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PECHINO - E' un provvedimento che ha
dell'incredibile, ma che basta a far comprendere quanto la gravità
della situazione sia oramai giunta al limite. Da oggi, infatti, le
autorità cinesi hanno stabilito pene severissime - dalla pena di
morte all'ergastolo - per tutti coloro che vengano trovati a
diffondere "intenzionalmente" il terribile virus della Sars.
Le stesse pesanti pene verranno inoltre applicate a tutti quelli
che si rifiuteranno di sottoporsi alle misure di quarantena. Ciò è
quanto ha stabilito Corte Suprema cinese interpretando leggi già
in vigore sulla prevenzione e cura delle epidemie riguardo coloro
che potrebbe porre in pericolo la sicurezza pubblica e
causare gravi danni personali o la morte di altri cittadini e
danneggiare la proprietà pubblica e privata. Le pene previste
vanno ''dai 10 anni di prigione, all'ergastolo o la pena di morte
".
Quelli che dovessero rifiutare o contravvenire alla quarantena,
rifiutare gli esami medici e le cure, rischiano pene tra i tre ed
i sette anni di reclusione.
Massima severità verrà applicata anche nei confronti di coloro che
si ''approprieranno senza averne il titolo'' di fondi o beni
destinati alla lotta contro la Sars e pertanto potranno subire
condanne fino a sette anni di prigione e queste stesse pene sono
previste per gli impiegati e funzionari statali che ''non fanno il
loro dovere '' oppure ''abusano della loro autorità'' nell'ambito
della lotta contro il virus della polmonite atipica.
L' Oms ha reso noto che la Sars in Canada e' sotto controllo. Da
alcuni giorni, infatti, non sono stati registrati casi di contagio
tra una persone. I dati aggiornati sulle vittime dell'epidemia a
Totonto sono fermi a 33 vittime.
Intanto, dall'area asiatica pervengono brutte nuove: Notizie
sempre meno rassicuranti dall' area asiatica: il bollettino di
ieri ha fatto registrare la morte di altre tre persone ed altri 26
casi di contagio. |