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CRONACA NERA


FAVARA (AG) - CARMELO MILIOTI ASSASSINATO DAL BARBIERE
COME IN UN VECCHIO FILM DI MAFIA SUI SOLITI BOSS
E, COME AL SOLITO, NESSUNO HA VISTO NULLA E NESSUNO
di Enza Garipoli
  13 agosto 2003


FAVARA (AG)

LA SALA DA BARBA


FAVARA
(AG)- Uno sconcertante omicidio di mafia, old way, è stato portato a segno stamani in un salone di barbiere a Favara in provincia di Agrigento. La vittima, Carmelo Milioti di 51 anni, indagato per associazione mafiosa anche in relazione alla latitanza del boss ora pentito Giovanni Brusca, uno degli stragisti di Capaci, che venne arrestato in una villetta di via Papillon, al lido di Cannatello, dove secondo gli inquirenti era coperto dal clan favarese. Sarebbero stati due i killer che hanno fatto irruzione nella centrale bottega di via Nunzio Masi, subito dopo hanno fatto fuoco parecchie volte con un fucile a canne mozzate contro Milioti, che era seduto sulla classica poltrona, proprio come il noto boss americano Anastasia, eliminato anche lui mentre si stava facendo rasare. Nessuno ha visto nulla, neppure il barbiere che era per forza presente all'esecuzione dell'inerme Milioti. Gli inquirenti lo hanno interrogato a lungo, ma lui si sarebbe limitati a sostenere di non avere visto proprio nulla.
 E pensare che, molto probabilmente di testimoni ce ne sarebbero dovuti essere certamente più di uno, infatti il delitto è stato consumato in una strada che si trova a pochi passi dal municipio. Ma né i carabinieri e nemmeno gli agenti di polizia sono riusciti a vincere la reticenza della gente e a trovare almeno un cittadino disposto ad ammettere di avere assistito alla feroce esecuzione oppure di avere visto i killer. Nonostante le difficoltà, le indagini proseguono con il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, Luca Venturi.
Milioti, titolare di un'impresa edile poi colpita da un sequestro giudiziario come l'intero suo patrimonio, era stato arrestato alcuni anni fa nell'ambito di un'inchiesta su mafia e appalti nella provincia agrigentina, scaturita anche dalle rivelazioni di Giovanni Brusca, che lo aveva indicato come un "collettore" della tangente fissa in favore dei boss di Cosa Nostra imposta alle imprese partecipi del sistema spartitorio delle commesse pubbliche.
 Gli inquirenti ritengono Milioti un personaggio di un certo spessore nel contesto mafioso agrigentino, e ricordano che anche il padre e il nonno erano ritenuti molto vicini alla mafia. L'esecuzione mafiosa di oggi, viene pertanto interpretata come il probabile ritorno della guerra di mafia e l'interruzione di una sorta di pax che perdurava ormai da parecchi anni di apparente quiete durante la quale non erano più stati uccisi esponenti del calibro di Milioti.

 

 

 
 
 
 
 
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