienti della politica” tutti i colleghi che negli uffici stampa operano. Compresi quelli che lo fanno, in esasperante condizione di incertezza per se stessi e per le proprie famiglie, da cinque, sette, otto, dieci, quindici, perfino diciassette anni. Con Amministrazioni guidate da personaggi diversi e di colore politico diverso; con contratti rinnovati anno per anno, se non ogni sei o tre mesi. Ma sempre con la stessa professionalità e lo stesso impegno. E soprattutto sempre con le stesse preoccupazioni per un futuro indecifrabile, nonostante le tante, ormai logoranti discussioni che noi, Sindacato di tutti i giornalisti siciliani, ci siamo fatti e continuiamo a farci con l’obiettivo di risolvere – o di non risolvere, a questo punto vale la pena di chiederselo – la questione.
Adesso basta. Riteniamo che questi colleghi giornalisti, etichettati ormai da tempo appunto come “precari storici”, abbiano il pieno diritto a non essere più considerati, sbrigativamente e forse con un po’ di disprezzo, “clienti della politica”. E riteniamo, soprattutto, che meritino una volta per tutte, oltre che rispetto, l’impegno concreto di tutto il Sindacato per ottenere il riconoscimento pieno di quegli innegabili, sostanziosi, ampiamente documentabili diritti che hanno acquisito in questi lunghissimi anni nelle PA all’interno delle quali hanno concretamente operato. Riconoscimento che spetta a qualunque altro lavoratore, di qualunque altro settore, che si venga a trovare in una situazione analoga. In questo senso, non vediamo alcuna differenza rispetto ad altre categorie professionali.
Come arrivare a questo riconoscimento? Un provvedimento legislativo concertato, tecnicamente sensato e percorribile, oltre che condiviso dalla maggioranza dei giornalisti siciliani, sarebbe stata senza alcun dubbio la via più breve ed efficace. Ma visto che anche stavolta questo tipo di soluzione non è andata in porto, il Sindacato dovrà adesso, a nostro avviso, assumersi la responsabilità e l’onere di avviare immediatamente una grande e complessa vertenza di lavoro, a tutela di questi colleghi e che abbia come controparte tutte quelle PA siciliane, tante ed importanti, che mantenendo gran parte dei propri addetti stampa per tutti questi anni in condizione di precariato (in molti casi senza neanche applicare correttamente il Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico) hanno senza alcun dubbio violato la normativa regionale e nazionale sugli uffici stampa, continuando a preferire la comoda soluzione degli incarichi a tempo e delle consulenze fiduciarie rinnovabili alla definizione delle piante organiche ed ai concorsi, in pratica a ciò che per legge andava fatto già da tempo.
Non riteniamo, in sostanza, più possibile che, all’interno di questa lunga e logorante questione che ha finora visto protagoniste – in uno scenario di durissime lacerazioni – la politica e i giornalisti, debba continua a restare alla finestra, senza essere chiamata a rispondere del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, quella Pubblica Amministrazione che, salvo rarissimi casi, in Sicilia si è finora rivelata assolutamente inadempiente nei riguardi della normativa e soprattutto dei colleghi.
Altre strade non ce ne sono: o la via legislativa condivisa o quella della grande vertenza, collettiva e caso per caso (le singole situazioni sono chiarissime e già censite dal Sindacato), davanti al giudice del lavoro. E la scelta va fatta subito, prioritariamente, senza indugi: anche quella di definire la posizione dei precari degli uffici stampa - insieme a tutti gli altri, troppi precari che fanno il nostro mestiere - è una doverosa scelta di legalità per il Sindacato, tutto e senza distinzioni, dei giornalisti siciliani. Altrimenti non si capisce il motivo per cui questi colleghi, privi della necessaria tutela e di veri punti di riferimento, dovrebbero continuare a riporre fiducia in questo Sindacato.
Poi i concorsi pubblici - lo abbiamo sempre sostenuto, lo ribadiamo con convinzione anche oggi - vanno fatti, eccome; e soprattutto in maniera trasparente, nel pieno rispetto della normativa. Facendoli precedere da una indispensabile, immediata e attenta rivisitazione dell’attuale decreto (Decreto Barbagallo), oggi ampiamente superato nella forma e nella sostanza, che attribuisce i punteggi nei concorsi per gli uffici stampa stessi. Un decreto che, così com’è oggi strutturato, paradossalmente penalizza, nell’attribuzione dei punteggi, proprio quei giornalisti che prestano da tempo servizio, come addetti stampa, nella Pubblica Amministrazione.

