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SARS: IN CINA PENA DI MORTE AGLI "UNTORI"
di Enza Garipoli
15 maggio 2003

PECHINO - E' un provvedimento che ha dell'incredibile, ma che basta a far comprendere quanto la gravità della situazione sia oramai giunta al limite. Da oggi, infatti, le autorità cinesi hanno stabilito pene severissime - dalla pena di morte all'ergastolo - per tutti coloro che vengano trovati a diffondere "intenzionalmente" il terribile virus della Sars.
Le stesse pesanti pene verranno inoltre applicate a tutti quelli che si rifiuteranno di sottoporsi alle misure di quarantena. Ciò è quanto ha stabilito Corte Suprema cinese interpretando leggi già in vigore sulla prevenzione e cura delle epidemie riguardo coloro che potrebbe porre  in pericolo la sicurezza pubblica e causare gravi danni personali o la morte di altri cittadini e danneggiare la proprietà pubblica e privata. Le pene previste vanno ''dai 10 anni di prigione, all'ergastolo o la pena di morte ".
Quelli che dovessero rifiutare o contravvenire alla quarantena, rifiutare gli esami medici e le cure, rischiano pene tra i tre ed i sette anni di reclusione.
Massima severità verrà applicata anche nei confronti di coloro che si ''approprieranno senza averne il titolo'' di fondi o beni destinati alla lotta contro la Sars e pertanto potranno subire condanne fino a sette anni di prigione e queste stesse pene sono previste per gli impiegati e funzionari statali che ''non fanno il loro dovere '' oppure ''abusano della loro autorità'' nell'ambito della lotta contro il virus della polmonite atipica.
L' Oms ha reso noto che la Sars in Canada e' sotto controllo. Da alcuni giorni, infatti, non sono stati registrati casi di contagio tra una persone. I dati aggiornati sulle vittime dell'epidemia a Totonto sono fermi a 33 vittime.
Intanto, dall'area asiatica pervengono brutte nuove:  Notizie sempre meno rassicuranti dall' area asiatica: il bollettino di ieri ha fatto registrare la morte di altre tre persone ed altri 26 casi di contagio.


 

 

 
 
 
 
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