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LE FOIBE: il 10 febbraio ricorre il giorno del ricordo,
istituito due anni fa:
"Giorno del ricordo in
memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle
vicende del confine orientale
di Enza Garipoli
3 febbraio 2006

Beppe Fiorello e Leo Gullotta
i due attori siciliani protagonisti
in una scena de "Il cuore nel pozzo"
mandato in onda dalla Rai lo scorso anno
ROMA -
Il 10 febbraio prossimo, ricorre per la seconda volta in
Italia il giorno del ricordo, istituito con la Legge 92 del
30 marzo 2004: "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle
foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle
vicende del confine orientale.
Lo scopo dell'istituzione del Giorno del Ricordo è quello di "conservare e
rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime
delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati
nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
La terribile pagina di storia a cui fa riferimento il Giorno del Ricordo è
quella che interessò i territori dell'Istria a partire dall'autunno del '43,
subito dopo l'armistizio, fino al 1947, dove furono rastrellate, deportate e
uccise migliaia di persone, per lo più italiani, dai partigiani
dell'esercito di Tito.
L'eccidio ebbe inizio nel 1943, subito dopo l'armistizio, nell'Istria
abbandonata dai soldati italiani e non ancora controllata dai tedeschi,
quando i partigiani slavi gettarono nelle foibe (fosse rocciose profonde
fino a 200 metri) centinaia di cittadini italiani considerati "nemici del
popolo".
Ma fu nel 1945, durante i quaranta giorni dell'occupazione jugoslava,
dall'ingresso di Tito il 1 maggio fino all'arrivo delle truppe anglo -
americane a metà giugno, che la carneficina delle foibe raggiunse l'apice
dell'orrore.
Con inaudita ferocia e mancanza di cristiana pietà, lo sterminio fu condotto senza distinzioni politiche, razziali ed
economiche, seguendo le direttive di Tito che ordinava di eliminare i
fautori del nazionalismo. Furono arrestati fascisti, anti-fascisti e
partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini,
industriali, agricoltori, pescatori, poliziotti e carabinieri, militari e
civili, secondo un disegno che prevedeva l'epurazione attraverso torture,
fucilazioni e infoibamenti.
La persecuzione, soprattutto in quella "terra di nessuno" vicina al confine
sottoposta all'amministrazione jugoslava, la violenza e l'efferatezza delle
esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi,
determinarono l'esodo che nel dopoguerra allontanò quasi tutta la
popolazione italiana dall'Istria.
Sono passati circa sessant'anni, ma ancora non si è in grado di fornire cifre ufficiali relative
ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia e, soprattutto, agli infoibati
(un termine crudo ma calzante) scomparsi nell'autunno del '43 e nella primavera del '45. Non
sono, però, gli zeri in più o in meno a ridurre la portata di questa
tragedia, di cui è importante conoscere le cause e le dinamiche per evitare
che in futuro qualunque essere umano si possa ritrovare protagonista,
vittima o carnefice, di una storia di persecuzione. Il 10 febbraio è un
giorno per ricordare, per raccontare, per capire e condividere la memoria
dopo anni di silenzio.
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......................entra
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