GAETANO PERRICONE
Presidente Gus Sicilia
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Caro presidente Perricone, concordo quanto hai scritto nel tuo documento, ma permettimi una precisazione. Citando una dichiarazione di altra fazione sindacale (gli estremisti dell'etica, quando questa riguarda gli altri...) riporti erroneamente "clienti della politica". Ti sbagli: siamo stati considerati "complici dei politici", che è cosa ben diversa, nel significato semantico oltre che in quello letterale. I nostri (?) vertici del sindacato (?) hanno censurato le dichiarazioni del Coordinamento precari "a caldo", dopo l'impugnativa del Commissario dello Stato. Peccato che non abbiano fatto altrettanto quando i cronisti duri e puri hanno, a mezzo stampa e con grande risalto sull'ANSA, insultato i brutti e sporchi colleghi degli uffici stampa della pubblica amministrazione. Anche l'Ordine ha, opportunamente taciuto. Quella immunità, o impunità, che si contesta ai politici è, invece, largamente diffusa nell'esercizio, arbitrario, dell'attività sindacale. Evidentemente.
Daniele Lo Porto
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Caro Geatano,
E' da molto che non ti scrivo . Non l'ho fatto perché volevo vedere ( già con attese pessimistiche ) come andava a finire la vicenda dei precari degli uffici stampa nella pubblica amministrazione .
Permettimi, caro Gaeatno, anche qui con grande rispetto ed immutato affetto, di dirti che nella tua lettera non dici nulla di nuovo. E sembra tu, presidente, abbia dimenticato le tante discussioni in sede di GUS. E mi chiedo oggi cosa abbimo fatto in questo GUS se abbiamo proclamato tante buone intenzioni dietro cui, è il tuo caso, c'erano , mi accorgo ,tante remore Si parlava in un modo e si pensava in un altro modo.
Caro Gaetano, quando avesti la simpatica idea di coinvolgermi nel GUS ti dissi che a me non interessava la carriera sindacale ma discutere di fatti per puntare a risultati. E ricorderai le mie rimostranze per le troppe discussioni che non approdavano a scelte precise.
Ancora fai il sofista. Ti prego ragioniamo come ci impone il nostro mestiere . Facciamo cronaca, vorrei dire. Se la vicenda è andata come è andata è colpa di parte della nostra categoria. Ed ognuno di noi dovrebbe assumersi la propria responsabilità, proporzionale al proprio ruolo. Nonostante quanto è successo (non è stato il Commissario a deludermi, ma , appunto, la categoria !) , continui a dire le cose che dicevi prima: facciamo i concorsi, la trasparenza...bla, bla, etc. Perché non spieghi dove è la contraddizione fra il fare i concorsi trasparenti e la giustizia per i precari? Non hai mai fatto cenno a questa contraddizione. E non la fai perché...contraddizione non c'è. Qualcuno dovrà spiegarmi perché migliaia di LSU e precari vari hanno diritto, giustamente, ad altro tipo di attenzione ( al di là del momento contingente, politicamente contingente, lo sappiamo tutti ) e 150 giornalisti i non meritano la stessa attenzione.
Caro Gaetano, tu ed altri, avete fatto danno alla categoria ed agli organismi che la rappresentano. Io ed altri colleghi non usciamo dal sindacato dei giornalisti ci sentiamo parte integrante di un mestiere e perché lo riteniamo una istituzione ed uno strumento che è di tutti, al di là dei nomi dei dirigenti pro tempore. E meno male che è così.
Che te ne pare di questa posizione ? Che te ne pare degli interrogativi che si pone un giornalista come me ed tanti altri come me , che per decenni hanno rincorso il miraggio di una cittadinanza piena nella professione ? Non senti, tu ed altri, di avere quanto meno una atteggiamento discutibile per quanto riguarda la difesa degli interessi di chi fa questo mestiere. Come sai a nessuno viene imposto di rappresentare la categoria. E quando non è convinto delle ragioni degli altri ( nel caso del GUS, come sai , la maggioranza dei colleghi si sono impegnati perché precari, ndr) può dirlo con chiarezza. Altre soluzioni ? Vedremo !
Quando arriverò alla età della pensione (non lontanissima) ed ancora non avrò visto nulla di concreto te lo ricorderò questo momento. Se riusciremo a trovare una soluzione ringrazieremo solo chi ci avrà creduto, con i fatti, non con il sindacalese .
Affettuosamente
Carmelo Misuri
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Caro Gaetano,
