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MILANO - BANCA ANTONVENETA: ARRESTATO GIANPIERO FIORANI
Coinvolti nell'inchiesta sulla scalata alla banca veneta fermati anche l'ex
direttore finanziario di Bpi Boni, l'ex dirigente Spinelli. Mandato di
arresto per Conti e Marmont, gestori del fondo Victoria Eagle. Indagato a
piede libero anche l'imprenditore agricolo Besozzi
13 dicembre 2005
MILANO - Ci sono voluti vari mesi di indagini per l'inchiesta Antonveneta, e
questa sera hanno portato all'arresto dell'ex amministratore delegato
e patron della Bpi Giuseppe Fiorani e dell'ex direttore finanziario
Gianfranco Boni. Un altro dei suoi fedelissimi, Silvano Spinelli è agli
arresti domiciliari. Tutti sono accusati di associazione a delinquere
finalizzata all' appropriazione indebita aggravata, aggiotaggio e falso a
vario titolo.
Nell'ordinanza, firmata dal gip Clementina Forleo, sono citati anche
l'imprenditore agricolo Giuseppe Besozzi, socio storico della Lodi e
presente in tutte le operazioni discusse (Besozzi è indagato a piede libero
per concorso), e Fabio Massimo Conti e Paolo Marmont, gestori del fondo
delle Cayman Victoria and Eagle, uno dei principali azionisti della Bpi
ma in realtà controllato dallo stesso istituto. I due gestori sono accusati
di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e nei loro
confronti sono stati emessi due mandati di cattura. Indagati anche l'
avvocato Ghioldi, fiduciario di una serie di società e conti occulti -
secondo le accuse - su cui venivano fatti confluire dai due gestori i
proventi delle appropriazioni indebite.
L'ex numero uno della Bpi Giampiero Fiorani è stato bloccato nella sua
abitazione di Lodi e portato in carcere assieme a Gianfranco Boni. L'ex
direttore finanziario, nato a Lodi nel 1958 e uomo fidato dell'ex ad, era
uno dei principali artefici delle operazioni interne della banca. Gli
arresti domiciliari sono toccati invece a Silvano Spinelli, che si occupava
di operazioni di carattere riservato per conto dei più importanti clienti
della banca e che deteneva il 50 per cento delle partecipazioni di Liberty,
la società cui faceva capo la villa di Cap San Martin sulla Costa Azzurra,
riconducibile secondo i magistrati all'ex ad.
Fiorani, 46 anni sposato e tre figli, ha un passato da giornalista al
Cittadino di Lodi e sulle pagine dell'Avvenire. L'avventura in banca era
iniziata a 19 anni e la sua carriera culminò nel 1997 con la nomina di
condirettore generale della Banca Popolare di Lodi di cui due anni dopo
ottenne l'incarico di amministratore delegato.
Negli ultimi sei anni il suo istituto è riuscito a raddoppiare le
dimensioni attraverso acquisizioni che gli hanno permesso di passare da 143
sportelli a quasi 1.000. Un processo di espansione costato, a fine 2002,
oltre 3 miliardi di euro e che era culminato con la fallita scalata ad
Antonveneta nel 2005 con una lotta durissima contro gli olandesi di Abn,
condotta accanto a Emilio Gnutti, i fratelli Lonati, Stefano Ricucci e
Danilo Coppola.
La sua ascesa , come quella dei suoi fedelissimi, si è conclusa l'estate
scorsa a seguito della vicenda delle intercettazioni telefoniche che hanno
coinvolto anche il governatore di Bankitalia Antonio Fazio e dopo il
sequestro delle azioni dei concertisti impegnati a scalare la banca
padovana. Il Gip di Milano Clementina Forleo vietò a lui e ai suoi
l'esercizio dei poteri aprendo la strada all'arrivo del direttore generale
Divo Gronchi che ha avviato una profonda opera di pulizia dei conti mentre
la partecipazione in Antonveneta, ancora sotto sequestro, è stata ceduta
alla rivale Abn.
Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti i provvedimenti sono
scattati dopo le dichiarazionmi dell' ex dirigente di Bipielle Suisse Egidio
Menclossi, supertestimone dell' inchiesta e gravemente minacciata,
unitamente ad un altro dirigente di Bipielle Toscana, e dell' imprenditore
milanesi Mario Sechi. a seguito di accertamenti riguardo all'attività in
corso da parte degli indagati. In particolare nel mirino dei magistrati
sarebbero finite alcuni movimenti di denaro sospetti compiute in queste
ultime settimane e riscontrati attraverso controlli incrociati con l'Ufficio
Italiano Cambi.
Per gli inquirenti ci sarebbe anche il sospetto che il gruppo stesse
organizzandosi in vista dell'assemblea del 27-28 gennaio della Bpi,
chiamata ad eleggere un nuovo consiglio di amministrazione, e nella quale
per i pm si stava allungando pericolosamente l'ombra della vecchia gestione.
Prima dell'avvio dell'operazione, l'iscrizione al registro degli indagati
dell'europarlamentare Udc e imprenditore Vito Bonsignore per concorso in
aggiotaggio. La sua società Gefip aveva ricevuto finanziamenti dalla Bpi per
comprare azioni Antonveneta che aveva poi rivenduto realizzando una
plusvalenza a una società di Gnutti.
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