ELUCUBRAZIONI D'AUTORE
|
INTORNO ALLA "REGIONE SICILIA"
CHI SIAMO! ITALIANI, SICILIANI O SOLTANTO COLONI?
di Santi Correnti
Direttore Onorario dell'Istituto Siciliano Di Cultura Regionale -
Catania
18
febbraio 2001 |
Come tutti sanno (?),
la Sicilia è diventata "Regione a statuto speciale" il 15 maggio 1946,
in altre parole quando l'Italia era ancora un Regno, e non una
Repubblica. Il suo decreto istituzionale non fu firmato da un
Presidente della Repubblica, bensì dal principe Umberto di Savoia,
Luogotenente del Regno d'Italia per il padre Vittorio Emanuele III.
Questa priorità storica della "Regione Siciliana" è dimostrata proprio
dalla sua denominazione che adoperava l'aggettivo "Siciliana", mentre
tutte le altre regioni italiane vengono contrassegnate dal proprio
sostantivo, per questo abbiamo la "Regione Lazio", la "Regione
Puglia", e così via.
Il decreto-legge relativo, approvato il 15 maggio 1946 con la legge n.
455, fu pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana" del 10 giugno 1946. Questo decreto è composto di 41
articoli, di cui, purtroppo, i più importanti e i più determinanti, o
non sono stati mai applicati, oppure sono caduti nel dimenticatoio,
dopo una temporanea applicazione.
È stupefacente costatare come lo Statuto Regionale Siciliano sia stato
progressivamente svuotato di valore e di significato, proprio nelle
sue prerogative. Infatti:
L'art. 25 prescriveva che, in Sicilia, sarebbero state abolite le
province con i loro organi e che al loro posto fossero istituiti i
"Liberi Consorzi di Comuni". Questo articolo non è mai stato applicato
e tutto è rimasto come prima.
L'art. 21 disponeva che il Presidente della Regione Sicilia
partecipasse con il rango di Ministro al Consiglio dei Ministri, con
voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione Sicilia.
Quest'articolo non è stato mai applicato e quando recentemente il
Presidente Giuseppe Provenzano tentò di farlo valere, gli furono
letteralmente chiuse le porte in faccia.
L'art. 24 prevede l'intervento giuridico di un'Alta Corte di
Giustizia, per decidere della costituzionalità delle leggi riguardanti
la Sicilia ed emanate tanto dallo Stato, quanto dalla Regione stessa.
Quest'Alta Corte fu costituita e funzionò per qualche tempo, ma poi
scomparve senza lasciare traccia.
L'art. 31 disponeva che il Presidente della Regione Siciliana fosse il
"Capo della Polizia di Stato nell'ambito della Regione", con il
diritto di decidere la rimozione dei funzionari di polizia in Sicilia
o il loro trasferimento fuori della Sicilia, ma quest'articolo
non è stato mai applicato.
L'art. 38 dispone che lo Stato "verserà annualmente alla Regione
Siciliana, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi
in lavori pubblici". Quest'articolo funzionò per qualche tempo; poi,
non se ne è saputo più nulla.
L'art. 40 dispone l'istituzione per il Banco di Sicilia di Palermo, di
una "Cassa di Compensazione", allo scopo di destinare ai bisogni della
Regione Siciliana le valute estere, provenienti dalle esportazioni
siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei
noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani. Quest'articolo non
è stato mai applicato.
Come si vede, nessuno degli articoli, veramente determinanti per lo
sviluppo e per la vita stessa della REGIONE SICILIA risulta oggi
applicato e lo Statuto Regionale risulta quindi svuotato di reale
efficacia, degradandosi ad inutile e derisorio "pezzo di carta". Ma
c'è di più. Nel suo oltre mezzo secolo di vita, dal 1946 ad oggi, la
"Regione Siciliana a statuto speciale" non è riuscita:
A completare l'autostrada A 20 (Palermo-Messina),
che da oltre trent'anni è interrotta nel notevole tratto che va da
Sant'Agata di Militello (Messina) a Cefalù (Palermo), con gravi disagi
per il turismo e per i trasporti.
A far funzionare il "Casinò di Taormina",
autentico polmone per il turismo e per l'economia siciliana. Questo
Casinò è stato chiuso "per regioni morali, dato che si trattava di
gioco d'azzardo", mentre in Italia funzionano allegramente ben cinque
Casinò: due a Venezia ed uno ciascuno a San Remo, a Saint Vincent e a
Campione d'Italia.
A garantire l'attività autonoma degli istituti bancari
siciliani, che sono stati tutti accorpati, e cioè assorbiti da
istituti bancari del Nord (anche piccole banche locali, anche la
"Banca del Monte S. Agata" di Catania, o la "Cassa di S. Giacomo" di
Caltagirone, o la "Banca Santa Venera" di Acireale). Queste banche
sono diventate tutte filiali del Credito Valtellinese. Se fosse
accaduto il contrario, ci potete scommettere che si sarebbe parlato di
"mafia".
Ad assicurare alla Sicilia, che produce e raffina il 70
percento della benzina italiana, i privilegi fiscali di cui, in
questo campo, gode la Val d'Aosta, che di petrolio non ne produce, né
ne raffina nemmeno una goccia e lascia volentieri l'inquinamento alla
Sicilia.
A creare una "coscienza regionale" in Sicilia,
perché la Sicilia è l'unica regione "a statuto speciale" a non avere
nelle sue scuole elementari e medie l'insegnamento di "Cultura
Regionale". Cioè vale a dire storia, economia, geografia, letteratura
e folklore regionali, che invece esistono, e dal 1958, dalla terza
elementare alla terza media nelle altre quattro regioni "a statuto
speciale", e cioè in Sardegna, in Val d'Aosta, in Trentino-Alto Adige
e in Friuli-Venezia Giulia.
Da quanto ho sopra specificatamente documentato, è sorta in me la
convinzione che la Sicilia non è affatto una regione, ma soltanto una
colonia d'Italia e sarò lieto di essere smentito.
|
|
|