Condivido in gran parte l’amarezza di Miduri, anche se in realtà io ero molto meno pessimista di lui circa un esito positivo del percorso legislativo individuato, a cui credo come Coordinamento precari avevamo contribuito. Un coordinamento che suo malgrado ha dovuto svolgere un ruolo vicariante dei rappresentanti sindacali della categoria, perché Ordine (ricordate ad agosto le note polemiche del nostro presidente?) sindacato regionale, e perfino quelli che Daniele chiama i cronisti duri e puri alla Lo bianco, tralascio i pubblicisti Barranca e Giacomino, hanno fatto fuoco e fiamme contro ogni ipotesi di stabilizzazione, trincerandosi dietro la pseudo trasparenza, i diritti dei disoccupati ecc ecc. Un tutto questo il Gus che doveva essere un prima fila a guidare la battaglia sindacale, è invece rimasto alla finestra, dando a mio parere un colpo al cerchio e uno alla botte.
Chi come me ha una concezione gerarchica della vita ha tentato un ogni modo un colloquio con i rappresentanti protempore del sindacato, ritenendo di rinviare ogni decisione sui vertici alla battaglia congressuale. Invece questo segretario, nel quale fino all’ultimo avevo confidato nella buona fede, ritenendolo solo strattonato da troppe parti per tenere sulla questione una linea coerente, ha invece dimostrato una posizione de facto contro il centinaio di colleghi precari che erano giunti a un passo dalla stabilizzazione. Non conosco i numeri precisi ma in Sicilia ci sono circa 800 professionisti, di cui tra quotidiani, agenzie, Rai e altro circa la metà hanno un contratto di lavoro. Invece i vertici sindacali si mostrano contrari alla stabilizzazione del 20 per cento dei propri iscritti, stabilizzazione che li porrebbe anche un una posizione di completa autonomia dalla tanto vituperata politica, ( salvo avere loro ben precisi riferimenti di una determinata parte politica, visto che si sono fatti firmare l emendamento dai Ds invece di chiederlo a tutti i gruppi parlamentari, e aver chiesto di parlare a Fleres solo il giorno della discussione in aula). L’esposto al Commissario e stato un atto vile, quando loro stessi avevano presentato l’identico emendamento che hanno poi chiesto di impugnare.
Una posizione che è andata contro gli interessi dell intera categoria (quanti soldi perde l’Inpgi così?) e che, come bene ha intuito la collega Ferlazzo, paventa l ipotesi di comportamento anti sindacale, da denunciare nelle sedi competenti.
Non so come s annuncia il ns futuro, ma non appare roseo, soprattutto per quella quindicina di portavoce degli assessorati reg che ad ottobre, quando la Consulta deciderà sul ricorso della Regione, probabilmente non saranno più al loro posto! E non credo alla vertenza concorsi che tu ipotizzi, che se mai partiranno, serviranno solo a coloro che oggi hanno un contratto e non a precari o disoccupati...
Vito Orlando
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Nel rinnovare la totale fiducia al presidente Perricone, ritengo eccessive e ingenerose le critiche nei suoi confronti.
Credo che in questo momento serva esclusivamente equilibrio e mi sa che qualcuno l'ha perso. Ritorniamo tutti in noi stessi in questa fase così delicata e cerchiamo di fare ciascuno del nostro meglio per portare avanti una vertenza quanto mai difficile, soprattutto senza una chiara tutela dell'Associazione siciliana della stampa.
Ritengo giusto precisare che Perricone ha sempre difeso la posizione di tutti i precari storici, il loro lavoro e i loro diritti. Ricordo a tutti che il Gus è un gruppo di specializzazione e il suo presidente deve essere garante di tutti, non soltanto dei precari; al coordinamento dei precari spetta il compito di farsi sentire come fatto in questi giorni. Noi siamo uniti e compatti e così dobbiamo continuare a dispetto dei nostri sindacalisti, che in modo sprezzante ci hanno definito “improbabili e presunti rappresentanti dei precari”. Loro si dovrebbero vergognare di queste parole che NOI PRECARI NON DIMENTICHEREMO. MAI.
Prego tutti di ritrovare, a ridosso del Natale, quella necessaria e indispensabile serenità per proseguire tutti assieme un cammino irto di difficoltà. Sappiamo tutti che a qualcuno piace far carriera sindacale (e che qualcuno al sindacato deve tanto), ma non a noi che abbiamo attualmente altri problemi e che ancora attendiamo semmai che il sindacato si occupi di noi in modo serio e la grande vertenza a cui faceva riferimento il presidente Perricone è una proposta concreta.
Nella speranza che queste mie parole possano servire a rasserenare tutti, auguro a tutti - NESSUNO ESCLUSO - Buon Natale e Felice 2006

Grazie Roberto Ginex
Coordinatore regionale dei precari della p.A. Sicilia

 

 

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