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FAVARA (AG)- Uno sconcertante omicidio di mafia, old way, è
stato portato a segno stamani in un salone di barbiere a Favara in
provincia di Agrigento. La vittima, Carmelo Milioti di 51 anni,
indagato per associazione mafiosa anche in relazione alla latitanza
del boss ora pentito Giovanni Brusca, uno degli stragisti di Capaci,
che venne arrestato in una villetta di via Papillon, al lido di
Cannatello, dove secondo gli inquirenti era coperto dal clan favarese.
Sarebbero stati due i killer che hanno fatto irruzione nella centrale
bottega di via Nunzio Masi, subito dopo hanno fatto fuoco parecchie
volte con un fucile a canne mozzate contro Milioti, che era seduto
sulla classica poltrona, proprio come il noto boss americano
Anastasia, eliminato anche lui mentre si stava facendo rasare. Nessuno
ha visto nulla, neppure il barbiere che era per forza presente
all'esecuzione dell'inerme Milioti. Gli inquirenti lo hanno
interrogato a lungo, ma lui si sarebbe limitati a sostenere di non
avere visto proprio nulla.
E pensare che, molto probabilmente di testimoni ce ne
sarebbero dovuti essere certamente più di uno, infatti il delitto è
stato consumato in una strada che si trova a pochi passi dal
municipio. Ma né i carabinieri e nemmeno gli agenti di polizia sono
riusciti a vincere la reticenza della gente e a trovare almeno un
cittadino disposto ad ammettere di avere assistito alla feroce
esecuzione oppure di avere visto i killer. Nonostante le difficoltà,
le indagini proseguono con il coordinamento del sostituto procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, Luca Venturi.
Milioti, titolare di un'impresa edile poi colpita da un sequestro
giudiziario come l'intero suo patrimonio, era stato arrestato alcuni
anni fa nell'ambito di un'inchiesta su mafia e appalti nella provincia
agrigentina, scaturita anche dalle rivelazioni di Giovanni Brusca, che
lo aveva indicato come un "collettore" della tangente fissa in favore
dei boss di Cosa Nostra imposta alle imprese partecipi del sistema
spartitorio delle commesse pubbliche.
Gli inquirenti ritengono Milioti un personaggio di un certo
spessore nel contesto mafioso agrigentino, e ricordano che anche il
padre e il nonno erano ritenuti molto vicini alla mafia. L'esecuzione
mafiosa di oggi, viene pertanto interpretata come il probabile ritorno
della guerra di mafia e l'interruzione di una sorta di pax che
perdurava ormai da parecchi anni di apparente quiete durante la quale
non erano più stati uccisi esponenti del calibro di Milioti.
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